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Curiosity’s New Home

Curiosity’s New Home

These are the first two full-resolution images of the Martian surface from the Navigation cameras on NASA’s Curiosity rover, which are located on the rover’s “head” or mast. The rim of Gale Crater can be seen in the distance beyond the pebbly ground. 

The topography of the rim is very mountainous due to erosion. The ground seen in the middle shows low-relief scarps and plains. The foreground shows two distinct zones of excavation likely carved out by blasts from the rover’s descent stage thrusters. 

Image Credit: NASA/JPL-Caltech

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NASA’s Curiosity Rover Caught in the Act of Landing

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NASA’s Curiosity rover and its parachute were spotted by NASA’s Mars Reconnaissance Orbiter as Curiosity descended to the surface on Aug. 5 PDT (Aug. 6 EDT). Image credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona

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Batteri su meteorite marziano

 Il meteorite ALH84001 fu ritrovato nel 1984 dalla ricercatrice Roberta Score che faceva parte di una spedizione della ANSMET (Antartic Search for Meteorites). ALH84001 fu chiamato così in quanto ritrovato sulle Allan Hills in Antartide; 84 sta per l’anno in cui è stato scoperto e 001 in quanto fu il primo meteorite delle Allan Hill ad essere studiato a Houston.
Roberta Score ricorda così l’avvenimento:
“ La mia prima spedizione.. risale appunto al Dicembre 1984 e sarà ben difficile che la possa dimenticare. Da quasi un mese il nostro gruppo di 7 persone lavorava ai piedi delle colline di Allan Hill ed i risultati fino ad allora raggiunti erano stati eccellenti: basti dire che il nostro bottino superava ormai i 100 nuovi esemplari di meteoriti…lo spettacolo che si apri’ ai nostri occhi quel mezzogiorno del 27 Dicembre’84 era davvero speciale: ci trovammo infatti di fronte ad un incredibile sistema di guglie e colline alte alcuni metri che il gelido vento antartico aveva scolpito nel ghiaccio con un processo non dissimile a quanto succede nei deserti di sabbia. Lo spettacolo era tanto affascinante che ci fermammo un’ora ad esplorare la zona: fu in questa occasione che i miei occhi cascarono su una roccia completamente diversa da tutte quelle che avevamo raccolto finora.”


ALH84001 appena ritrovato aveva un peso approssimativo di 2 kg e misurava 17×9.5×6.5 cm.

L’oggetto era chiaramente un meteorite e dalle analisi effettuate fu stabilito che avesse un’età di 4.5 miliardi di anni. Si credette quindi che fosse una diogenite, ovvero un tipo di meteoriti che si pensa provengano dall’asteroide Vesta, anche se vi era la presenza di carbonati, sostanze non presenti nelle diogeniti.
Ulteriori analisi portarono all’evidenza che vi era la presenza di Ferro altamente ossidato (Fe 3+. Tale ossido non poteva essersi formato in ambienti privi di ossigeno e quindi era da escludere che potesse essere una diogenite. Le analisi si spostarono quindi sui Solfuri e quindi si noto che mentre le diogeniti contengono dei solfuri a bassa ossidazione FeS, ALH84001 conteneva solo FeS2 ovvero solfuro di Ferro ad alto grado di ossidazione.
Solo un’altra categoria di meteoriti presentano un’alta concentrazione di FeS2, ovvero i meteoriti SNC di origine marziana; ALH84001 è quindi probabilmente di origine marziana.
Il Nome SNC deriva dalla località in cui tali meteoriti furono inizialmente ritrovate. I posti erano Shergotty India 1985, Nakhla – Egitto 1911 e Chassigny Francia 1815.
Una caratteristica comune era la loro natura vulcanica ed un’età più recente rispetto ad altri meteoriti.
Questi fattori hanno portato alla conclusione che queste potevano appartenere solo alla Terra, Venere o Marte. Escludendo la Terra e Venere a causa della sua gravità e la presenza di un’atmosfera più’ consistente, il candidato più vicino rimaneva Marte anche per le sue minori dimensioni e minore gravità.
Considerando gli effetti dell’impatto di un corpo celeste sul pianeta, i minerali costituenti i frammenti avrebbero subito un processo di vetrificazione che si accorda con l’altra caratteristica comune delle SNC, ovvero di essere le più vetrificate di tutte quelle conosciute.
Un metodo per datare la formazione vetrosa è quello in cui si misura il gas rilasciato dai frammenti vetrosi riscaldandoli; uno degli isotopi del gas argon ( 40Ar ) è il prodotto del decadimento del potassio 40 ( 40K ) e, nella tecnica di datazione radiometrica, la sua misura è essenziale per stimare l’età di formazione della fase vetrosa e dunque il tempo al quale avvenne l’impatto meteorico che diede origine al meteorite. A seguito dell’analisi si arrivo’ ad una data che portava a 6 miliardi di anni.
La misura ricavata non poteva essere reale. Ma l’anomalia e’ spiegabile se la fase vetrosa conteneva del gas 40Ar all’interno che non era dovuto al solo decadimento del potassio 40. Questo gas poteva essere rimasto intrappolato nella meteorite durante la fase di formazione del vetro, presumibilmente dall’atmosfera del pianeta (o asteroide) da cui venne generato. Successivamente , analizzando gli altri gas intrappolati nel vetro della meteorite, si arrivo’ alla conclusione che la loro composizione era identica a quella presente nell’atmosfera marziana così come dai dati forniti dalle sonde Viking.
In seguito furono effettuate analisi analoghe ad altre SNC ed i risultati confermarono i risultati precedenti. Ciò’ conferma maggiormente che le SNC provengono da Marte a seguito di collisioni di corpi celesti sulla sua superficie.


