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Curiosity’s New Home

Curiosity’s New Home

These are the first two full-resolution images of the Martian surface from the Navigation cameras on NASA’s Curiosity rover, which are located on the rover’s “head” or mast. The rim of Gale Crater can be seen in the distance beyond the pebbly ground. 

The topography of the rim is very mountainous due to erosion. The ground seen in the middle shows low-relief scarps and plains. The foreground shows two distinct zones of excavation likely carved out by blasts from the rover’s descent stage thrusters. 

Image Credit: NASA/JPL-Caltech

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NASA’s Curiosity Rover Caught in the Act of Landing

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NASA’s Curiosity rover and its parachute were spotted by NASA’s Mars Reconnaissance Orbiter as Curiosity descended to the surface on Aug. 5 PDT (Aug. 6 EDT). Image credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona

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Voyager 1 at the Final Frontier

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For nearly 35 years, NASA’s Voyager 1 probe has been hurtling toward the edge of the solar system, flying through the dark void on a mission unlike anything attempted before. One day, mission controllers hope, Voyager 1 will leave the solar system behind and enter the realm of the stars—interstellar space.

That day may be upon us.

“The latest data from Voyager 1 indicate that we are clearly in a new region where things are changing quickly,” says Ed Stone, Voyager project scientist at the California Institute of Technology in Pasadena. This is very exciting. We are approaching the solar system’s final frontier.”

The “frontier” he’s referring to is the edge of the heliosphere, a great magnetic bubble that surrounds the sun and planets. The heliosphere is the sun’s own magnetic field inflated to gargantuan proportions by the solar wind. Inside lies the solar system—“home.” Outside lies interstellar space, where no spacecraft has gone before.

A telltale sign of the frontier’s approach is the number of cosmic rays hitting Voyager 1. Cosmic rays are high energy particles such as protons and helium nuclei accelerated to near-light speed by distant supernovas and black holes. The heliosphere protects the solar system from these subatomic bullets, deflecting and slowing many of them before they can reach the inner planets.

As Voyager approaches the frontier, the number of cosmic rays has gone up.

“From January 2009 to January 2012, there had been a gradual increase of about 25 percent in the amount of galactic cosmic rays Voyager was encountering,” says Stone.

“More recently, however, we have seen a very rapid escalation in that part of the energy spectrum. Beginning on May 7, 2012, the cosmic ray hits have increased five percent in a week and nine percent in a month.”

The sharp increase means that Voyager 1 could be on the verge of a breakthrough 18 billion kilometers from Earth.

When Voyager 1 actually exits the heliosphere, researchers expect to see other changes as well. For one thing, energetic particles from the sun will become scarce as the spacecraft leaves the heliosphere behind. Also, the magnetic field around Voyager 1 will change direction from that of the sun’s magnetic field to that of the new and unexplored magnetism of interstellar space.

So far, neither of these things has happened. Nevertheless, the sudden increase in cosmic rays suggests it might not be long.

Meanwhile, Voyager 2 is making its own dash for the stars, but because of its slower pace lags a few billion kilometers behind Voyager 1. Both spacecraft remain in good health.

“When the Voyagers launched in 1977, the Space Age was all of 20 years old,” says Stone. “Many of us on the team dreamed of reaching interstellar space, but we really had no way of knowing how long a journey it would be — or if these two vehicles that we invested so much time and energy in would operate long enough to reach it. “

As the Space Age nears the 55-year mark, there is little doubt: The Voyagers are going the distance.

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Kepler e Venere

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Monolite misterioso su Marte

Alcuni astronomi amatoriali hanno scoperto un oggetto veramente intrigante che si trova sulla superficie di Marte. La struttura , che si trova anche nelle immagini NASA del Pianeta Rosso, è ,in apparenza ,perfettamente rettangolare ed ha una sorprendente somiglianza con i monoliti piantati sulla Terra e la Luna dagli alieni nel classico film di fantascienza “2001:. Odissea nello spazio”.

