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Glozel

La vicenda di Glozel,cittadina a circa venti chilometri a sud-est di Vichy, nei pressi della D495 Cusset / Ferrieres-on-Sichon e situato tra le montagne del Bourbonnais,è molto lontana nel tempo,troppo lontana.Le testimonianze,la prove,le osservazioni dirette,sono diluite dagli anni trascorsi,perse nei meandri delle discussioni accademiche,inquinate dalle accuse di falsità e dalle invidie covate tra i vari personaggi della storia.In effetti il ritrovamento in questione avrebbe potuto (e dovuto)spazzare via il mondo della preistoria come siamo abituati a considerarlo, forse sarebbe dovuta essere la chiave che apre la porta al mistero delle origini del mondo o almeno le origini della nostra civiltà e la migrazione dei popoli.Era il 1 marzo 1924 ed Emile Fradin, diciassette anni, stava aiutando suo nonno, nella loro fattoria a Glozel,ad arare i campi con i buoi a tirare l’aratro.Improvvisamente,una delle due bestie sprofonda in una cavità che si crea con il franare del terreno.Viene alla luce,così,una specie di pozzo, rivestito di mattoni, alcuni dei quali come vetrificati da un calore intenso.La camera era piena di scaffali e nicchie contenenti molti oggetti antichi ed insoliti. C’erano parecchie ossa intagliate, una serie di corna, quelle che sembravano essere statuette di divinità primitive – simili alle’Venus’ dell’età della pietra in avanzato stato di gravidanza – e,cosa più intrigante di tutte, c’erano alcune tavolette di argilla coperte da un alfabeto sconosciuto.

Il dottor Albert Morlet, un medico nella vicina Vichy, sentì parlare dell’insolita scoperta del giovane Fradin. Morlet era vivamente interessato all’ archeologia e all’antropologia e andò perciò a visitare la fattoria Fradin il 26 aprile 1925. Fu come colpito da quello che vide e capì immediatamente quello che questa scoperta avrebbe significato per il mondo scientifico, cosicchè fece un accordo con Fradin. Secondo i termini di questo accordo, i manufatti sarebbero stati degli scopritori, ma Morlet avrebbe avuto i diritti esclusivi per la pubblicazione e la riproduzione di tutte le informazioni scientifiche associato al sito.


Il dottor Capitan, un esperto ed eminente archeologo (almeno a suo parere personale), si trova coinvolto nel misterioso ritrovamento. Dopo aver visitato il sito di Glozel scrisse con entusiasmo a Morlet: “Hai un meraviglioso ritrovameno là.Vi prego di scrivermi una relazione dettagliata delle vostre scoperte in modo che possa trasmetterla alla Commissione per i monumenti storici ” Morlet vide,però, questa richiesta sotto un’altra luce : Capitan avrebbe ottenuto la maggior parte del credito, mentre Morlet aveva fatto la maggior parte del lavoro. Morlet e le Fradin avevano altri piani, infatti dettero alle stampe un libretto dal titolo: Nouvelle Stazione Néolithique (un nuovo sito Neolitico).Purtroppo, la natura umana pone spesso formidabili ostacoli psicologici nel cammino della verità oggettiva. Sarebbe un eufemismo perciò dire che il dottor Capitan era furioso con Morlet e le Fradin colpevoli di aver snobbato la sua grande fama. La rabbia si trasformò in azione, e lo studioso non trovò nulla di meglio da fare che contestare l’autenticità del loro sito e dei suoi contenuti,arrivando ad accusare il Fradin di aver creato degli oggetti con le proprie mani!


A questi punto l’escalation della polemica era innescata;il professor Salomon Reinach di St Germain-en-Laye si disse favorevolmente impressionato dai reperti di Glozel, anche perchè confermavano la sua ipotesi che la civiltà aveva avuto origine nel bacino del Mediterraneo piuttosto che altrove. Era una teoria vagamente patriottica e molto popolare in Francia all’epoca. Lo storico Camille Jullian Morlet e si schierò con i Fradin.La controversia si approfondì quando Edmond Bayle, uno scienziato forense, pensava di aver rilevato frammenti di quello che avrebbe potuto essere erba in alcune tavolette d’argilla di Glozel. Ha espresso il suo voto contro la loro autenticità – dimenticando, forse, che un fogliame simile era stato ritrovato nei resti di mammut siberiani. Hunter Charles Rogers – con la fama di essere un noto falsario di reliquie – ha sostenuto che era stato responsabile di alcuni dei manufatti Glozel, ma poca o nessuna attenzione è stata rivolta alla sua testimonianza.


Depéret, Preside della Facoltà di Lione, di Geologia e Associate Vice President della Società Geologica di Francia ha scritto: “Non può rimanere nella mente alcun dubbio sulla genuinità geologica del posto e dei preziosi oggetti ritrovati.In questo senso la nostra dichiarazione più formale (…) Il sito di Glozel è un cimitero risalente al Neolitico estremamemte antico. (…) La presenza indiscutibile, anche se probabilmente molto rara, di una renna , in aggiunta ad altre reminiscenze degli strumenti da ricondurre ai magdaleniani mi porta ad ammettere che il deposito è vicino al Paleolitico Finale, al quale si possono rapportare sia la forma degli strumenti che le tavolette scritte. “
Joseph Loth (1847 – 1934), professore al Collège de France dal 1910, archeologo ed esperto della storia e della lingua celtica, consiglia ad Emile Fradin di installare un piccolo museo e questa è la prova che egli crede nella autenticità e l’importanza di quanto è stato scoperto nel sito.La negligenza ufficiale è caduta sul sito di Glozel, il suo inventore, che oggi ha 86 anni, e le conclusioni che si dovevano disegnare. Rimane solo l’interesse e la passione di alcuni appassionati di archeologia che pretendono la verità.
E’ tempo di riconsiderare il’ caso Glozel ‘. Gli scavi che sono stati fatti dopo l’incidente del 1 ° marzo 1924, ufficiali o meno, rivelano, con precisione, dati che sconvolsero le certezze espresse troppo spesso senza alcun senso di oggettività. Ecco, brevemente riassunte, le cause dell’anatema su Glozel e il suo inventore, che hanno poi innescato la legge del silenzio:
– La renna non doveva vivere sul territorio francese nel Neolitico, con il ritiro dei ghiacciai, sarebbe dovuta essere di nuovo al Nord.
– La scrittura in forma alfabetica, nel Paleolitico ,non esisteva ancora.
– I segni stabiliti in ordine alfabetico sono venuti dal Medio Oriente, e sono datati nel Neolitico.
Tuttavia, a Glozel, i reperti sono stati trovati nella stessa porzione di terra e, secondo alcuni protagonisti della scienza del tempo, non potevano coesistere. Erano incise su una pietra una renna e una serie di segni che assomigliano a un alfabeto.Non si capisce se gli animali incisi su vari supporti fosse stata a scopo evocativo, votivo, sciamanico, oppure se era arte per l’arte?


