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Il principe Raimondo di Sangro

Chi si trovasse a transitare da Napoli, per turismo o per lavoro, non può lasciarsi sfuggire una visita alla Cappella Sansevero dei Sangro, altrimenti nota come “La Pietatella”. Costruita nel 1590 come cappella sepolcrale della nobile famiglia dei Sangro, è attigua al  palazzo abitativo cui era collegata da un cavalcavia misteriosamente crollato, senza cause apparenti nel 1889.Nella Cavea sotterranea sono oggi conservate, all’interno di due bacheche, le famose  Macchine Anatomiche, ovvero gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero-venoso quasi perfettamente integro.

La tradizione vuole si tratti di persone morte accidentalmente, cui Raimondo de Sangro avrebbe inoculato una sostanza di origine e composizione sconosciute, che avrebbe “metallizzato” tutte le vene, le arterie, i vasi capillari e alcuni organi. Altra ipotesi è quella della ricostruzione del sistema circolatorio eseguita da un medico anatomista, sotto la direzione di Raimondo de Sangro, con cera d’api ed altro materiale. In tal caso, tenuto conto delle esigue conoscenze anatomiche dell’epoca intorno al sistema circolatorio, stupisce la perfezione con la quale esso sarebbe stato riprodotto.

Le Macchine in realtà furono probabilmente realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno,effettivamente sotto la direzione di Raimondo di Sangro; il reperimento di atti notarili e fedi di credito consente di datare questi “lavori” al 1763-64. L’interesse che la Cappella ha suscitato nei secoli, stimolato dalle leggende metropolitane sorte intorno all’enigmatica figura del Principe, va però ben oltre il valore estetico delle opere ivi conservate. Gli amanti del sapere esoterico hanno assegnato al Tempietto di Raimondo di Sangro una posizione preminente nel loro vasto universo di luoghi dedicati alla “cultura alchemica”: viene annoverato, infatti, tra le dimore filosofali, assieme alle Cattedrali di Notre-Dame de Paris e d’Amiens, con le quali si tenta  di evidenziare i simbolismi comuni interpretati nell’ambito degli insegnamenti iniziatici. I seguaci delle scienze occulte, alimentandosi dell’ingiuriosa fama di stregoneria in cui è stata avvolta la memoria del Principe, sfruttano la Cappella per diffondere la fama di una Napoli Noir, città magica al pari di Torino, Praga e Lione. Ancora oggi, a circa due secoli e mezzo di distanza,a parte le ipotesi prima citate, non si sa attraverso quali procedimenti o adoperando quali materiali si sia potuta ottenere una tanto eccezionale conservazione dell’apparato circolatorio.

Raimondo di Sagro, discendeva per famiglia direttamente da Carlo Magno attraverso il ramo di Oderisio e nacque nel lontano 1710. La madre morì quando lui aveva un anno e il padre, per il dolore, si ritirò a vivere in un monastero. Il bambino fu prima affidato alle cure del nonno e poi dei Gesuiti che lo educarono dai dieci ai venti anni. .Se i due studi anatomici così inquietanti costituiscono le presenze più enigmatiche della Cappella Sansevero, il Cristo Velato,  , addirittura lascia l’osservatore senza fiato, tal è la meraviglia del velo marmoreo che, con la sua innaturale trasparenza, lascia intravedere il corpo sottostante del Figlio deposto. Non per caso Antonio Canova, pur non essendone l’autore, tentò di acquistare la scultura; non accidentalmente il maestro Riccardo Muti adottò l’immagine per la copertina di un CD del Requiem di Mozart .

Nell’Archivio Notarile di Napoli è stato rinvenuto il contratto tra il Principe e Giuseppe Sammartino(1720-1793),scultore e artista famoso per la sua abilità.In questo contratto egli si impegna ad eseguire l’opera di” una statua raffigurante Nostro Signore Morto al Naturale da porre situata nella cappella Gentilizia del Principe,cioè un Cristo Velato steso sopra un materasso che sta sopra un panneggio e appoggia la testa su due cuscini,apprè del medesimo vi stanno scolpiti una Corona di spine tre chiodi e una tenaglia”;il Principe si impegnava altresì di procurare il marmo e realizzare una ” SINDONE,una tela tessuta la quale dovrà essere depositata sovra la scultura,dopo che il Principe l’haverà lavorata secondo sua propria creazione;e cioè una deposizione di strato minutioso di marmo composito in grana finissima sovrapposta al telo.Il quale strato di marmo dell’idea del sig.Principe,farà apparire per la sua finezza il sembiante di Nostro Signore dinotante come fosse scolpito di tutto con la statua“.Il Sammartino si impegnava inoltre a ripulire detta ‘Sindone’per renderla un tutt’uno con la statua stessa.E a non svelare a nessuno la ‘maniera escogitata dal Principe per la Sindone ricovrente la statua”. Viene concordato che l’intera opera sarebbe stata interamente attribuita al Sammartino.

Ancora un personaggio che definire misterioso è riduttivo.

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