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Lago Bernardo (Grosseto 1642)

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Archivio di Stato di Siena. Quattro Conservatori 1723. “Accesso d’Istia per la terminazione de beni con la comunità e spedale di detto luogo fatto dal Sig. Francesco del già Sig. Grancesco Piccolomini”. Anno 1642
«Lago Bennardo. Gode ancora il Vescovado un laghetto chiamato il Lago Bennardo quale confina con la corte di Grosseto, et con la corte d’Istia si ci pigliano delle tinche, et de lucci al tempo della quadragesima, et qualche anguilla, et scarpita. Non si cava anco da questi intrata alcuna solamente da tanto pesce che basta alla casa la Quaresima».

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Chi percorre la strada statale Aurelia nel nuovo tratto a 4 corsie verso Livorno, proprio di fronte all’uscita Grosseto est, noterà, sulla sua destra, una conca naturale che si allunga verso Istia d’Ombrone;questo è ciò che resta di un piccolo specchio d’acqua che si trovava fra la stessa Istia e Grosseto, poco a nord di Sterpeto, completamente prosciugato con i lavori di bonifica del secolo XX.L’evidente depressione del suolo è appunto la traccia rimasta del suo alveo, di forma circolare, dal quale nasceva il fosso Molla,che si dirigeva poi verso il Lago di Castiglioni.Era il Lago Bernardo, per quanto documentato solo dal secolo XII.
Nel 1642, il Lago Bernardo era in grado di fornire soltanto una modesta quantità di pesce e ciò testimonia lo stato di degrado cui era giunto rispetto alla sua originaria caratteristica di lago -seppur piccolo – pescosissimo. Tale infatti lo definisce ancora un documento del 1468, che, chiamandolo «Lago d’Istia», lo annovera fra i luoghi ove la repubblica di Siena avrebbe potuto approvvigionarsi convenientemente di pesce. Alla caratteristica della pescosità delle sue acque accenna anche il più antico documento pervenutoci che si riferisca al sito, il privilegio di papa Clemente III del 1188, che riconosce l’appartenenza del lago alla chiesa grossetana. La sponda meridionale del lago fa parte della linea di confine fra i territori di Istia e di Grosseto descritta da una carta del 1262.
Le condizioni ambientali che lo consentono, però, vengono radicalmente mutate a causa della mancata cura dell’alveo del lago – come testimonia anche la sua diminuita pescosità documentata nel 1642 – e del suo emissario, il fosso Molla, che anzi divengono fra i principali fattori determinanti il generale degrado del sistema idraulico della pianura grossetana. Ne è testimone Leonardo Ximenes, che progettò e realizzò lavori per il prosciugamento del lago ed il recupero alle colture agricole delle terre circostanti.Il lago Bernardo non era l’unico della zona,infatti numerosi specchi d’acqua erano presenti fra Roselle ed Istia e questo spiega il nome della strada che unisce le due frazioni di Grosseto.”Strada dei Laghi” altrimenti senza senso alcuno.

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Archivio di Stato di Firenze, Mediceo, f. 2029, c. 706. Disegno raffigurante Grosseto e l’area limitrofa fino al Lago del Vescovo (il Lago Bernardo) allegato a: “Relazioni e notizie di lavori di bonifica fatti nella pianura di Grosseto, negli anni 1689-1707”, senza firma.
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La Bella Antiglia e la carrozza d’oro

Tra i personaggi che animano le leggende maremmane uno dei più contesi è la Bell’Antiglia.Il racconto più radicato nella tradizione orale è quello che si svolge a Sovana dove la regina etrusca Antiglia bellissima,illuminata e intelligente era amata e stimata dai propri sudditi.La sovrana era ossessionata dalla convinzione di essere dimenticata dopo la propria morte e ,cercando il modo per rendere eterna la propria memoria ,giunse alla conclusione che non vi era strada più sicura che far leva su uno dei principali motivi di interesse dell’uomo: il desiderio di ricchezza.
Incaricò pertanto i più celebri orafi di realizzare una carrozza d’oro tirata da quattro cavalli dorati anch’essi. Di un simile scrigno splendente ne avrebbe fatto la sua tomba. Una volta creata, la carrozza fu esposta per un po’ di tempo al pubblico. Quando ormai tutti avevano avuto la possibilità di ammirare la fulgida bellezza di un tale insolito capolavoro e la sua fama aveva superato i confini del reame,fu fatta scomparire come d’incanto.La Regina ordinò poi di essere seppellita ,alla sua morte,con la carrozza e i quattro cavalli d’oro in un luogo segreto. Per generazioni sono state tramandate mappe e notizie riguardo al luogo mai scovato di sepoltura ,dai cunicoli sotterranei di Sovana, al passaggio segreto che conduceva fuori della città verso l’Elmo e Montebuono, sino a Saturnia, Montemerano e in numerose altre località della zona tutt’oggi si ricerca il monumento dorato.Così che dopo tanti secoli il ricordo di Antiglia è ancora vivo, proprio come lei voleva. In Maremma è d’uso ancora dire : “Quello/Quella è come la carrozza di Antiglia, tutti la cercano e nessuno se la piglia”.  

La leggenda in questi termini è stata narrata anche in un film documentario sulle saghe toscane, “Mistery Tuscany”, film scritto, diretto e prodotto da Pantaleone Megna e Andrea Migno. Questa storia ,come detto,non è l’unica che vede la Bella Antiglia protagonista;lo stesso avvenimento,con poche variazioni,salvo la locazione,si trova nelle storie da focolare di Sorano,mentre,in un altro svolgimento della storia,la regina di Sovana si innamora di un guerriero che si sacrifica per difendere,senza successo,la città dell’amata.Antiglia,persa ogni cosa,prepara il suo suicidio, non prima di aver fatto costruire la solita carrozza d’oro nella quale farsi seppellire,ed utile,in questo caso,per attraversare velocemente il regno delle ombre e riunirsi all’amato.Un’altra leggenda lega la bella Antiglia ad una città scomparsa:Ginevra. Santa Caterina,paese vicino a Roccalbegna,un tempo non esisteva, ma poco lontano sorgeva la città di Ginevra, grande e potente. Vi regnava una regina bellissima, detta (ancora una volta)la Bella Antiglia, che s’insuperbì al punto di credersi una dea per cui s’attirò l’ira divina: Ginevra fu sommersa in un attimo da una frana che non ne lasciò traccia. Nei luoghi dove le rovine sono sommerse si sentirebbero a volte affiorare voci, grida d’una piazza col mercato, muggiti, rumore di zoccoli e di ruote sul selciato,il cantare di un gallo, suonare una campana, addirittura il muoversi di una gatta coi suoi micini d’oro. Secondo questa versione è in quel punto, sotto terra, che si celerebbe il nascondiglio dell’introvabile Bella Antiglia, (una fanciulla d’ oro su una carrozza d’oro, appunto). Una variante del vecchio detto prima citato,rammenta :“labella Antiglia, tutti la cercano e nessuno la piglia”. Sembra che il tesoro,anche in queste zone, fosse stato cercato da molti, che giunsero addirittura ad abbattere grandi querce e sradicarne le radici, nella speranza del ritrovamento. I pochi sopravvissuti alla slavina non vollero più abitare quel luogo di sventura e costruirono le proprie case nei propri terreni sparsi intorno al vecchio abitato. Sarebbero così, secondo il testo leggendario, sorti i primi borghi, come Case Rossi,I Casini, le Campane, o La Croce.

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