Nessuno, finora, è in grado di datare questo insieme con coerenza. Il carbonio-14, nonché la termoluminescenza non mettono d’accordo sulle date. Nel 1972, i tecnici della Commissione per l’energia atomica hanno analizzato gli oggetti : le tavolette risalgono dal 700 aC al 100 dC, ma alcuni oggetti d’osso risalgono al 17.000 aC . ! 17 mila anni di distanza, dal Paleolitico superiore alle guerre galliche nella stessa fossa archeologica.
L’unica certezza è che non fu una bufala, e Emile Fradin, scopritore del sito, non è stato certo un falsario.
Ciò che non è stato spesso menzionato è la dimensione delle mani che hanno modellato l’argilla. Quando si premere la mano nell’argilla malleabile, allarghiamo l’impronta della mano stessa, ma ,a essiccazione avvenuta, l’impronta mantiene una dimensione prossima a quella dell’originale. Tuttavia, a Glozel, le mani sono grandi, molto grandi, pur restando proporzionate. Esse superano gli standard di un uomo del ventesimo secolo.
Lo stesso vale per lo spessore delle ossa del cranio trovato: lo spessore è doppio rispetto a quello di un uomo d’oggi. Come il cranio, che è di un volume superiore alla media dei nostri crani stessi. Possiamo parlare di giganti o semplicemente una tribù di uomini molto alti,venuti da chissà dove,e che sarebbe finita lì, isolata, dopo un esodo di misterioso?


Ciò che rappresentano le incisioni e la loro formazione tecnica, corrispondono, anche se il disegno è molto irregolare, a quello che si sa circa il Paleolitico. Alcuni disegni assomigliano a quanto è stato fatto nella penisola iberica, il Marocco e le Canarie, così come intorno al bacino del Sahara . Tutto questo cosa significa?

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Le sfere del Costarica

   

Ben 16 secoli fa gli indigeni della Costa Rica sud-occidentale fecero una gran varietà di massicce sfere di pietra, alcune di soli dieci centimetri di diametro, altre di quasi due metri e mezzo.
La loro forma è così perfetta che non si può fare a meno di chiedersi:
‘Come furono fatte?
A cosa servivano?’
Sfere di pietra sono state rinvenute in diversi altri paesi, fra cui Cile, Messico e Stati Uniti,ma le sfere di granito della Costa Rica sono uniche.
Alcune sono sfere perfette che spesso sono state ritrovate in gruppi di 20 o più,
particolarmente interessante è il fatto che molte erano allineate in modo da formare figure geometriche, come triangoli, rettangoli e linee rette, che spesso indicano il nord magnetico.Parecchie sfere sono state scoperte nel delta del Diquis,
altre sono state rinvenute a sud, vicino alle città di Palmar Sur, Buenos Aires e Golfito,

 

e anche nella provincia di Guanacaste a nord, e nella Valle Central.
Diversi reperti archeologici rinvenuti insieme alle sfere hanno fornito indizi preziosi per datarle e gli archeologi ritengono che alcune di queste pietre misteriose risalgano al 400 dopo Cristo anche se la maggior parte comparve tra l’800 e il 1200.
Alcune sono state rinvenute vicino a quelle che sembrano abitazioni o in prossimità di sepolcri,col tempo, alcune sfere, sono state purtroppo distrutte da persone che si aspettavano di trovarci dentro un tesoro.

 

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Il Disco di Festo

 Nel 1908 un gruppo di archeologi stavano scavando a Creta nel palazzo minoico di Festo e trovarono un oggetto tra i più sorprendenti della storia.Era un disco del diametro di circa 15 centimetri,di terracotta non dipinto.Su entrambi i lati erano impressi i segni di quella che sembrava una scrittura, formanti una spirale che,compiendo 5 giri,andavano verso il centro.I segni erano 241 e rimpivano tutto lo spazio disponibile.Il disco è stato datato 1700 a.c. e anticipa di circa 2500 anni i primi tentativi in Cina e di 3100 quelli in Europa della stampa a caratteri mobili.Infatti i segni sulle facce non erano incisi a mano,ma impressi nella creta morbida con stampi e questo fatto sta a significare che il popolo che ha creato il disco deve aver “stampato” altri documenti;non si creano caratteri mobili per usarli una sola volta.La forma dei segni non è simile a nessuna di quelle note e potrebbe essere originaria di Creta o importata da chissà dove.Nei 100 anni trascorsi dal ritrovamento nessun progresso è stato fatto in merito alla decifrazione dei caratteri.

