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Oreopithecus Bambolii,l’Ominide del Baccinello

Nell’estate del 1958 (Il 2 agosto) accadde un fatto che sconvolse la realtà di un piccolo paese vicino a Grosseto.A 200 metri di profondità in una miniera di lignite a Baccinello fu scoperto uno scheletro di ominide preistorico sul soffitto di una galleria.Altri reperti fossili erano stati ritrovati dai minatori nel tempo:coccodrilli,tartarughe,erbivori,roditori, in quello che era stato,tra i 9 e i 6 milioni di anni prima, il fondo di una laguna,ma mai era stata fatta una scoperta così sensazionale .                                                                                                                                                                   Immagine Fu avvertito immediatamente il professor Hurzeler che accorse con il suo assistente Lorenz per analizzare il fossile.Era lo scheletro di un Oreopithecus Bambolii,nome motivato dal primo ritrovamento avvenuto nel 1870 sul Monte Bamboli vicino a Massa Marittima.Altri resti di questa scimmia caudata sono stati trovati sulle colline metallifere nei pressi di Ribolla e Montemassi. Immagine                                                        L’Oreopithecus aveva un’andatura bipede e notevoli capacità di manipolazione e pur non essendo imparentato con l’uomo,ne rappresenta un lontanissimo avo estintosi 6 milioni di anni fa ,cioè 2 milioni di anni prima che comparisse l’Australopiotecus in Africa.Sono state la posizione eretta e la manualità che hanno permesso a questo ominide di sopravvivere per tre milioni di anni ai tremendi sconvolgimenti climatici avvenuti 9 milioni di anni fa in Europa.Immagine                                         I minatori che effettuarono il ritrovamento chiamarono l’Oreopithecus Sandrone,e con questo nome è conosciuto al Baccinello e in Maremma.

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Nabta Playa

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Nabta Playa è situato circa 800 chilometri a sud della moderna Cairo e circa 100 chilometri a ovest di Abu Simbel nell’ Egitto meridionale , vicino al confine egiziano – sudanese .I reperti archeologici rinvenuti nel luogo, indicano che l’occupazione umana nella regione risale ad almeno il 10 °/8 ° millennio a.C. Fred Wendorf scopritore del sito, e l’etno-linguista Christopher Ehret hanno suggerito che le persone che occupavano questa zona a quel
tempo erano pastori di bestiame,utilizzavano pettini in osso di pesce e creavano ceramiche elaborate,ornate da soggetti dipinti e complicati, che appartengono ad una lavorazione fortemente associata a quella utilizzata nella parte meridionale del Sahara;la prima ceramica a Nabta Playa è datata tra il 9.800 e l’8.000 a.C., almeno 1500 anni prima della comparsa della coltivazione e il conseguente sedentarismo. A Nabta sono state rinvenuti piatti, strutture tombali ed un certo numero di lastre e megaliti rovesciati disposti su di una circonferenza

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Infatti nel 5 ° millennio a.C. questi popoli hanno creato uno dei dispositivi astronomici più antichi conosciuti al mondo ( più o meno contemporaneo al circolo Goseck in Germania):un piccolo cerchio di pietre che ricorda e precede Stonehenge (2600 aC ) , e altri siti preistorici simili, di circa 1000 di anni. Le ricerche suggeriscono che potrebbe essere stato un calendario preistorico che avrebbe segnato con una certa precisione il solstizio d’estate .Gli archeologi ritengono che il popolo Nabta Playa possa essere stato il precursore delle grandi civiltà che si sono sviluppate nelle città sul Nilo sorte in Egitto migliaia di anni dopo .Anche se i resti della civiltà Nabta si trovano oggi in una regione arida , in realtà è sorta nel momento in cui, essendosi spostati i flussi che determinano il movimento dei monsoni,la vallata era stata riempita da un lago, rendendo possibile il fiorire di una grandecultura .Nabta Playa è infatti vicino ad un bacino prosciugato e serviva come importante centro cerimoniale per le tribù nomadi. Anche se alcuni ritengono che la raffinata ed alta cultura delle cronologisticamente successive dinastie egiziane sia stata preso in prestito dalla Mesopotamia e dalla Siria,l’astronomo J. McKim Malville dell’Università del Colorado ed altri studiosi, credono che la cultura Nabta sia così complessa e simbolica che potrebbe aver stimolato la crescita proprio della civiltà che alla fine costruì le prime piramidi lungo il Nilo circa 4500 anni fa.Un fatto storicamente rilevante è stato la scoperta che,all’inizio del Neolitico,gli abitanti costruirono alcuni villaggi dotati di pozzi, quindi,mentre si riteneva, in un primo momento, che gli antichi nomadi vivevessero nella regione solo durante le estati piovose , questi pozzi possono averne permesso la presenza per tutto l’anno .                                

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Negli ultimi anni ,una spedizione di ricerca ha scoperto un tumulo funerario nel bacino del lago Nabta Playa , che sovrasta i campi dei monoliti di pietra , ora distrutto dai venti del deserto .Nel suo piccolo pozzo di sepoltura è stato trovata la testa di un bambino di 2,5/3 anni,senza dubbio il figlio di un potente dominatore del deserto nubiano di circa 3500 anni aC,poco prima della creazione del primo stato egiziano

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http://io9.com/5928085/10-civilizations-that-disappeared-under-mysterious-circumstances

http://traveltoeat.com/a-history-of-ancient-prehistoric-architecture/

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Evoluzione: dall’Australopithecus all’Homo Sapiens

Non dobbiamo immaginare l’evoluzione umana come un ruscello che diventa un torrente e poi un fiume tranquillo che scorre verso il mare con i geni che lavorano per adattare l’individuo al clima,al territorio ed all’ambiente in genere.La trasformazione da Australopithecus ad Homo Sapiens è caratterizzata da numerosi rivoli che si sono inariditi dopo poche generazioni,errori o tentativi genetici che non si sono mai assestati.In altri casi si possono essere seccate vie d’acqua con caratteristiche ereditarie migliori di quelle odierne,ma non lo sapremo mai.In questo diagramma si evidenziano alcune (quelle emerse dalle ricerche archeologiche)delle specie che si sono affacciate sul  teatro evolutivo della terra.

