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La macchina del tempo.

Padre Ernetti e il “Cronovisore”.

La storia che mi appresto a raccontare,se non fosse suffragata da testimonianze storiche e vissuta da personaggi inconfutabilmente e realmente esistiti,potrebbe essere considerata l’archetipo delle bufale.L’argomento è quello che ha animato la fantasia di scienziati,storici,fisici e gente comune negli anni:”Il viaggio nel tempo”.

Padre Ernetti

Siamo negli anni 70 e Pellegrino Alfredo Maria Ernetti,un monaco benedettino,esorcista di fama e studioso di musica,rilascia un’intervista alla Domenica del Corriere (numero 18 del 2 maggio 1972) nella quale dà notizia di esperimenti condotti 30 anni prima, in collaborazione con altri fisici tra i quali Enrico Fermi,che avevano portato alla costruzione di una apparecchiatura denominata “macchina del tempo”.Discorrendo con il giornalista inviato del settimanale,Vincenzo Maddaloni,Padre Ernetti,dopo aver spiegato nei dettagli come era stato costruito l’apparecchio,raccontò di aver visto Mussolini arringare la folla e Napoleone Bonaparte mentre aboliva la repubblica della Serenissima.

Domenica del Corriere

Per avere un’idea sul funzionamento della macchina conviene citare la dichiarazione di Padre Ernetti stesso:” Tutta la nostra fisionomia è energia visiva che si sprigiona da noi, dalla nostra epidermide, e tutte le parole che noi diciamo sono energia sonora. Ora, ogni energia, una volta emessa, non si distrugge più semmai si trasforma, però resta eterna nello spazio aereo. Occorrono strumenti che captino queste energie e le ricostruiscano in maniera tale da ridarci la persona o l’evento storico ricercato: quindi noi avremo tutto il presente nel tempo e nello spazio”.In effetti l’apparecchio era costituito da una serie di antenne, atte a sintonizzarsi sull’ avvenimento prescelto, basato sullo stesso principio utilizzato dagli astronomi per osservare il collasso delle stelle e delle galassie, e fondato sull’ipotesi che tutto quello che accade si trasforma in onde visive, che, poiché non si distruggono, si trasformano in una fonte di energia, rimanendo in una sorta di cappa che avvolge il pianeta, eterne ed immutabili. Suono e luce , una volta prodotti, pur non essendo più riconoscibili,  diventano energia. L’uomo lascia una scia, i suoi suoni fanno lo stesso, e tramite la macchina del tempo è possibile ricomporre e rivedere il tutto. Padre Ernetti raccontò di aver assistito alla rappresentazione del Thyeste, opera di Ennio Quinto del 170 a.C., alla quale aggiunse le parti mancanti ottenute grazie alla registrazione effettuata durante la sua rappresentazione vista nel cronovisore, avvenuta al cospetto degli antichi romani presso il tempio di Apollo, situato fra il Foro e il circo Flaminio.

La macchina del tempo

Alla domanda sul perché non avesse ancora rese pubbliche le risultanze dei suoi esperimenti, Padre Ernetti rispose testualmente ” Renderemo noto tutto quando ci sarà una controprova ai nostri esperimenti.Gli americani stanno tentando anche loro di scoprire quello che noi abbiamo già scoperto. Soltanto allora, quando noi potremo confrontare i risultati delle nostre esperienze con le loro, potremo dare notizia ufficiale della scoperta.” Aggiunse che era una scoperta pericolosa “Perché toglie la libertà di parola, di azione e di pensiero infatti, anche il pensiero è una emissione di energia, quindi è captabile.Si potrà, cioè, per mezzo della macchina, sapere quello che il vicino o l’avversario pensa. Le conseguenze sarebbero due:
– o un eccidio dell’umanità
– oppure, cosa difficile, nascerebbe una nuova morale.
Ecco perché è necessario che questi apparecchi non diventino alla portata di tutti, ma restino sotto il controllo diretto delle autorità.In definitiva, mistero e silenzio sulla scoperta in attesa che i tempi siano maturi”.
Ma la parte più importante dell’ intervista,quella più sconvolgente,riguardava la visione e la registrazione avvenuta, tramite il cronovisore, della passione e della morte di Gesù Cristo.
L’ intervistatore propose a Padre Ernetti una foto di Cristo dicendogli: ” Padre Ernetti,questa è una foto di Gesù ripresa dalla vostra macchina.Lei cosa può aggiungere,che commento può fare?”
Padre Ernetti ” guardò la foto, sorrise compiaciuto e disse: Verrà il tempo in cui potrò parlare”.Una cosa che riesce difficile comprendere è l’assoluto silenzio sui fisici che avrebbero partecipato al progetto cronovisore: oltre a Fermi, Padre Ernetti confermò solamente il nome di Werner Von Braun.Sia la foto del Cristo che i frammenti aggiunti al Thyestes furono contestati e tacciati di falsità,ma Padre Ernetti non si fece trascinare nelle polemiche e,forse pressato anche dal Vaticano, si rinchiuse in un ostinato mutismo.