Pernier, per primo, pensò a un contenuto di carattere rituale e a un significato religioso si rifece anche il Dr. Anthony P. Svoronos, che considerò i segni come una preghiera o una richiesta di divinazione,Efi Polygiannakis, nel suo libro “The Phaistos disk speaks in Greek” , sostiene che il disco è scritto con il sistema sillabico di un antico dialetto greco. Anche secondo lei il contenuto è di carattere religioso,Per il neozelandese Steven Roger Fisher, autore di Glyphbreaker,si tratta di un antico linguaggio minoico simile al greco di Micene,due linguisti americani, Rev. Kevin Massey-Gillespie and Dr. Keith Massey sono convinti che il disco contenga una formula magica o una maledizione e che il linguaggio sia indoeuropeo.Come si vede ogni interpretazione può essere considerata valida,ma il disco di Festo resta la,nel museo di Iraklion(Creta),con tutti i sui misteri irrisolti.

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Colonna Stratigrafica con ritrovamenti non convenzionali.

Questa è la classica scala temporale relativa alla comparsa di forme di vita:

Questa invece è una colonna stratigrafica particolare ed atipica:

-In regola con la consuetudine generale, artefatti moderni come la pentola di creta, si trovano nella parte superiore della colonna stratigrafica.

-L’Homo sapiens (uomo moderno), si pensa che abbia avuto origine in Africa circa 100.000 anni fa.

-L’uomo di Neandertal invece circa 150.000 anni fa.

-L’Homo Erectus avrebbe auto origine circa 1,5 milioni di anni fa.

-L’Australopithicus, il primo a camminare in posizione eretta, circa 5 milioni di anni fa.

-Il Pliopithicus, un essere molto simile ad una scimmia,tra i nostri parenti più remoti, intorno ai 25 milioni di anni fa.

-Uno strumento primitivo,che è il più avanzato che ci si aspetterebbe di trovare in strati di 2 milioni di anni.

-Siamo ora nella zona vietata all’archeologia classica e razionale. Questo mortaio e pestello, è stato trovato in strati di roccia di 55 milioni di anni. In questo primo periodo della storia della terra gli esseri umani non esistono.(Inoltre la Scientific American nel numero di giugno 1851 riporta un articolo relativo al ritrovamento di un vaso metallico in un masso di roccia compatta, vecchio di qualche milione di anni, fatto saltare con la Dinamite. ” …mettendo insieme le due parti queste formano un recipiente ben sagomato alto 11-12 cm, base di 16-17 cm, a punta larga di 5-6 cm e spesso circa 3-4 mm.
La materia base del vaso ha un colore simile allo zinco o a quello di un composto metallico con notevoli percentuali d’argento… (segue la descrizione delle incisioni).., il lavoro di incisione cesellatura e incorniciatura è stato eseguito con arte molto raffinata da abili vasai. Questo vaso, interessante perché sconosciuto, è uscito da uno strato roccioso piuttosto compatto, a una profondità di quattro metri e mezzo.”)

Il vaso di Dorchester


-Il tubo metallico nella colonna è impossibile che esista secondo le opinioni accettate dagli archeologi.Trovato in un letto di gesso di 65 milioni di anni, è evidentemente un manufatto intelligente, ma le date coincidono con un tempo dove l’uomo decisamente non c’era.

Ricostruzione del” tubo”

-Questa figura non è mai stata registrata in un libro di testo. Moderna ossa umane sono state trovate in un deposito di carbone nell’Illinois di 320 milioni di anni. Ciò significa che l’uomo è vissuto al tempo dei dinosauri?(Altra stranezza geostorica : Rocky Point Mine di Gulman (Colorado), a 120 metri di profondità furono trovate ossa umane incastrate in una vena argentifera. Si stimò che le ossa erano vecchie di parecchi milioni di anni.
Insieme ad esse fu trovata una freccia di Rame ben temprata lunga una decina di centimetri.)

-Forse il più antico artefatto mai scoperto sono queste sfere metalliche nel Klerksdorp,in Africa. Oltre 150 delle misteriose sfere sono stati trovate nelle profondità degli strati pre-Cambriani  datate con un incredibile 2,8 miliardi di anni. In questo momento della storia della terra,erano solo semplici forme di alghe che popolavano il pianeta.

Sfera del Klerksdorp

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Nikola Tesla un Leonardo alla fine dell’ottocento


Tempo fa mio sono imbattuto in un personaggio veramente ingombrante sotto il profilo storico/scientifico che,colpevolmente,non conoscevo:Nicola Tesla.Tesla nasce attorno alla mezzanotte tra il 9 e il 10 luglio 1856 nel villaggio di Smiljan vicino a Gospic, nella regione di Lika (Krajina)all’epoca nel regno asburgico, ora in Croazia. Suo padre, il Rev. Milutin Tesla, era un sacerdote  serbo ortodosso  di Karlovci e sua  madre, Uka Mandi, era una casalinga. Tesla aveva un fratello e tre sorelle ed andava a scuola a Karlovac (allora Austria-Ungheria, ora Croazia),  ha poi studiato ingegneria elettronica presso il Politecnico di Graz, Austria (1875)ed è lì che ha ideato l’uso della corrente alternata. Nikola Tesla  è stato un fisico, inventore e ingegnere elettronico di insolita brillantezza intellettuale e con spiccata pratica realizzativa ed ha lavorato soprattutto negli Stati Uniti.
Tesla è famoso soprattutto per aver concepito il principio di rotazione del campo magnetico (1882) e poi per averlo usato per inventare il motore a induzione, la corrente alternata e l’invio  a lunga distanza della corrente elettrica (1888).I suoi brevetti e il suo lavoro teorico formano la base per la corrente alternata e per i moderni sistemi di alimentazione elettrica.

Ha inoltre sviluppato numerosi altri impianti elettrici e meccanici  compresi i principi fondamentali e le macchine per lo sviluppo della tecnologia senza fili, tra cui  alternatore ad alta frequenza,  la  bobina di Tesla, ed altri dispositivi come il  turbina senza pale, la candela d’accensione e numerose invenzioni. A Tesla sono stati assegnati 221 brevetti in tutto il mondo di cui 113 negli Stati Uniti : Corrente alternata, alternatori, trasformatori e motori,  comunicazione via radio, lampade fluorescenti, sistemi di accensione per autoveicoli,  turbine, ecc Tesla è stato fondamentalmente disinterassato alla ricchezza, cercava solo di ottenere fondi per continuare la sua ricerca per il miglioramento le condizioni di vita dell’umanità. Dopo il 1915, Tesla lentamente svanisce nell’oblio, infine scompaiono anche i soldi nel 1943. Più tardi, quello stesso anno, la Corte Suprema degli Stati Uniti  dichiarò Tesla, il vero inventore della radio.