Il meteorite Alan Hills A81005 rinvenuto in Antartide nel 2001, durante una spedizione finanziata dal “National Science Foundation” e dalla NASA allo scopo di cercare indizi sulle origini del Sistema Solare e la possibile presenza di vita su Marte.

Da altre analisi su ALH84001 è risultata una misurazione di un rapporto Xeno129/Xeno132=2,4, identico a quello dell’atmosfera marziana.
Studi basati su gas nobili come l’Argo, hanno portato alla conclusione che Il distacco del meteorite da Marte sembra essere avvenuto circa 17 milioni di anni fa a seguito dell’impatto di un asteroide con il pianeta.
C’e’ chi sostiene di aver probabilmente individuato anche il cratere.
Considerando che il cratere doveva essere causato da un asteroide che impattò a forte inclinazione, che il territorio dovesse essere molto antico ed inoltre interessato dalla presenza di acqua (a causa della presenza dei carbonati), le indagini hanno portato la ricercatrice Nadine Barlow ad individuare nel cratere di 11,3×9 Km in Hesperia Planitia (12°S e 243° Ovest) il possibile punto di impatto.
Ma i carbonati presenti all’interno di ALH84001 portarono ad altre scoperte.
All’interno di questi , sono state scoperte grosse quantità di idrocarburi aromatici policiclici (PAH).
Questi possono esser derivati dalla decomposizione di molecole organiche , ma anche dalla combustione di prodotti petroliferi (origine terrestre) o addirittura far parte di quella categoria di idrocarburi che sono stati ritrovati anche nelle polveri cosmiche.


I due crateri candidati come luogo di origine di ALH84001
Ulteriori ricerche effettuate da E.K.Gibson e Kathie L. Thomas-Keprta sui carbonati portarono alla scoperta di strutture ovoidali allungate fino ad ora mai riscontrate in altri meteoriti e che assomigliano moltissimo a batteri fossili.

  

Attualmente vi sono varie diatribe tra i sostenitori della presenza dei batteri fossili e chi invece sostiene che si tratta di un artefatto e che ciò che sembrano essere colonie di batteri altro non siano che lamelle di cristalli di pirosseno (la base mineralogica del meteorite) il cui orientamento potrebbe essere collegato a qualcuno dei tanti fenomeni di shock da impatto subiti dal meteorite durante la sua storia geologica (J.P. Bradley Georgia Institute of Technology).
Le prove a sostegno che si tratti di batteri fossili sembrano più’ consistenti , dato che sembra siano stati riscontrati frammenti di una pellicola carboniosa all’interno di parecchi granuli di carbonati. E sulla Terra pellicole di questo tipo, denominate Biofilm, sono secrezioni tipiche del metabolismo batterico.


 

A conferma di ciò che si è detto il sito americano specializzato in attività spaziali Spaceflight Now ha riportato la notizia, in via di pubblicazione sulla rivista scientifica Geochimica et Cosmochimica Acta, secondo la quale “il meteorite scoperto in Antartide nel 1992, che pare essersi staccato da Marte a causa dell’impatto con un asteroide e, dopo aver gironzolato per l’universo all’incirca sedici milioni di anni, , ha colpito la Terra tredicimila anni fa,avrebbe tracce fossili di microrganismi vissuti sul pianeta rosso “.