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*Denominazione derivata da Le Moustier Località della Francia (Dordogna).con la quale si intendono gli aspetti preistorici del Paleolitico medio, di età riss-würmiana (80.000 anni fa) e würmiana (37-35.000 anni fa), diffusi in Europa e, in parte, in Africa e in Asia.A Le Moustier nel 1863 H. Lartet e H. Christy scoprirono una stazione preistorica . Oltre a resti (negli strati basali) di industria su scheggia ritoccata, con piano di percussione preparato, definita industria musteriana, e a resti (negli strati superiori) di industria litica aurignaziana, nella
stazione furono ritrovati i resti di 2 scheletri di neandertaliani.

**Cultura del Paleolitico inferiore, che prende il nome da Saint-Acheul Località della Francia settentrionale, alla periferia di Amiens. A seguito dei notevoli ritrovamenti paleolitici nella zona, fu dato il nome di Acheuleano a un periodo della cultura paleolitica. Lo strumentario litico è caratterizzato da manufatti bifacciali (amigdale). Le industrie acheuleane più antiche sono state rinvenute in Africa, da dove, attraverso il Vicino Oriente,si diffuse in Europa e in Asia.

***In paletnologia, detto di un’industria del paleolitico inferiore dell’Africa orientale, caratterizzata da strumenti su ciottoli (choppers, chopping-tools), raschiatoi, schegge ritoccate, ecc., e anche da punteruoli e strumenti bifacciali, associati a resti di tipi diversi di ominidi, di grandissima importanza antropologica; prende il nome dalla gola di Olduvai (ingl. Oldoway ‹óuldëuei›), in Tanzania, dove è stata rinvenuta.

http://www.handprint.com

http://www.treccani.it/

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Australopithecus sediba

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Il ritrovamento dell’ Australopithecus sediba attraverso le parole di Lee R. Berger*:
…”Malapa fu individuato quando intrapresi un’esplorazione generale della regione nota come Culla dell’Umanità, alla ricercadi nuovi depositi ricchi di fossili. Grazie a nuove tecnologie come Google Earth e alla mappatura del territorio medianteesami fisici, scoprimmo nella prima metà del 2008 un importante numero di nuove grotte e di siti di fossili. Il 1°agosto 2008 scoprii il sito di Malapa, riconoscendolo come un significativo deposito fossile all’interno di una grotta scoperchiatadi almeno 25×20 metri, in un’area non esplorata inprecedenza dagli studiosi. Diversamente da tante altre grotte della regione, a Malapa non ci sono state molte attività minerarie
e di scavo: le cave sono state sfruttate, con ogni probabilità,solo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, e quasi certamente tali attività si erano già concluse entro la metà degli anni Trenta del secolo scorso, quando Robert Broominiziò a perlustrare la regione.
Il 15 agosto 2008 organizzammo la prima spedizione sul sito.Fu mio figlio Matthew, che aveva allora nove anni, a trovare i primi reperti di ominini.Nelle settimane e nei mesi che seguirono la ricchezza del sito apparve in tutta la sua evidenza: furono avvistati e riportati in superficie numerosi fossili di ominini.
Il 4 settembre 2008 scoprii un secondo scheletro parziale di adulto,molto ben conservato, e due denti superiori associati(MH2). La scoperta di questo esemplare fu particolarmente importante perché fu rinvenuto in situ nei sedimenti di detriti cementati e calcificati del pozzo di miniera, fornendo così una collocazione precisa dei resti e portando alla scopertadella posizione in sito esatta del reperto originale”…

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* (Lee Rogers Berger nato 22 Dicembre 1965 è un paleoantropologo, antropologo fisico e archeologo ed è meglio conosciuto per la sua scoperta dell’ Australopithecus sediba e il suo lavoro sulle proporzioni del corpo dell’Australopithecus africanus e l’ipotesi Taung Bird of Prey).

2 milioni di anni fa l’antenato dell’uomo era una miscela di scimmia e umano , con caratteristiche che gli permettevano di coprire grandi distanze su due gambe e,con la stessa facilità,di correre velocemente sui rami degli alberi.I fossili di una specie poi denominata ” Australopithecus sediba ” sono stati scoperti in una grotta a Malapa vicino a Johannesburg nel 2008 ed hanno dato ai ricercatori nuovi indizi circa l’evoluzione dell’uomo.Questo fossile rappresenta la forma di transizione tra l’Australopithecus africanus (genere Australopithecus) e l’Homo habilis o il più tardo Homo erectus (genere Homo, il nostro).
Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Science,sediba misurava in piedi circa 1,3 metri di altezza ed aveva una gabbia toracica stretta e simile a quella delle scimmie ma con una colonna vertebrale flessibile più simile a quella di un essere umano;le sue lunghe braccia e il potente tronco lo aiutavano nelle scalate.
L’Australopithecus sediba aveva un piccolo tallone molto simile a quello di uno scimpanzé e camminava con una rotazione verso l’interno del ginocchio e dell’anca con in piedi leggermente ritorti.”E ‘ il compromesso perfetto di qualcuno che ha la necessità di camminare sul terreno in modo efficace per lunghe distanze ed allo stesso tempo, è uno scalatore molto capace “, ha detto Lee Berger , responsabile del progetto presso il Wits evoutivi Studies Institute in Sud Africa . I ricercatori hanno in programma ulteriori studi per vedere come questi fossili dei primi parenti umani conosciuti come hominidi siano confrontabili ad altri resti , perchè aiutino a mettere insieme i pezzi dell’evoluzione .
I sedimenti della grotta estratti di recente nel sito di Malapa includono uno strato di roccia vulcanica che ha sigillato l’unità sedimentaria contenente i fossili di Australopithecus sediba.La datazione Uranio/Piombo in combinazione con l’analisi paleomagnetica e stratigrafica della roccia magmatica e dei sedimenti sottostanti, fornisce la data, approssimativamente di 1,98 milioni anni fa per questi fossili. Questo raffinato sistema di datazione suggerisce che l’Australopithecus sediba di Malapa sarebbe stato la prima prova incontestabile dell’origine africana dell’Homo.