Il celebre fisico Niels Bohr ha ben sintetizzato con queste parole:
” La geniale invenzione di Tesla del sistema a più fasi, nonché i suoi esperimenti sul sorprendente fenomeno delle oscillazioni in alta frequenza sono stati alla base  dello sviluppo di  condizioni completamente nuove per l’industria e per le comunicazioni radio, ed ha avuto una profonda influenza su tutta la civiltà.”Quando Tesla arrivò in america aveva con se 4 centesimi , un libro di poesia, e una lettera di raccomandazione da Charles Batchelor(suo ex datore di lavoro) per Thomas Edison che diceva:”So che esistono due grandi uomini, tu sei uno,questo giovane è l’altro ” Lavorò con Edison che,dopo aver riorganizzato le sue industrie lasciò per divergenze:mentre Edison prevedeva un grande futuro per la corrente continua,Tesla vide subito l’applicabilità infinita della corrente alternata ,soprattutto per la facilità di trasporto a grandi distanze.

Nel mese di aprile 1887, Tesla iniziò ad indagare su una cosa che più tardi si sarebbe  chiamata raggi X. Il 30 luglio 1891, fu naturalizzato,divenne un cittadino degli Stati Uniti e creò il suo laboratorio in Houston Street, a New York.Riuscì ad accendere i tubi in vuoto in modalità wireless, fornendo elementi di prova per le potenzialità di sviluppo di questo sistema di trasmissione di potenza. Intorno a questo periodo, Tesla sviluppò una stretta e duratura amicizia con Mark Twain.Trascorsero molto tempo insieme nel laboratorio di Tesla e altrove.I migliori amici del genio sono stati gli artisti. Egli strinse anche amicizia con l’editore Robert Underwood Johnson, che ha adattò in serbo diverse poesie di Jovan Jovanovi.


A 36 anni gli furono concessi i primi brevetti riguardanti il sistema polifase.Continuò poi la ricerca sul sistema e sui principi del campo magnetico rotante.Nel 1892, Tesla venne a conoscenza di ciò che Wilhelm Röntgen successivamente identificò come raggi X.Eseguì quindi numerosi esperimenti (compreso fotografarsi le ossa della mano per poi inviare queste immagini a Röntgen) ma le conclusioni a cui giunse in queso campo non sono molto note perchè gran parte della sua ricerca è stata persa nel 1895 quando il laboratorio di Houston Street fu distrutto dal fuoco.

Tesla commentò i rischi del lavorare con i raggi X prodotti dai dispositivi, attribuendo i danni alla  pelle  all’ozono piuttosto che alle radiazioni: “Per quanto riguarda le ferite sulla pelle … ho notato che sono state travisate … Esse non sono dovute ai raggi Roentgen, ma solo all’ ozono generato al contatto con la pelle.L’acido nitroso può anche essere responsabile, ma in piccola misura. ” (Tesla, in Electrical Review, 30 novembre 1895). Ciò è palesamente inesatto,infatti Tesla se ne accorse osservando un suo assistente gravemente bruciato dalle radiazioni sprigionate da tubi catodici nel suo laboratorio.Tesla fu nominato Vice-Presidente dell ‘American Institute of Electrical Engineers dal 1892 al 1894. Dal 1893 al 1895,approfondì lo studio delle correnti alternate ad alta frequenza.Riuscì a generare corrente alternata di un milione di volt usando la bobina Tesla e studiò l’effetto dei conduttori sulla pelle,attuò la progettazione dei circuiti elettrici ed inventò una macchina per indurre il sonno, il cordless,le lampade a scarica di gas e l’energia elettromagnetica trasmessa senza fili,che contribuì in modo efficace alla costruzione del primo trasmettitore radio.Nel 1899 dopo aver ideato un sistema simili all’odierna iniezione elettronica per motori e un telecomando in grado di manovrare una nave a distanza, Tesla  decise di spostare la ricerca a Colorado Springs, Colorado, dove avrebbe potuto creare la sua camera ad alta tensione per gli esperimenti sull’alta frequenza.

Scelse questa località soprattutto a causa dei frequenti temporalie l’elevata altitudine (dove l’aria, essendo a bassa pressione, ha una minore resistenza dielettrica , il che rende più facile la ionizzazione). Inoltre, la proprietà era libera e l’ energia elettrica era disponibile dall’ El Paso Power Company. Oggi,grafici  di intensità magnetica mostrano inoltre che il terreno intorno al suo laboratorio disponeva di un fortissimo campo magnetico anche rispetto alla zona circostante.
Tesla tenne un diario dei suoi esperimenti nel laboratorio di Colorado Springs dove trascorse quasi nove mesi. Si compone di 500 pagine di appunti manoscritti e circa 200 disegni, registrati in ordine cronologico tra il 1 ° giugno 1899 e 7 gennaio 1900,e contiene  le spiegazioni dei suoi esperimenti e come si è svolto il lavoro.Qui è nato lo sviluppo di un sistema di telegrafia senza fili, la telefonia e la trasmissione di potenza, la sperimentazione di elettricità ad alta tensione e la possibilità di trasmettere senza fili e la distribuzione di grandi quantità di energia elettrica su lunghe distanze.