A fare l’importante scoperta è stato il gruppo coordinato da Kathie Thomas Keprta del Johnson Space Center della Nasa che, grazie a un microscopio elettronico ad alta risoluzione, ha analizzato i dischi di carbonato e i piccolissimi cristalli di magnetite presenti all’interno del meteorite. I batteri fossili sono racchiusi in cristalli di magnetite, prodotti dagli stessi batteri.


“È una prova molto forte di vita su Marte,” dice David Mackay del Nasa Johnson Space Center, che è stato tra i primi a studiare il meteorite al tempo della sua scoperta nel 1984. In base a quanto riportato dal sito Spaceflight Now, la Nasa parlerà dell’importante scoperta nei prossimi giorni. E guardando con attenzione le foto dei batteri, sembrerebbero anche di colore verde…

    

  

 

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Marte,il nulla a perdita d’occhio.

Un oceano di sabbia e rocce.Questo è ciò che ha trovato Phoenix al suo arrivo su Marte.Il panorama angosciante e desolato è , in realtà, la combinazione tra le circa 400 fotografie scattate dal rover nei primi giorni dopo l'”atterraggio”.Sono stati usati tre diversi filtri per ricostruire l’immagine così come la vediamo.Forse è proprio il nulla senza interruzione,il sapere che nessuna forma di vita, apparentemente ,risiede sul pianeta,che rende Marte così affascinante e coinvolgente.

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Spirit continua (anche se con difficoltà) l’avventura.

Passato l’entusiasmo iniziale, pochi adesso ricordano i due rover che vagano, soli come nessuno. nelle desolate pianure marziane.Nonostante questo disinteresse ,endemico della razza umana in ogni situazione, anche strabiliante, che  si protrae, però, nel tempo,Spirit ed Opportunity continuano la loro avventura extraterrestre.Spirit,ad esempio, si sta muovendo con la ruota anteriore destra bloccata e, riprendendo le proprie tracce lasciate sul suolo di Marte, ha evidenziato una composizione del terreno che risulta luminosissima se colpita dalla luce solare.Questa peculiarità del suolo,dopo opportune analisi,si è scoperto che è dovuta alla alta concentrazione di zolfo e silicio che,una volta di più,dimostrano la presenza, nel passato, di acqua in questo sito. Si nota il bordo dell’ “Home Plate”,il bassopiano percorso dal rover,sul lato destro dell’immagine e l’ “Husband Hill” sul lato sinistro all’orizzonte.La foto è del 1861° giorno marziano,o sol,dall’inizio della missione, cioè il 28 marzo 2009.

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Marte.Diavoli di polvere vicino a Phoenix

Questa serie di immagini mostrano il passaggio di diversi diavoli di polvere vicino al Phoenix Mars Lander della Nasa. Queste foto sono state prese dalla sonda con la Stereo Imager (SSI) il 137°giorno Marziano, o sol, della missione ( 13 Ottobre, 2008).
Queste immagini sono state scattate ogni 50 secondi e mostrano la formazione e la circolazione di diavoli di polvere per quasi un’ora.Gli scenziati del Phoenix cercano ancora di capire con esattezza a che distanza dal Lander questi diavoli di polvere si sono formati, ma stimano che siano stati a circa 1/2 km di distanza. La missione di Phoenix è condotta dall’ University of Arizona,di Tucson, per conto della NASA.

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Phoenix si addormenta in mezzo alla polvere.

Quella che vediamo è una turbolenza dovuta a nuvole di polvere e ghiaccio che passano velocemente sulla  superficie del pianeta rosso ripresa dalla fotocamera Stereo Imager (SSI) del  Phoenix Mars Lander in una serie di immagini scattate il 132°giorno marziano  della missione (7 Ottobre, 2008). Le immagini mostrano l’aumento dell’ attività della  tempesta e l’alta probabilità di caduta di neve marziana.
Il Phoenix si è disattivato per mancanza di energia solare dovuta proprio ad una riduzione della luce causata dalle pesanti tempeste di polvere verificatesi nella zona . L’ultima comunicazione  dal lander è avvenuta il 2 Novembre, 2008.
La missione di Phoenix è condotta dalla University of Arizona, Tucson, per conto della NASA. Il progetto di gestione della missione è guidata dalla NASA’s Jet Propulsion Laboratory, Pasadena, California, e lo sviluppo spaziale è curato dal Lockheed Martin Space Systems, Denver.