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Le ossa della mano di un singolo individuo con una chiara appartenenza sono scarse nei reperti fossili, fatto che ha ostacolato la comprensione dell’evoluzione delle capacità manipolative negli ominidi.In questo sito,invece,sono stati rinvenuti un polso quasi completo e la mano di un adulto di sesso femminile;la mano presenta una serie di caratteristiche simili a quelle dell’Australopithecus, come ad esempio un forte apparato flessore associato allocomozione arborea e caratteristiche simili a quelle dell’Homo, come un lungo pollice e le dita brevi associabili alla precisione della presa e alla capacità di produrre utensili in pietra. Confronti con altri ominidi fossili suggeriscono che ci siano stati almeno due morfotipi di mano distinti in tutta la transizione Plio-Pleistocene. I fossili ritrovati suggeriscono che l’Australopithecus sediba potesse avere le condizioni di base associate ad una precoce produzione ed uso di utensili in pietra.Comunque l’uso della zampa anteriore soprattutto per la prensilità e la manipolazione sembra sorgere più tardi, probabilmente con l’emergere dell’ Homo erectus.
Due parziali colonne vertebrali di Australopithecus sediba consentono di approfondire alcuni temi riferiti alla mobilità della colonna vertebrale, curvatura lombare, formula vertebrale, e posizione della vertebra di transizione dei primi ominidi.Questo soggetto probabilmente possedeva cinque vertebre lombari e cinque elementi sacrali, la stessa configurazione che si verifica grossomodo negli esseri umani moderni. Questo dato contrasta con altre interpretazioni del numero di vertebre negli ominidi. È importante sottolineare che la vertebra di transizione è distinta e sopra l’ultima vertebra toracica. Questa configurazione avrebbe contribuito a una colonna vertebrale altamente flessibile rispetto ai precedenti membri del genere Australopiteco e più simile a quella dello scheletro dell’Homo erectus di Nariokotome (Il “ragazzo di Nariokotome” visse in Africa circa 1,6 milioni di anni fa. Morì a 11 anni ma, se fosse riuscito a diventare adulto, avrebbe potuto raggiungere un’altezza di 1 metro e 80 centimetri. Era un esemplare di Homo ergaster, un probabile nostro precedente stadio evolutivo).
La forma del torace di primi ominidi è stato un punto di contesa per più di 30 anni a causa delle condizioni di frammentarietà delle costole degli ominidi fossili ed anche se alcuni degli esemplari che sono stati recuperati hanno costole abbastanza complete da permettere il riassemblaggio abbastanza accurato della forma del torace, lasciano aperta la questione se il petto sia stato di forma cilindrica come gli esseri umani e dei loro antenati evoluti.

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http://www.profleeberger.com/
http://www.sciencemag.org/
Australopithecus sediba Hand Demonstrates Mosaic Evolution of Locomotor and Manipulative Abilities
Tracy L. Kivell, Job M. Kibii, Steven E. Churchill, Peter Schmid, and Lee R. Berger
The Vertebral Column of Australopithecus sediba
Scott A. Williams, Kelly R. Ostrofsky, Nakita Frater, Steven E. Churchill, Peter Schmid, and Lee R. Berger
Geological Setting and Age of Australopithecus sediba from Southern Africa
Paul H. G. M. Dirks, Job M. Kibii, Brian F. Kuhn, Christine Steininger, Steven E. Churchill, Jan D. Kramers, Robyn Pickering, Daniel L. Farber, Anne-Sophie Mériaux, Andy I. R. Herries, Geoffrey C. P. King, and Lee R. Berger
The Foot and Ankle of Australopithecus sediba
Bernhard Zipfel, Jeremy M. DeSilva, Robert S. Kidd, Kristian J. Carlson, Steven E. Churchill, and Lee R. Berger

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Flussi delle migrazioni umane dall’Africa

E ‘ampiamente accettato che gli esseri umani moderni abbiano avuto origine nell’ Africa sub-sahariana 150-200 mila anni fa, ma il loro percorso di migrazione attraverso il Sahara,in quel momento iperarido, rimane controverso . Dato che i primi esseri umani moderni del Sahara si trovavano ad oriente 120-90 mila anni fa , la dispersione verso nord probabilmente si è verificata durante un episodio di clima umido nel Sahara stesso ( 130-117.000 anni fa) . Il percorso di viaggio più ovvio,cioè il Nilo , può essere escluso dalle notevoli differenze tra i reperti archeologici rinvenuti nella valle del Nilo e quelli trovati ad oriente , databili al momento critico dello spostamento. Più a ovest , immagini dei radar spaziali rivelano, oggi,reti di alvei fluviali fossili,ormai sepolti,che si estendono attraverso il deserto verso la costa mediterranea e che rappresentano i corridoi di percorsi alternativi .
La prova che il Sahara non fu una barriera efficace e insormontabile è data dal numero e la varietà di animali e dagli esseri umani che popolarono il deserto durante le fasi umide del passato . Le analisi della zoogeografia del Sahara mostra che più specie di animali hanno attraversato questi percorsi utilizzandoli, oltre il corridoio Nilo. Inoltre , molte di queste specie,erano acquatiche . Questa migrazione è stata possibile perché durante il periodo umido dell’Olocene la regione conteneva una serie di laghi collegati , fiumi e delta interni composti da ampi corsi d’acqua interconnessi , che convogliavano l’acqua e gli animali in entrata e attraverso il Sahara , facilitando così i movimenti. Questo sistema era ancora attivo nel primo Olocene , quando molte specie sembrano aver occupato tutto il Sahara,anche se le specie che necessitano di acque profonde non hanno mai raggiunto le regioni settentrionali a causa di connessioni idrologiche troppo basse .I siti di sviluppo umani furono influenzati da questa distribuzione , i pescatori di fauna acquatica sahariana con fiocine di osso spinato occupano il Sahara meridionale , mentre i cacciatori con arco e frecce di fauna della Savana si diffondono a sud . La datazione dei sedimenti lacustri mostrano che il ” Sahara verde ” esisteva anche durante l’ultimo periodo interglaciale ( 125.000 anni fa ) cosicché i corridoi erbosi potrebbero aver aperto vie di migrazione, per un certo periodo,per gli esseri umani moderni dall’Africa .