Egli ha anche ideato un sistema di esplorazione geofisica – Sismologica – che ha definito telegeodynamics, sulla base del suo alternativo oscillatore meccanico brevettato nel 1894, e ha spiegato che una lunga serie di piccole esplosioni potrebbero essere utilizzati per  creare  terremoti grandi abbastanza da distruggere la Terra.
Molto di ciò che Tesla ha scoperto si è perso anche perchè molte cose sono state tenute segrete da lui stesso.E’ quasi impossibile analizzare tutti i campi dove Tesla si è mosso con successo inventando nuove soluzioni o scoprendo sistemi fino ad allora sconosciuti e neanche immaginati,ma la sua vita si avvicina ,su scala diversa,a quella di Leonardo da Vinci.Tutti e due hanno precorso i loro tempi spesso non capiti,sempre fuori dal loro tempo,veri e propri ooparts viventi.

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Annunaki,Dei Sumeri o visitatori?


Tra le prime civiltà ci sono stati  diversi popoli che vivevano nelle fertili valli comprese tra il Tigri e l’Eufrate , o Mesopotamia, che in greco significa “tra i fiumi”. A sud di questa regione, in un settore attualmente in Kuwait e Arabia Saudita settentrionale, un misterioso gruppo di persone, che parlava una lingua estranea a qualsiasi altro linguaggio umano conosciuto, cominciò a vivere in città,  governate da una sorta di monarca, ed iniziò a scrivere.Erano i Sumeri , una delle prime società urbane ad emergere nel mondo, nel sud della Mesopotamia più di 5000 anni fa. Svilupparono un sistema di scrittura cuneiforme che avrebbe influenzato l’area geografica per gli  anni a venire e,  circa nel 3000 aC, si cominciarono a formare grandi città-stato nel sud della Mesopotamia che  controllavano zone di parecchie centinaia di miglia quadrate. I nomi di queste città parlano di un passato lontano e nebbioso: Ur, Lagash, Eridu.

I Sumeri erano costantemente in guerra gli uni con gli altri oltre che con gli altri popoli,soprattutto per l’acqua, scarsa e preziosa risorsa. Il risultato a lungo termine di queste guerre è stata la crescita delle grandi città-stato, poichè la più potente inghiottiva la più piccola .Gli antichi babilonesi sono stati a lungo considerati come i migliori astronomi  del mondo antico perchè diverse migliaia di anni prima di Copernico si resero conto che la terra e gli altri pianeti erano  tutti  sferici e ruotavano intorno al sole.Con queste conoscenze erano in grado di prevedere con precisione le eclissi di sole e di luna.Nuovi testi babilonesi tradotti indicavano la posizione delle stelle e dei pianeti ma anche la certezza che  sono stati calcolati in base a complesse equazioni ereditate dalla civiltà sumerica. I Babilonesi sembravano non capire le basi di queste equazioni e delle formule, ma sapevano solo come usarle.Erano i Sumeri che avevano una più esatta conoscenza del sistema solare. Il calendario è stato creato originariamente dai Sumeri circa nel 3000 aC ed è anche diventato il modello per il nostro.

Questo popolo ha infatti basato il proprio calendario sui cicli della luna,dividendo così l’anno in 12 mesi. I Sumeri erano a conoscenza anche delle più arcane  funzioni astronomiche, alcune delle quali è difficile capire come sia stato possibile, per loro, arrivarne alla comprensione. Per esempio hanno intuito come la terra, girando sul suo asse , traccia nello spazio  un cerchio con il punto del polo, la cui grandezza è determinata dal passare degli anni.
Per essere precisi, il polo traccia un cerchio  di circa un grado ogni 72 anni . Questo fenomeno è chiamato la precessione degli equinozi. È possibile osservare questo effetto in una trottola o in un giroscopio. Nei primi giri il punto nord rimane fermo, ma come la rotazione rallenta, il culmine comincia a tracciare cerchi, che diventano sempre più grandi fino a che l’oggetto cade.. Un Grande Anno, il tempo necessario al polo nord per tornare allo stesso punto è  25920 anni, calcolato moltiplicando i 72 anni necessari per passare da un grado ai 360 gradi di un cerchio.I Sumeri conoscevano e avevano capito la precessione e sapevano anche la lunghezza del Grande Anno, un dato davvero straordinario, considerando gli strumenti primituivi che possedevano per effettuare misurazioni.

I Sumeri sono stati anche in grado di misurare la distanza tra le stelle in modo molto preciso. Ma come è possibile che un popolo poco più che primitivo sia stato in grado di arrivare a questo grado di conoscenza astronomica? E ancor più misteriosamente, perché? Tali mappe stellari sarebbe necessarie  per viaggiatori dello spazio, ma non per gli antichi Sumeri . Considerata la straordinaria precisione dei  calcoli astronomici sumerici, forse conviene  considerare con prudenza quei punti dove le informazioni nostre e dei Sumeri non collimano. Assegnavano 12 “corpi celesti” al sistema solare: il sole, la luna e 10 pianeti. Oggi ne conosciamo 11, ma non è stato sempre così. Fino alla fine del 18 ° secolo gli astronomi occidentali erano  a conoscenza  di 6 pianeti – Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove e Saturno. Urano è stato scoperto nel 1781, Nettuno nel 1846, e Plutone nel 1930. Alla luce di queste considerazioni, è possibile che il 12° corpo celeste sia ancora da scoprire, forse era un pianeta che la popolazione Sumera chiamava Nibiru?

Curiosamente, nel 1972, Joseph L. Brady, un astronomo del Lawrence Livermore Laboratory ha scoperto una perturbazione nell’ orbita della cometa di Halley che potrebbe essere spiegata con la presenza di un pianeta delle dimensioni di Giove con un orbita di diverse migliaia di anni. Più di recente, è stato accertato che le traiettorie nello spazio di sonde come il Voyagers sono stati disturbati da una sconosciuta forza gravitazionale. E’ azzardato ,ma non impossibile,spiegare queste anomalie con l’esistenza di Nibiru? Forse l’ipotesi più affascinante è che  Sumeri abbiano ereditato la loro conoscenza dai loro “Dei”,gli “Annunaki.  Annunaki significa “quelli che sono venuti dal cielo sulla terra” (Anu = cielo , na = a venire, Ki = terra). Gli Annunaki erano infatti le antiche divinità dei Sumeri. Il capo del consiglio Annunaki era il Gran Anu, il dio del cielo. Il suo trono è stato ereditato da Enlil, dopo una controversia tra lo stesso Enlil ed Enki, suo cugino. Enki era un alchimista ed era considerato il responsabile della creazione dell’umanità.