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Galassie Antennae ( NGC4038/4039 C60/61)

Questa è un immagine delle galassie Antennae che si stanno fondendo nel corso di una immane collisione, nella quale si formeranno miliardi di stelle, le più luminose e compatte regioni dove nascono queste stelle sono chiamate ammassi di super-stelle (super star clusters).Le due spirali hanno iniziato a interagire qualche centinaio di milioni di anni fa, rendendo le Antennae uno degli esempi più vicini e più giovani di fusione tra galassie . Quasi la metà degli oggetti che brillano debolmente nell’immagine sono giovani ammassi contenenti decine di migliaia di stelle. Le macchie arancioni a sinistra ,a destra e al centro sono i due nuclei delle galassie originali che sono costituiti principalmente da stelle antiche e sono attraversati da filamenti di polvere marrone. Le due galassie sono costellate di zone di formazione stellare di un blu brillante circondate da gas idrogeno incandescente, che appare in rosa.
La nuova immagine consente agli astronomi di distinguere meglio tra le stelle esistenti e gli ammassi di super- stelleche si sono create nella collisione delle due galassie a spirale.Datando i clusters (o ammassi stellari) nell’immagine, gli astronomi hanno scoperto che solo il 10 per cento dei grappoli appena formati nelle Antennae sopravviverà oltre i primi 10 milioni di anni. La stragrande maggioranza dei super-ammassi stellari che si formano durante questa interazione si disperderanno, e le singole stelle andranno a far parte del fondo delle galassie. Si ritiene tuttavia che circa un centinaio degli ammassi più grandi sopravviverà per formare regolari ammassi globulari, simili a quelli che si trovano nella nostra galassia Via Lattea. Le galassie Antennae prendono il nome dalle lunghe antenne, come “braccia” che si estendono lontano dai nuclei delle due galassie, notate molto meglio dai telescopi terrestri. Queste “code a onda” si sono formate durante il primo incontro/scontro delle galassie circa 200/300 milioni di anni fa. Questo quadro ci da un’anteprima di ciò che potrà accadere quando la nostra Via Lattea si scontrerà con la vicina galassia di Andromeda tra diversi miliardi di anni.

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Galassia UFO (NGC 2638)

Il telescopio spaziale NASA ed ESA “Hubble” ha scovato la galassia “Ufo”,infatti NGC 2638,vista di taglio,è una spirale e ciò gli dà la classica forma di una nave spaziale appena uscita da un film di fantascienza.Il nome è venuto in mente agli astronomi del planetario ed osservatorio “Astronaut Memorial” situato a Cocoa in Florida.
Mentre la visione a volo d’uccello ci fa vedere la struttura in dettaglio di una galassia (come ad esempio questa immagine di Hubble che mostra una spirale barrata), un vista laterale ha i suoi vantaggi . Dà,ad esempio, agli astronomi, la grande opportunità di vedere i delicati tentacoli di polvere dei bracci a spirale che contrastano con la foschia dorata del nucleo della galassia, gruppi di giovani brillanti stelle blu brillare sparsi per tutto il disco, la mappatura delle regioni di formazione stellare della galassia.
Forse, sorprendentemente, la vista laterale delle galassie come questa, non impedisce agli astronomi di capire le loro strutture. Gli studi sulle proprietà della luce proveniente da NGC 2683 suggeriscono che si tratta di una galassia spirale barrata(“spirale barrata”significa che il nucleo presenta due prolungamenti di stelle che ricordano una barra), anche se l’angolo della visuale non ci permette di vederlo direttamente.
Questa immagine è prodotta con due campi di luce,sia visibile che infrarossa, dalla Advanced Camera for Surveys di Hubble. La stretta striscia che appare leggermente sfocata e attraversa l’immagine in orizzontale è il risultato di un divario tra rivelatori di Hubble. Questa striscia è stato completata con immagini delle osservazioni della galassia fatta da telescopi terrestri, che mostrano molti meno dettagli.