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Nonostante le prove archeo/etniche  implichino una relativamente  recente origine degli esseri umani moderni , la spiegazione dei primi episodi migratori del flusso genetico rimane incompleta .La distribuzione geografica degli aplotipi può mostrare tracce di migrazioni ancestrali . Tuttavia, tali firme evolutive possono essere cancellate facilmente da ricombinazione e perturbazioni mutazionali. La distribuzione geografica degli aplotipi contemporanei manifesta distintivi delle preistoriche migrazioni umane : uno in Oceania , uno in Asia e successivamente in America , e una terza prevalentemente in Europa .

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Tratto da http://www.pnas.org National Academy of Sciences Stanford University
Dal momento che di Stephen Oppenheimer in”The Real Eva” ha suggerito che la principale migrazione fuori dall’ Africa degli esseri umani è avvenuta attraverso la bocca del Golfo di Suez e attraverso le coste dell’Arabia , India e Sud-Est asiatico ( la “via Beachcomber ” ) , la polemica ha imperversato su l’origine degli asiatici , cioè sul fatto che sia che si siano scissi dai primi gruppi in Africa , a volte chiamati macro – aplogruppo M , negli altipiani del nord dell’Asia centrale e del Medio Oriente o altrove . Un grande progetto guidato dai cinesi ha posto fine a questa domanda . Il HUGO Pan- Asian Consorzio 40 – istituzione SNP “, ha concluso con forza che il percorso meridionale ha dato un contributo più importante all’Oriente e alle popolazioni del sud-est asiatico che la rotta del nord “. Li Jin , un genetista della Fudan University di Shanghai , in Cina è stato uno degli autori principali di uno studio riportato su Science , vol . 326 , n. 5959 , p . 1470 , che supporta una migrazione sulla rotta meridionale verso l’Asia .
I consulenti del DNA (che commercializzano i risultati genetici)hanno sempre seguito il modello di Oppenheimer dell’insediamento in Asia , ma altre aziende , tra cui il National Geographic Genographic Progetto con oltre 200.000 clienti che acquistano i loro prodotti ,li informano in modo diverso . La maggior parte delle mappe migratorie umane indicate dalle aziende del DNA e dalle notizie dei media mostrano la scissione degli asiatici dagli europei e dai nativi americani alle latitudini settentrionali dell’Asia centrale e non rappresentano un percorso ” Beachcomber ” meridionale comune a tutti.
La teoria precedentemente dominante di due grandi ondate migratorie dal Medio Oriente deve ora cedere ad una sola migrazione iniziale lungo la strada costiera delle popolazioni verso nord in Asia orientale , India e Sud-Est asiatico.
Tratto da http://www.dnaconsultants.com/

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Micenei

Intorno al 2000 aC alcuni immigrati, di lingua lineare B ( una forma arcaica del greco), si trasferirono nel Mar Egeo . Resti scheletrici confermano che erano alti e con una conformazione robusta . I nuovi arrivati prima utilizzarono la pesca in mare per procacciarsi il cibo per poi scoprire che il terreno secco e roccioso era assai adatto alla coltivazione delle olive e uva . Sembra che questo popolo fosse molto amante della guerra,ed avesse, come governatori, capi militari . In qualche modo sono assimilabili ai vichinghi che affliggeranno l’Europa circa 25 secoli dopo,vivendo la stessa parabola:prima pirati, predoni e commercianti e, dopo la stabiltà in un luogo, divenuti civili. Il termine Micenei deriva da Micene , il primo sito scavato da Heinrich Schliemann dopo la scoperta della leggendaria città di Troia.Non è proprio esatto parlare dei Micenei come di un popolo e di conseguenza una civiltà ben definita,è meglio considerare il termine come epoca Micenea.

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Coloro che comunque identificheremo come Micenei cominciarono a commerciare e ad avere un contatto culturale con i Minoici (utizzatori della lingua lineare A) che influenzarono lo sviluppo delle loro città , la produzione di beni commerciali e miglioramenti in agricoltura . A differenza delle città Minoiche, che non avevano la minima fortificazione , gli insediamenti Micenei erano pesantemente fortificati con mura perimetrali veramente colossali;dal momento che periodicamente venivano fatte irruzioni e saccheggiate le città in territorio ittita ed egiziano le massicce fortificazioni erano probabilmente viste come un costo necessario contro le eventuali ritorsioni . I temi artistici raffigurati su manufatti micenei (scene di guerra e di caccia ) sono in netto contrasto con il contenuto pastorizio delle opere d’arte Minoiche.L’approccio militarista ha funzionato bene per i Micenei, portando loro potere e prosperità e facendo fiorire la loro cultura in maniera massima tra il 1600 e il 1200 aC.