Alcuni come Zecharia Sitchin, Laurence Gardner e David Icke sostengono che gli Annunaki erano in realtà extra-terrestri che sono venuti sulla Terra in antichità ed hanno manomesso il patrimonio genetico del primitivo  Homo sapiens.
Secondo Sitchin, questi esseri vivono su un pianeta chiamato,appunto, Nibiru, presumibilmente il 12 ° del nostro sistema solare, mentre altri sostengono che siano arrivati dalle Pleiadi. Resta il fatto che ,nella zona ,ci sono stati ritrovamenti di scheletri giganteschi,caratteristica fisica attribuita agli Annunaki e rimane inspiegabile la conoscenza astronomica  dei Sumeri alla quale abbiamo accennato.

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Eros 433.asteroide con mistero.

Eros 433 è un asteroide scoperto nel 1898 che orbita nell’universo e,periodicamente, passa relativamente vicino alla terra .Non possiede nessuna attrattiva nè la sua forma evoca qualcosa di interessante,è il solito tubero spaziale simile ai vari Apophis,Cerere,Hidago,ma ci sono alcuni particolari che lo rendono unico.La sua orbita è ,oltre che ellittica, imprevedibile ed irregolare e sulla sua superfice,fotografata dalla sonda Near-Shemaker della Nasa nel 2000,sono state notate alcune anomalie che mal si spiegano e si giustificano.Come si nota nelle fotografie,nella zona evidenziata nella prima,una volta ingrandita,risalta un oggetto che non ha nessuna ragione di esistere lì.Sembra un cono metallico(riflette la luce) circondato da sfere con superfici lucide e nessuna spiegazione è stata tentata nemmeno dagli addetti ai lavori .Il prossimo passaggio è “previsto”,per quanto possibile,il 30-01-2012,forse all’epoca riusciremo a capire.

Le foto sono a disposizione del pubblico sul sito della Nasa.

 

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I dischi Dropas di Bayan Kara Ula


Ogni storia per essere credibile deve fondarsi su prove che dimostrino la veridicità dei fatti,e queste prove devono poter essere esibite anche dopo il trascorrere degli anni.I ritrovamenti che andremo ad analizzare , purtroppo,non hanno la possibilità di essere controllati o anche solo osservati,soprattutto per l’ubicazione,la Cina,che notoriamente non brilla nel favorire la collaborazione internazionale in qualsiasi campo gli venga richiesta.Comunque questa è la “storia” dei dischi Dropas
dove non manca nulla,dal popolo extraterrestre  letteralmente caduto sulla terra a dischi con geroglifici che vibrano a contatto della corrente.Nel 1938, un team di archeologi, guidati dal Prof. Chi Pu Tei dell’Università di Pechino, condusse un esame molto dettagliato in una serie di caverne comunicanti a Balan Kara-Ula, un distretto sul confine tra Cina e Tibet. Il gruppo trovò degli scheletri di piccoli esseri con un’ossatura delicata, ma con un cranio piuttosto ampio. Uno degli assistenti avanzò l’ipotesi che le caverne potessero aver costituito l’abitazione di una, fino ad allora sconosciuta, specie di scimmia. Ma, come evidenziò il Prof. Chi Pu Tei “qualcuno ha mai visto delle scimmie che seppelliscono i propri morti?”. Sulle pareti di queste caverne vennero scoperti disegni di uomini che indossavano un elmetto rotondo. Incisi nella roccia si trovavano anche disegni del sole, della luna, della terra e delle stelle, connessi a gruppi da una serie di punti.

Mentre gli scheletri venivano studiati  uno dei ricercatori notò un disco di pietra, largo e rotondo, dello spessore di circa 2 cm, che giaceva quasi sepolto nella polvere della caverna. Il team si mise a studiare l’oggetto che appariva, assurdamente, come una specie di disco di pietra per un grammofono. Era dotato di un foro al centro e di un sottile solco a spirale sulla superficie, che andava dal centro verso il margine. Ad un’analisi più approfondita, il solco spiraliforme, risultò essere un’inscrizione formata da una doppia riga di caratteri molto compressi. Dopo un esauriente ricerca nelle caverne, vennero rinvenuti ben 715 dischi con le stesse caratteristiche! Ogni disco aveva le stesse dimensioni: 22,7 cm di diametro e 2 cm di spessore; inoltre ogni disco aveva al centro un foro perfettamente circolare di 2 cm di diametro. Il bordo esterno era dentellato per tutta la circonferenza.  Quanto al messaggio inscritto, nessuno fu in grado di decifrarlo. Durante i due decenni nei quali i dischi rimasero a Pechino molti esperti tentarono di tradurre le inscrizioni, ma senza successo fino a quando un altro professore cinese, il Dr. Tsum Um Nui riuscì a comprendere il codice ed iniziò a tradurre i messaggi. Ben presto si rese conto che sarebbe stato meglio divulgare il messaggio solo a poche selezionate persone. Il mondo esterno rimase quindi all’oscuro, mentre le conclusioni sul significato dei dischi erano talmente eccezionali che furono ufficialmente soppresse. Il Dipartimento di Preistoria dell’Accademia di Pechino gli proibì tassativamente di pubblicare le sue scoperte. Con la collaborazione di geologi, e dopo un’analisi spettrografica, si scoprì che i dischi possiedono un alto contenuto di cobalto e di metallo (non viene riferito di quale metallo si tratta). Questo implica un origine artificiale dei dischi. Precedentemente si pensava che fossero di diorite e comunque la durezza del materiale è paragonabile a quest’ultima.