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Messier 9

 

Il telescopio spaziale Hubble ha prodotto l’immagine più dettagliata finora realizzata di Messier 9, un ammasso stellare globulare situato vicino al centro della galassia. La luminosità di questa palla fatta di stelle è troppo debole per essere vista ad occhio nudo, ma Hubble riesce a scorgere le oltre 250.000 singole stelle che ci brillano.
Messier 9, nella foto, è un ammasso globulare, uno sciame di forma quasi sferica, di stelle che si trova a circa 25.000 anni luce dalla Terra, vicino al centro della Via Lattea, così vicino che le forze gravitazionali del centro galattico lo deformano leggermente.
Gli ammassi globulari ospitano alcune delle stelle più vecchie della nostra galassia, nata quando l’universo aveva solo una piccola frazione della sua età attuale. Oltre ad essere molto più antiche del sole – circa il doppio della sua età – le stelle di Messier 9 hanno anche una composizione molto diversa, e sono arricchite da meno elementi pesanti rispetto al sole.In particolare, elementi cruciali per la vita sulla Terra, come l’ossigeno,il carbonio e il ferro che costituisce nucleo del nostro pianeta, sono molto scarsi in Messier 9 e negli ammassi stellari simili. Questa diversità è causata dal fatto che gli elementi più pesanti dell’universo si sono formati gradualmente nei nuclei delle stelle, e durante le esplosioni delle supernova.Quando le stelle di Messier 9 si sono formate, si sono registrati volumi molto inferiori di questi elementi.L’immagine di Hubble mostra chiaramente i diversi colori delle stelle. Il colore di una stella è direttamente collegato alla sua temperatura e, al contrario di quello che forse potremmo pensare, le rosse sono più fredde, e le blu sono più calde. L’ampia gamma di temperature stellari è chiaramente visualizzata dall’ampia tavolozza di colori visibili in questa immagine.

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Cuore di tenebra

Alcune delle polveri  più fredde e scure dello spazio brillano in questa immagine a raggi infrarossi dall’Osservatorio Herschel, una missione ESA con la partecipazione dalla NASA. L’immagine è  composta dalla luce catturata simultaneamente da due dei tre strumenti di Herschel:la fotocamera di matrice photodetector e lo spettrofotometro con il suo ricevitore di immagini spettrali e fotometriche.L’immagine rivela una fredda e turbolenta regione dove il materiale comincia appena a comprimersi per creare nuove stelle. Esso è situato sul piano della nostra galassia,la via lattea, 60 gradi dal centro.

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La formazione delle stelle

Cefeo B, è una nube molecolare che si trova nella nostra Via Lattea a circa 2.400anni luce dalla terra e fornisce un modello eccellente per determinare come siformano le stelle. Questa immagine composita di Cefeo B, combina dati dell’Osservatorio Chandra a raggi x, con quelli del telescopio spaziale Spitzer.Una nube molecolare è una regione contenente gas interstellare e polvere, utili allaformazione della galassia stessa e contiene prevalentemente idrogeno molecolare. I dati di Spitzer, in rosso, verde e blu, mostrano la nube molecolare (nella parte inferiore dell’immagine) con le stelle più giovani ed intorno a Cefeo B, i dati in violetto, di Chandra, mostrano un gruppo di stelle giovanissime.Le osservazioni di Chandra hanno consentito agli astronomi di estrapolare giovani stelle dall’interno e vicino a Cefeo B, identificate dalla loro forte emissione di raggi X. I dati di Spitzer hanno dimostrato che le giovani stelle si dispongono formando  dei cosiddetti dischi circumstellari . Tali dischi esistono solo nei sistemi molto giovani, dove i pianeti si stanno ancora formando, cosicchè la loro presenza da indizi sull’età di un sistema di stelle.
Un nuovo studio suggerisce che la formazione di stelle, in Cefeo B, principalmente viene attivata da radiazioni provenienti da una brillante e massiccia stella (HD217086) all’esterno la nube molecolare.

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