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Le loro credenze religiose sembrano essere state molto simili a quelle delle altre antiche civiltà del tempo poichè la maggioranza di queste ruotavano attorno a due importanti caratteristiche:il politeismo e il sincretismo . Mentre il politeismo è,chiaramente, la credenza in molti dèi il sincretismo riflette la volontà di aggiungere dèi stranieri nel sistema di credenze , anche se le nuove aggiunte, non sono esattamente assimilabili alle precedenti. Quando i Micenei arrivarono nel Mar Egeo, probabilmente avevano un pantheon di divinità guidato da un dio supremo, come la maggior parte dei popoli indo-europei e il suo nome era Dyeus che in greco divenne Zeus . Dopo il contatto con i minoici e le loro dee della terra , queste furono incorporate nel pantheon e divennero Hera , Artemide e Afrodite . Omero immortalò i Micenei nei suoi due poemi epici l’Iliade e l’Odissea . La domanda che viene spesso posta è : “Quante di queste storie sono vere ? ” E la risposta è che mito , storia ed archeologia raramente coincidono. Le leggende micenee di Omero hanno attraversato il tunnel buio del Medioevo e la luce del rinascimento più tardi . Questo filtraggio ha modificato i reali accadimenti alimentando la confusione tra ciò che è evidentemente e chiaramente vero e quello che è il frutto dell’immaginazione .

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Comunque, cosa è successo ai Micenei? Un fatto è che, intorno al 1200 aC, quando la civiltà micenea era al suo apice, siano improvvisamente crollati ed alcuni studiosi ritengono che non sapremo mai con certezza cosa è successo loro e perché. Ci sono molte teorie: la loro storia di violenza militare avrebbe travolto loro stessi,un disastro naturale in un territorio naturalmente afflitto da terremoti ed eruzioni vulcaniche li avrebbe annientati,sarebbero stati decimati da rivolte civili avvenute in seguito a siccità e carestie. In ogni caso ci sono numerose prove che un notevole parte della popolazione civile sia nuovamente migrata verso altri lidi.

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Gobekli Tepe

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Opinione comune degli studiosi è che gli esseri umani prima si insediarono nelle città permanenti,passando dal nomadismo all’allevamento/coltivazione,poi costruirono templi, a partire da circa l’8000 avanti Cristo;questo è sempre stato l’ordine tempistico dei fatti.
Come successo innumerevoli volte,una scoperta,questa volta fatta nel 1994 presso Gobelike Tepe,una zona rurale in Turchia,ha messo in dubbio tutte le radicate convinzioni ,suscitando nuovi interrogativi in merito all’evoluzione delle civiltà.

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Gobekli Tepe,risalente al 10 ° millennio aC è caratterizzato da anelli multipli di enormi colonne di pietra scolpiti con scene di animali ed  è considerato luogo di culto più antico del mondo. Eppure l’evidenza suggerisce che le persone che lo costruirono erano cacciatori semi-nomadi, probabilmente ignari di agricoltura, che ha visto la luce nella zona solo cinque secoli dopo.

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A causa di Gobekli Tepe, gli archeologi sono davanti al problema dell’uovo e la gallina.Sono nati prima i progetti edilizi isolati ( immotivati per una civilà nomade) o i nuclei urbani stabili come si è sempre pensato?

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L’Uomo di Denisova, una svolta nell’evoluzione umana

Un ominide “terzo incomodo” tra Neandertal e Homo sapiens: le nuove analisi del DNA su fossili ritrovati in Siberia dimostrano l’incrocio tra esseri umani arcaici e moderni

di Ker Than*

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Questo molare di individuo adulto è uno dei due soli fossili esistenti dell’Uomo di Denisova. Immagine per gentile concessione di David Reich, Nature

Una nuova ricerca genetica rivela che un ominide precedentemente sconosciuto, l’Uomo di Denisova, avrebbe abitato l’Asia per migliaia di anni, probabilmente incrociandosi occasionalmente con uomini moderni (Homo sapiens).Non solo: le nuove analisi del DNA condotte sull’osso della falange di un mignolo di una “ragazza” di 40.000 anni fa trovato nella grotta di Denisova, in Siberia, rivelerebbero che gli abitanti di alcune isole pacifiche di Papua New Guinea potrebbero essere lontani discendenti di queste antiche ibridazioni.

Questa “svolta” nell’evoluzione umana sembra portare ulteriori testimonianze a supporto dell’ipotesi che varie specie del genere Homo – umani moderni e Neandertal, umani moderni e cosiddetti denisoviani, e forse denisoviani e Neandertal – si siano incrociati e abbiano prodotto una prole.

“Non pensiamo che gli uomini di Denisova siano andati in Papua Nuova Guinea”, spiega il coautore dello studio Bence Viola, antropologo dell’Istituto Max Planck di Antropologia Evolutiva di Lipsia, in Germania. “Riteniamo che popolazioni di denisoviani abbiano occupato gran parte dell’Eurasia orientale così come i Neandertal abitavano gran parte dell’Eurasia occidentale”, continua

Viola. “La nostra ipotesi quindi è che gli antenati degli attuali melanesiani abbiano incontrato i denisoviani in Asia sudorientale incrociandosi con loro, e che in seguito si siano spostati in Papua Nuova Guinea”

Ibridazioni fra specie umane
Il genetista Brenna Henn della Stanford University afferma che i ritrovamenti di Denisova, assieme a unaricerca pubblicata in maggio che rivelava incroci fra umani moderni e neandertaliani, suggeriscono che le ibridazioni fossero molto più frequenti di quando si ritenesse in precedenza.

“Fino a sei mesi fa però non esistevano testimonianze genetiche di mescolamento fra esseri umani arcaici e moderni”, afferma Henn, co-firmatario di un articolo che accompagna lo studio pubblicato oggi sulla rivistaNature.

“Poi però sono state presentate queste due ricerche, e non dico che abbiano cambiato tutto, ma certamente vanno a sostegno di un’ipotesi che per anni non è stata neppure presa in considerazione” dai genetisti, dice Henn, non coinvolto nella ricerca.

“È una delle scoperte più intriganti degli ultimi tempi”, commenta Giorgio Manzi, paleoantropologo dell’Università La Sapienza di Roma, non coinvolto nella ricerca. “Si conferma l’esistenza di un ‘terzo incomodo’ fra Neandertal e Homo sapiens; si aggiunge la possibilità che questi uomini si siano incrociati con popolazioni della nostra specie in diffusione. I paleoantropologi sono al lavoro per interpretare questo nuovo indizio genetico alla luce del record fossile”.