Gli scienziati russi chiesero di poter esaminare i dischi e diversi furono spediti a Mosca per essere analizzati. Essi furono ripuliti dalle particelle di roccia che, nel tempo, avevano aderito alla superficie e successivamente sottoposti ad analisi che confermarono quanto dichiarato dagli scienziati cinesi. Ma non era tutto. Posti su una speciale piattaforma girevole, essi generavano un suono ad alta frequenza e questo fece pensare che fossero stati sottoposti ad un’alta tensione; o, come dichiarò uno degli scienziati, “come se facessero parte di un circuito elettrico”.Nel 1947 l’archeologo Karyl Robin-Evans ricevette da un certo professor Lolladoff un disco di pietra che credeva fosse stato trovato in Nepal. L’oggetto sembrava essere appartenuto ad una tribù, i “Dzopa”, che lo usavano nelle cerimonie religiose. Il disco aveva il raggio di 12 centimetri e lo spessore di cinque e, secondo Robin-Evans che lo aveva posto su di una bilancia, aveva la caratteristica di aumentare e diminire di peso nel giro di poche ore. Robin-Evans si mise in viaggio verso le montagne della Cina, alla ricerca della tribù Dzopa. Dapprima passò attraverso Lhasa, nel Tibet, dove venne ricevuto dal 14° Dalai Lama, che allora aveva 12 anni. Nel 1947 il Tibet era ancora indipendente, solo nel 1950, quando il Dalai Lama si rifugiò nel nord dell’India, i cinesi si impadronirono del paese. La regione di Bayan-Kara-Ula, situata in un territorio impervio, lungo il confine cino-tibetano, non risenti molto dell’invasione. Il luogo sembrava incutere timore persino ai tibetani, tant’è vero che, una volta arrivati in alta montagna, le guide di Robin-Evans non volevano proseguire. Avevano paura. Un atteggiamento che spiega perché la regione di Bayan-Kara-Ula fosse stata scarsamente esplorata fino al 1947, eccezion fatta per la spedizione scientifica del decennio prima. Robin-Evans riuscì comunque a raggiungere la sua meta e a guadagnarsi la confidenza della gente Dzopa.

 Aveva con sé un linguista, che gli insegnò i rudimenti della lingua Dzopa, e Lurgan-La, il capo religioso degli Dzopa, gli raccontò la storia della tribù, il cui pianeta natale si trovava nel sistema di Sirio. Lurgan-La spiegò che due missioni erano state inviate sulla nostra Terra: la prima più di 20.000 anni fa, la seconda nel 1014 prima di Cristo. Durante quest’ultima visita alcune astronavi precipitarono e i sopravvissuti non furono in grado di lasciare la Terra: gli Dzopa sarebbero stati i discendenti diretti di queste genti. È importante stabilire se i “Dropa” (altra tribù in cui si raccontava sulle incisioni) e gli “Dzopa” costituissero una sola tribù, oppure appartenessero a nuclei differenti, una controversia di cui Robin-Evans sembra fosse al corrente. Sebbene il termine ‘Dropa” rappresentasse la corretta sillabazione, “Dzopa”, o piuttosto “Tsopa” era più vicino alla pronuncia esatta della parola. Nel 1963 il Dr. Tsum Um Nui decise di pubblicare la sua scoperta, nonostante il divieto dell’Accademia. La pubblicazione apparve con un titolo prolisso ma destinato a sollevare curiosità ed interesse: “I manoscritti incisi riguardanti le navi spaziali arrivate sulla Terra 12.000 anni fa”. In occidente non venne preso seriamente e, in poco tempo, l’intera vicenda sembrò svanire nell’oblio.Questo silenzio durò fino al 1967, quando il filologo russo Dr. Viatcheslav Zaitsev pubblicò un estratto della storia contenuta nei dischi sulla rivista Sputnik. Presumibilmente, l’intera “storia” viene conservata all’Accademia di Pechino e negli archivi storici di Taipei, R.O.C.. La traduzione dei dischi contiene un messaggio che può sembrare assurdo per alcuni, e bizzarro ad altri. La storia riporta la registrazione di una navetta spaziale con abitanti di un altro pianeta, costretti ad un’improvvisa fermata sulle montagne di Bayan Kara-Ula. Le scritture dei dischi spiegano come le intenzioni pacifiche dei “visitatori” furono fraintese e quanti di essi furono catturati e uccisi dai membri della tribù di Kham, che viveva nelle caverne limitrofe. Secondo il Prof. Tsum Um Nui, una delle linee incise dice: “I Dropas vengono dalle nuvole con il loro velivolo. I nostri uomini, donne e bambini si nascosero nelle caverne dieci volte prima dell’alba. Quando alla fine essi (i Kham) compresero il linguaggio mimico dei Dropas, si resero conto che i nuovi venuti avevani intenzioni pacifiche”. In un altro disco si esprime rammarico da parte della tribù dei Kham che la navetta aliena sia precipitata su quelle montagne remote e inaccessibili e che non ci sia possibilità di costruirne una nuova, in modo che i Dropas possano ritornare al loro pianeta.