Il cristo

Don Borello,uno dei più animati contestatori, ha poi ammesso di aver cambiato idea su Padre Ernetti nel corso degli anni, grazie anche al contributo dato dallo stesso con una lunga lettera nella quale confermava l’esistenza sia dell’apparecchio sia delle visioni ricavate da esso : “”L’esistenza dell’apparecchio (la macchina del tempo) è una sacrosanta verità,”Che si abbia captato (con quella macchina) tante cose del passato è pure una verità;che tra queste cose captate ci sia anche l’immagine di Gesù e il Thieste di Ennio è una verità”.
Alla domanda sul dove fosse finita la macchina del tempo, Borello riferisce che Padre Ernetti l’aveva portata al Viminale per una dimostrazione, e che là era stata smontata. Alla domanda sull’attendibilità di Padre Ernetti,Don Borello risponde:”Tenendo conto che era un uomo di grande prestigio e per di più un sacerdote, che scriveva poi a un altro sacerdote e suo collega nelle ricerche scientifiche, è chiaro che non posso mettere in dubbio le sue affermazioni”. Ma la storia ha un seguito nei giorni nostri.
Padre Francois Brune, teologo francese, pubblica il testo Le nouveau mystère du Vatican (“Il nuovo mistero del Vaticano”), nel quale riprende la storia di Padre Ernetti e della sua macchina del tempo arrichendola di nuovi e inquietanti particolari, aprendo nuovi scenari futuri. Nel libro Padre Burne racconta di come sia rimasto nel corso degli anni in contatto con Ernetti,( che morirà nell’aprile del 1994), raccogliendone le confessioni e in un certo senso la sua eredità spirituale. La macchina sarebbe realmente esistita, “Non solo era già funzionante, ma era già stata “sequestrata” dal Vaticano. Padre Emetti, spaventato dall’importanza incredibile della sua scoperta, si era confidato con i propri superiori e con le autorità vaticane. C’era stata una riunione segreta con il Papa e poi, di comune accordo, la macchina era stata ritirata e nascosta in Vaticano.

Il cronovisore

A Padre Ernetti era stato imposto di non fare più pubbliche dichiarazioni su quell’argomento, ma non gli era stato proibito di parlarne con gli amici in privato e così mi confidò tutto”. Chi parla è sempre Padre Brune, questa volta in un  intervista rilasciata al settimanale Chi. . Sempre nel suo libro, rivela i retroscena della costruzione della macchina del tempo, avvenuta grazie anche all’ appoggio di Padre Gemelli dell’ università Cattolica. Il funzionamento della macchina venne verificato e sperimentato, nei modi raccontati all’inizio. Alla domanda “Esistono documentazioni di qualche tipo degli esperimenti?”, Padre Brune risponde così: “Padre Emetti mi ha detto che tutto quello che videro venne anche filmato. Nel filmato si è perduta la tridimensionalità, ma resta pur sempre un documento straordinario. Questi filmati furono poi mostrati a Papa Pio XII, ed erano presenti anche il presidente della Repubblica Italiana del tempo, il ministro dell’istruzione e vari membri dell’Accademia pontificia. Quindi molte persone hanno visto e constatato”.

Padre Brune

A quel punto sarebbe scattata una congiura del silenzio.Il Papa, membri del Vaticano e della politica, scienziati, avrebbero messo tutto a tacere, preoccupati dalle ripercussioni storiche e le ricadute sulla vita privata che l’invenzione avrebbe ottenuto. L’intervista si chiude con la domanda di rito: “Ma lei non ha nessun dubbio sull’invenzione e sul racconto di Padre Ernetti?” Lapidaria la risposta :” Nessun dubbio. Per avere dei dubbi in questo senso dovrei “calpestare” la serietà morale di un sacerdote straordinario, di uno scienziato eccezionale e di un grande amico. E io non ho nessunissimo appiglio per poter fare questo”.

Se la storia di questa incredibile macchina,può essere raccontata ,il merito va  ad Alberto Roccatano  e  le “Edizioni Andromeda” che hanno raccolto una ingente mole di documenti sul caso da me utilizzati per  questo post.

 

 

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