Il fossile della falange indica un nuovo tipo umano
La ricerca ruota tutta attorno a un osso fossile della falange del mignolo scoperto nel 2008 a Denisova, che si ritiene appartenesse a un giovane individuo di sesso femminile morto, si ipotizza, fra i 5 e i 7 anni di età.

In precedenza, per uno studio pubblicato su Nature nel marzo 2010, i ricercatori avevano raccolto e sequenziato il DNA mitocondriale, o mtDNA, dell’osso. Ma il mtDNA – che si trasmette solo per via materna – contiene molte meno informazioni sul corredo genetico di una persona di quante invece ne fornisca il DNA nucleare, ovvero prelevato dal nucleo della cellula.

La nuova ricerca rivela che il team è riuscito con successo a estrarre e sequenziare DNA nucleare dal fossile. 

Poi, utilizzando tecniche di comparazione genetica, gli studiosi sono stati in grado di determinare che i Denisoviani differivano sia dagli umani moderni che dai Neandertal, eppure erano strettamente collegati a questi ultimi.

Secondo i ricercatori, la differenziazione fra denisoviani e Neandertal sarebbe avvenuta 350.000 anni fa.

Un ominide dai denti grandi
Assieme all’osso del mignolo, i ricercatori dell’Accademia Russa delle Scienze, che hanno condotto gli scavi, hanno rinvenuto anche un dente che apparteneva a un individuo denisoviano adulto.

Il dente – un molare – è più grande di qualsiasi altro dente di H. sapiens, ma è anche più grande di quello di un Neandertal.

Una nuova specie umana?
I ricercatori sono molto cauti e non definiscono mai i denisoviani una nuova specie, ma li indicano piuttosto come un “sister group” (una forma strettamente imparentata) dei Neandertal.

Se umani moderni e denisoviani erano specie diverse, i loro ibridi non avrebbero potuto riprodursi a loro volta; sembra invece che questi ibridi abbiano prodotto prole, altrimenti il DNA dei denisoviani non avrebbe potuto trasmettersi ai moderni melanesiani. Perciò, ipotizza Viola, è probabile che H. sapiens e denisoviani non fossero specie separate.

Non solo: date le evidenze a sostegno del fatto che H. sapiens si possa essere incrociato con Neandertal – e adesso con i denisoviani – vi sono persino alcuni biologi dell’evoluzione che hanno suggerito di lasciar cadere la diversa denominazione per umani moderni e neandertaliani, e di considerare i due gruppi (Neandertal e Denisova) come sottospecie di Homo sapiens.

*(ha collaborato Stefania Martorelli)

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Mohenjo-Daro

Mohenjo-Daro ed Harappa sono due antiche città situate sulle rive dell’Indo e del suo affluente, il fiume Ravi, nella regione nord-occidentale del subcontinente indiano.
Esse rappresentano le prime civiltà della regione, chiamate Indo o Harappan, risalenti a circa 2500-1500 aC . Mohenjo -Daro si trova sulla riva del fiume Indo in Pakistan di oggi e fu costruita attorno al 2600 aC e abbandonata intorno al 1500 aC. E’ stata riscoperta nel 1922 da Rakhaldas Bandyopadhyay (RD Banerji),un funzionario del Survey of India, due anni dopo gli scavi più importanti che aveva cominciato ad Harappa.Fu portato al tumulo da un monaco buddista, che
credeva fosse uno stupa.Mohenjo-daro è ampiamente riconosciuta come una delle città più importanti tra le prime fondate nell’Asia del Sud e tra le Civiltà dell’Indo, eppure la maggior parte delle pubblicazioni, raramente forniscono una panoramica di questo importante sito.
Ci sono diverse grafie diverse del nome del sito e la forma più comune è Mohenjo-daro (il Tumulo di Mohen o Mohan), anche se l’ortografia di altri sono ugualmente valide: Mohanjo-daro (Tumulo di Mohan = Krishna), Moenjo-daro (Mound of the Dead), Mohenjo-daro, Mohenjodaro o anche Mohen-jo-daro. Molte pubblicazioni ancora affermano che Mohenjo -daro si trova in India (presumibilmente riferendosi all’antica India), ma dopo la creazione del Pakistan nel 1947, il sito è
stato messo sotto la protezione del Dipartimento di Archeologia e Musei, del governo del Pakistan.
Grandi scavi sono stati effettuati nel sito sotto la direzione di John Marshall, KN Dikshit, Ernest Mackay, e numerosi altri “registi” fino al 1930.


Anche se gli scavi precedenti non sono stati condotti utilizzando approcci stratigrafici o con i tipi di tecniche di registrazione utilizzate dagli archeologi moderni hanno comunque prodotto una notevole quantità di informazioni che è ancora in fase di studio da parte degli studiosi d’oggi .L’ultimo progetto di scavo presso il sito principale è stato effettuato dal compianto Dr. GF Dales nel 1964-65, dopo di che gli scavi sono stati vietati a causa dei problemi di conservazione delle strutture esposte agli agenti atmosferici.
Dagli scavi del 1964-65 l’unica ancora di salvezza, sono state le ricognizioni di superficie e progetti di conservazione concessi sul sito dalle autorità. La maggior parte di queste operazioni di salvataggio e progetti di conservazione sono stati condotti ,naturalmente,da archeologi pakistani .
Nel 1980 un’ampia documentazione architettonica, unitamente alle indagini di superficie dettagliate è stato fatto da squadre di rilevamento tedeschi e italiani guidati dal Dr. Michael Jansen (RWTH) e il Dr. Maurizio Tosi (IsMEO).Il lavoro più ampio e recente sul sito è incentrato sui tentativi di conservazione delle strutture permanenti intraprese dall’UNESCO in collaborazione con il Dipartimento di Archeologia e Musei, così come da vari consulenti stranieri.Il suo nome significa “Tumulo dei Morti”, perché il centro della città è una collinetta artificiale di circa 50 metri di altezza circondate da un muro di mattoni e fortificata con torri. Il tumulo aveva anche una vasca grande 39 per 23 metri, fiancheggiata da una grande sala a colonne, piccole stanze e un granaio, sotto si snoda la cittadella con strade in un modello di griglia orientata verso i punti cardinali.