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Panorama di Marte

 Panorama di Marte

Questa foto mostra la vista panoramica che  Opportunity (il rover esploratore di Marte della Nasa) ha “visto”  durante le cinque settimane trascorse nel mese di novembre e dicembre 2008, mentre il sole era quasi direttamente tra Marte e la Terra.
Opportunity si avvicina il quinto anniversario del suo sbarco su Marte, la missione era stata inizialmente programmata per durare tre mesi. Rover è atterrato sul pianeta rosso il 24 Gennaio, 2004.
Opportunity si è ha spinto circa 2 Km dal cratere Victoria ed è uscito il Sol 1634 ( 28 Agosto, 2008)  nel punto in cui è stato preso questo panorama, aveva raggiunto una posizione di circa sei decimi di un miglio a sud-ovest del cratere della sponda meridionale.
Adesso si trova ad una distanza di circa 11 Km dal cratere Endeavour , che è più di 20 volte  più grande del cratere Victoria, studiato dal rover per circa due anni. Sulla strada verso  Endeavour Opportunity esaminerà le rocce della superficie.  Il rover ha utilizzato lo Spettrometro sul suo braccio robotico per esaminare l’ammasso roccioso informalmente chiamato “Santorini”, una roccia scura di circa 7 centimetri di lunghezza,  l’ispezione indica che probabilmente si tratta di un meteorite. La roccia in questione è troppo vicino alla macchina per essere visibile in questo panorama.
Opportunity ha di nuovo iniziato il suo viaggio il Sol 1748 ( 23 Dicembre, 2008). Una piccola macchina che attraversa un mare di sabbia
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Tramonto su Marte

Il 19 maggio 2005 il Rover della NASA Spirit ha catturato questa stupenda immagine del Sole che sta scomparendo  al di sotto del bordo del cratere Gusev su Marte. Questa foto panoramica  (Pancam) è in realtà un mosaico ed è stata presa circa alle 6:07 di sera del 489 giorno marziano, o sol, del Rover. A Spirit è stato comandato di rimanere sveglio brevemente dopo l’invio dei dati  alla sonda orbitale Mars Odyssey appena prima del tramonto. Questo piccolo panorama del cielo occidentale è stato ottenuto utilizzando una Pancam’s 750-nm, 530-nm e 430 nm-con filtro di colore. Questo filtro permette una combinazione di false immagini a colori  che sono simili a ciò che un umano vedrebbe, ma con i colori leggermente esagerati. Poiché Marte è più lontano dal Sole rispetto alla Terra, il Sole stesso è solo  i due terzi delle dimensioni che ci appare in un tramonto visto dalla Terra. Il terreno in primo piano è la roccia a sperone “Jibsheet”,   che   Spirit ha  analizzato per diverse settimane ( le tracce del rover sono debolmente visibili fino al Jibsheet). Il pavimento del cratere Gusev è visibile in lontananza, e il Sole tramonta dietro la sua parete a circa 80 km  in lontananza.

Questo mosaico è l’ennesimo esempio di una  scena sublime dal suolo marziano ed inoltre porta anche all’acquisizione di alcune importanti informazioni scientifiche. In particolare,le immagini del tramonto e del crepuscolo  sono acquisite dalle squadre scientifiche per determinare come dell’ atmosfera marziana la polvere e le nubi di ghiaccio siano parte integrante. Altre immagini hanno dimostrato che il bagliore del crepuscolo rimane visibile per un massimo di due ore prima dell’alba e dopo il tramonto. Il lungo crepuscolo marziano (rispetto a quello della Terra) è causato dal riflesso della luce solare che colpisce  la polvere in alta quota dispersa nel lato notturno del pianeta.I tramonti marziani sono simili alle albe ed ai tramonti che a volte si verificano sulla Terra quando piccoli granelli di polvere  sono proiettati da potenti eruzioni vulcaniche nell’atmosfera.Questa immagine è risultata la più votata dai visitatori del sito della Nasa.

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Acqua su Marte

Questa immagine di scavo spedita da Phoenix è servita agli scienzati della Nasa per affermare che su Marte c’è ghiaccio d’acqua.Possiamo notare che rispetto alla fotografia di sol  (giorno marziano) 20 in quella di sol 24 la sostanza bianca è diminuita per effetto dell’evaporazione.L’unico elemento che può vaporizzare in queste condizioni di pressione e temperatura è il ghiaccio d’acqua.Ciò apre nuovi orizzonti  alla missione di Phoenix che ,alla luce di questa conferma,giustifica la ricerca di vita a livello microbico sul pianeta rosso.

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