La città è stata suddivisa in reparti in base alla loro funzione: aree per negozi, laboratori e residenze. Tutti gli edifici sono stati realizzati con mattoni cotti di dimensioni uniformi e ,oltre a pozzi privati nei cortili delle residenze individuali a due piani, c’erano anche pozzi pubblici nelle intersezioni delle strade, lo smaltimento dei rifiuti avveniva per mezzo di condutture coperte. C’era anche un cimitero dove le tombe erano ordinatamente orientate nella stessa direzione. Non c’erano palazzi o cimiteri regali.Sigilli con iscrizioni trovati a Mohenjo-Daro e le altre città dell’Indo mostrano scrittura pittografica, fino ad oggi indecifrata e i pochi personaggi che sembrano descritti sui manufatti non ci danno molte informazioni .

Così, nonostante un alto livello di cultura materiale, la civiltà dell’Indo è ancora considerata a livello preistorico. L’assenza di palazzi e cimiteri regali, la presenza di un bagno cerimoniale e grandi sale lasciano intuire che il popolo era governato da una casta di sacerdoti. L’abbondanza di piccole figurine femminili indica un culto della fertilità. L’uniforme dimensioni dei mattoni in tutta la Valle dell’Indo e nelle regioni vicine portano a considerare che un qualche tipo di governo abbia controllato l’intera area, da cui l’altro nome usato per descrivere questa civiltà, cioè”Impero dell’Indo”.A Mohenjo-Daro gli archeologi hanno scoperto una sofisticata cultura dei metalli(bronzo e rame), l’uso di ruote per fare vasi in ceramica, la tessitura di tele in cotone, il tutto vissuto sotto un ben organizzato governo municipale, e con scambi tra di loro e con altre culture ,infatti sigilli dell’Indo sono stati trovati in Mesopotamia e il lapislazzulo, una pietra semipreziosa utilizzata da artigiani dell’Indo, viene estratto in Afghanistan. Le condizioni di Mohenjo-Daro sono peggiorate intorno al 1700 aC, e ciò è dimostrato da una quantità di gioielli e oggetti preziosi sepolti, pentole e utensili abbandonati, prove di incendi e almeno 30 scheletri sparsi.

Tutto questo starebbe ad indicare che le persone sono rimaste intrappolate e sono morti o sono stati uccisi. Sia stato un disastro naturale o causato da invasori il risultato finale fu l’abbandono della città e, di conseguenza, il nome dato dai posteri alle sue rovine :Mound of the Dead . Mohenjo-Daro resta,in ogni caso, la meglio conservata delle città relative alla civiltà dell’Indo scavate fino ad oggi.

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Glozel

La vicenda di Glozel,cittadina a circa venti chilometri a sud-est di Vichy, nei pressi della D495 Cusset / Ferrieres-on-Sichon e situato tra le montagne del Bourbonnais,è molto lontana nel tempo,troppo lontana.Le testimonianze,la prove,le osservazioni dirette,sono diluite dagli anni trascorsi,perse nei meandri delle discussioni accademiche,inquinate dalle accuse di falsità e dalle invidie covate tra i vari personaggi della storia.In effetti il ritrovamento in questione avrebbe potuto (e dovuto)spazzare via il mondo della preistoria come siamo abituati a considerarlo, forse sarebbe dovuta essere la chiave che apre la porta al mistero delle origini del mondo o almeno le origini della nostra civiltà e la migrazione dei popoli.Era il 1 marzo 1924 ed Emile Fradin, diciassette anni, stava aiutando suo nonno, nella loro fattoria a Glozel,ad arare i campi con i buoi a tirare l’aratro.Improvvisamente,una delle due bestie sprofonda in una cavità che si crea con il franare del terreno.Viene alla luce,così,una specie di pozzo, rivestito di mattoni, alcuni dei quali come vetrificati da un calore intenso.La camera era piena di scaffali e nicchie contenenti molti oggetti antichi ed insoliti. C’erano parecchie ossa intagliate, una serie di corna, quelle che sembravano essere statuette di divinità primitive – simili alle’Venus’ dell’età della pietra in avanzato stato di gravidanza – e,cosa più intrigante di tutte, c’erano alcune tavolette di argilla coperte da un alfabeto sconosciuto.

Il dottor Albert Morlet, un medico nella vicina Vichy, sentì parlare dell’insolita scoperta del giovane Fradin. Morlet era vivamente interessato all’ archeologia e all’antropologia e andò perciò a visitare la fattoria Fradin il 26 aprile 1925. Fu come colpito da quello che vide e capì immediatamente quello che questa scoperta avrebbe significato per il mondo scientifico, cosicchè fece un accordo con Fradin. Secondo i termini di questo accordo, i manufatti sarebbero stati degli scopritori, ma Morlet avrebbe avuto i diritti esclusivi per la pubblicazione e la riproduzione di tutte le informazioni scientifiche associato al sito.


Il dottor Capitan, un esperto ed eminente archeologo (almeno a suo parere personale), si trova coinvolto nel misterioso ritrovamento. Dopo aver visitato il sito di Glozel scrisse con entusiasmo a Morlet: “Hai un meraviglioso ritrovameno là.Vi prego di scrivermi una relazione dettagliata delle vostre scoperte in modo che possa trasmetterla alla Commissione per i monumenti storici ” Morlet vide,però, questa richiesta sotto un’altra luce : Capitan avrebbe ottenuto la maggior parte del credito, mentre Morlet aveva fatto la maggior parte del lavoro. Morlet e le Fradin avevano altri piani, infatti dettero alle stampe un libretto dal titolo: Nouvelle Stazione Néolithique (un nuovo sito Neolitico).Purtroppo, la natura umana pone spesso formidabili ostacoli psicologici nel cammino della verità oggettiva. Sarebbe un eufemismo perciò dire che il dottor Capitan era furioso con Morlet e le Fradin colpevoli di aver snobbato la sua grande fama. La rabbia si trasformò in azione, e lo studioso non trovò nulla di meglio da fare che contestare l’autenticità del loro sito e dei suoi contenuti,arrivando ad accusare il Fradin di aver creato degli oggetti con le proprie mani!


A questi punto l’escalation della polemica era innescata;il professor Salomon Reinach di St Germain-en-Laye si disse favorevolmente impressionato dai reperti di Glozel, anche perchè confermavano la sua ipotesi che la civiltà aveva avuto origine nel bacino del Mediterraneo piuttosto che altrove. Era una teoria vagamente patriottica e molto popolare in Francia all’epoca. Lo storico Camille Jullian Morlet e si schierò con i Fradin.La controversia si approfondì quando Edmond Bayle, uno scienziato forense, pensava di aver rilevato frammenti di quello che avrebbe potuto essere erba in alcune tavolette d’argilla di Glozel. Ha espresso il suo voto contro la loro autenticità – dimenticando, forse, che un fogliame simile era stato ritrovato nei resti di mammut siberiani. Hunter Charles Rogers – con la fama di essere un noto falsario di reliquie – ha sostenuto che era stato responsabile di alcuni dei manufatti Glozel, ma poca o nessuna attenzione è stata rivolta alla sua testimonianza.


Depéret, Preside della Facoltà di Lione, di Geologia e Associate Vice President della Società Geologica di Francia ha scritto: “Non può rimanere nella mente alcun dubbio sulla genuinità geologica del posto e dei preziosi oggetti ritrovati.In questo senso la nostra dichiarazione più formale (…) Il sito di Glozel è un cimitero risalente al Neolitico estremamemte antico. (…) La presenza indiscutibile, anche se probabilmente molto rara, di una renna , in aggiunta ad altre reminiscenze degli strumenti da ricondurre ai magdaleniani mi porta ad ammettere che il deposito è vicino al Paleolitico Finale, al quale si possono rapportare sia la forma degli strumenti che le tavolette scritte. “
Joseph Loth (1847 – 1934), professore al Collège de France dal 1910, archeologo ed esperto della storia e della lingua celtica, consiglia ad Emile Fradin di installare un piccolo museo e questa è la prova che egli crede nella autenticità e l’importanza di quanto è stato scoperto nel sito.La negligenza ufficiale è caduta sul sito di Glozel, il suo inventore, che oggi ha 86 anni, e le conclusioni che si dovevano disegnare. Rimane solo l’interesse e la passione di alcuni appassionati di archeologia che pretendono la verità.
E’ tempo di riconsiderare il’ caso Glozel ‘. Gli scavi che sono stati fatti dopo l’incidente del 1 ° marzo 1924, ufficiali o meno, rivelano, con precisione, dati che sconvolsero le certezze espresse troppo spesso senza alcun senso di oggettività. Ecco, brevemente riassunte, le cause dell’anatema su Glozel e il suo inventore, che hanno poi innescato la legge del silenzio:
– La renna non doveva vivere sul territorio francese nel Neolitico, con il ritiro dei ghiacciai, sarebbe dovuta essere di nuovo al Nord.
– La scrittura in forma alfabetica, nel Paleolitico ,non esisteva ancora.
– I segni stabiliti in ordine alfabetico sono venuti dal Medio Oriente, e sono datati nel Neolitico.
Tuttavia, a Glozel, i reperti sono stati trovati nella stessa porzione di terra e, secondo alcuni protagonisti della scienza del tempo, non potevano coesistere. Erano incise su una pietra una renna e una serie di segni che assomigliano a un alfabeto.Non si capisce se gli animali incisi su vari supporti fosse stata a scopo evocativo, votivo, sciamanico, oppure se era arte per l’arte?


Nessuno, finora, è in grado di datare questo insieme con coerenza. Il carbonio-14, nonché la termoluminescenza non mettono d’accordo sulle date. Nel 1972, i tecnici della Commissione per l’energia atomica hanno analizzato gli oggetti : le tavolette risalgono dal 700 aC al 100 dC, ma alcuni oggetti d’osso risalgono al 17.000 aC . ! 17 mila anni di distanza, dal Paleolitico superiore alle guerre galliche nella stessa fossa archeologica.
L’unica certezza è che non fu una bufala, e Emile Fradin, scopritore del sito, non è stato certo un falsario.
Ciò che non è stato spesso menzionato è la dimensione delle mani che hanno modellato l’argilla. Quando si premere la mano nell’argilla malleabile, allarghiamo l’impronta della mano stessa, ma ,a essiccazione avvenuta, l’impronta mantiene una dimensione prossima a quella dell’originale. Tuttavia, a Glozel, le mani sono grandi, molto grandi, pur restando proporzionate. Esse superano gli standard di un uomo del ventesimo secolo.
Lo stesso vale per lo spessore delle ossa del cranio trovato: lo spessore è doppio rispetto a quello di un uomo d’oggi. Come il cranio, che è di un volume superiore alla media dei nostri crani stessi. Possiamo parlare di giganti o semplicemente una tribù di uomini molto alti,venuti da chissà dove,e che sarebbe finita lì, isolata, dopo un esodo di misterioso?


Ciò che rappresentano le incisioni e la loro formazione tecnica, corrispondono, anche se il disegno è molto irregolare, a quello che si sa circa il Paleolitico. Alcuni disegni assomigliano a quanto è stato fatto nella penisola iberica, il Marocco e le Canarie, così come intorno al bacino del Sahara . Tutto questo cosa significa?

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