Negli anni successivi alla scoperta degli scheletri e dei dischi, archeologi ed antropologi hanno appreso molte informazioni riguardo l’area isolata di Bayan Kara-Ula. E questi studi sembrano convalidare la sorprendente storia registrata sui dischi. Le leggende ancora vive presso le tribù del luogo, parlano di persone piccole, con visi gialli, venuti dal cielo, tanto tempo fa. Queste persone avrebbero teste grosse e prominenti e un corpo esile, ed il loro aspetto era così sgradevole e ripugnante che furono cacciati dalle tribù locali. Curiosamente, la descrizione degli alieni, concorda con il ritrovamento degli scheletri fatto dal Prof. Chi Pu Tei. Sia i dischi, sia i graffiti nelle caverne e gli scheletri sono stati datati intorno al 10.000 a.C.! Al tempo della scoperta, alcune delle caverne erano ancora abitate da due tribù conosciute come Khams e Dropas, i cui membri, peraltro, avevano un’apparenza quantomeno singolare. Semplicemente le due tribù non corrispondevano ad alcuna categoria razziale stabilita dagli antropologi. Entrambi avevano una statura simile ai pigmei; la loro statura andava dal metro e 15 al metro e 40 cm., ma la statura media era di 1,25 m. La loro pelle tendeva al giallo e le loro teste erano sproporzionatamente grandi e con pochi capelli sparsi; i loro occhi erano grandi, ma non di tipo orientale, di colore blu chiaro. La struttura del viso era ben formata, simile alla razza Caucasica, e i loro corpi erano estremamente sottili e delicati. Il peso degli adulti oscillava tra i 17 e i 24 Kg.Nel 1955 giunse uno starordinario report dalla Cina: nella provincia di Sichuan, al limite orientale delle montagne di Baian Kara-Ula, furono scoperte, appartenenti ad una tribù locale, 120 persone etnologicamente non classificabili. L’aspetto più importante di questa nuova tribù era la statura dei suoi membri: non più alti di 1,2 metri. L’adulto più piccolo misurava solo 63 centimetri! Nel 1974 l’ingegnere austriaco Ernst Wegerer si imbatté in due dischi nel Museo Banpo di Xian e li fotografò. Il divulgatore di paleoastronautica Erich von Daniken seppe dei dischi e delle foto di Wegerer e ne scrisse su uno dei suoi libri, senza ottenere molto credito. Fu Hartwig Hausdorf a cambiare la situazione. Nel marzo 1994, assieme a Peter Krassa, amico di von Daniken, parti per la Cina. Più tardi Hausdorf dichiarò: “Nello Xian visitammo il Museo Banpo, cercando i dischi che Wegerer aveva fotografato venti anni prima. Ma il nostro ottimismo non venne ripagato. Non riuscivamo a trovare in nessun posto alcuna traccia dei dischi. Wegerer si era forse inventato l’intera storia? Non ci sembrava possibile. Chiedemmo alle nostre guide e al professor Wang Zhijun, direttore del museo. All’inizio negarono l’esistenza dei dischi! Dopo avergli esibito le foto dei dischi per un’ora, Thijun disse che uno dei suoi predecessori aveva dato a Wegerer il permesso di fotografarli, che i dischi esistevano, o come minimo erano esistiti.

Poco dopo aver concesso a Wegerer di fotografarli, il direttore era stato costretto a dimettersi e di lui non si seppe più nulla. Krassa, compatriota di Wegerer, aveva tutte e quattro le fotografie. Il direttore Zhijun ci mostrò – dopo aver capito che non ce ne saremmo andati senza ottenere quello che volevamo – un libro di archeologia in cui erano riprodotte le foto dei dischi. Più tardi ci portò in un edificio vicino, dove gli artefatti del museo venivano puliti e catalogati. Su una sedia stava una copia ingrandita di undisco di pietra. Alluse che pochi anni prima arrivarono indicazioni ‘dall’alto’, dai suoi superiori, che tutte le tracce dei dischi dovevano essere fatte sparire e che si doveva dire che tutto quell’argomento era una grossa montatura.”
Hartwing Hausdorf si è mosso per poter ricevere il permesso di entrare nella zona delle montagne di Bayan-Kara-Ula per cercare la popolazione Dzopa, se ancora esiste. Dato che l’esistenza della tribù è accertata fino al 1947, è probabile che vi siano dei discendenti viventi ancora oggi, a meno che l’ordine del 1965 di “far sparire tutte le tracce dei dischi di pietra” abbia occultato ogni prova. Hausdorf, scorrendo l’ultima lista del 1982 delle minoranze nazionali riconosciute in Cina, ha riscontrato che i Dzopa non sono riconosciuti come minoranza nella loro provincia, Qinghai. Che forse non esistano più? La lista specifica che 880.000 persone non sono riconosciute come minoranza etnica. Si tratta di 25 tribù. Potrebbero essere registrate sotto nome differente, stando alla trascrizione Hanyu-Pinyin, che traduce certi nomi in modo completamente diverso rispetto al passato.
Altro mistero con cui Hausdorf si è trovato alle prese è il nome del archeologo Tsum Um Nui, che non era cinese e sulla cui stessa esistenza sono sorti dei dubbi. Ma un amico asiatico di Hausdorf gli disse che il nome Tsum Um Nei era un misto di cinese e giapponese. La pronuncia giapponese era stata scritta in cinese, così come in tedesco il nome “Schmidt” può essere detto “Smith” in America. “Ovviamente il tipo era giapponese”, realizzò Hausdorf, il che spiega come il professore sia potuto rientrare in Giappone raggiunta la pensione.
I dischi di Bayan-Kara-Ula sembrano presentare analogie con altri reperti antichissimi dalla forma discoidale. Si è parlato del disco del professor Lolladoff ritrovato in Nepal e risalente, presumibilmente, a 4000 anni fa. Esso mostra delle anomalie di rilievo: oltre ad avere la capacità di perdere peso e riguadagnarlo, senza alcuna spiegazione scientificamente valida, percosso, genera un acuto suono vibrante. Inoltre sulla sua superficie vi sono delle figure in basso-rilievo su cui si nota un umanoide macrocefalo.
Un’altra analogia potrebbe esserci con le scoperte di Festo, nell’isola di Creta (Grecia). Nel 1908, nel corso di uno scavo in questa località, una spedizione archeologica italiana scoprì un disco d’argilla di medie dimensioni, risalente al II millennio a.C., sulle cui facce sono presenti numerosi simboli. La decifrazione della sua enigmatica scrittura ideografica ha interessato, fino ai giorni nostri, molti studiosi senza giungere però ad alcuna conclusione logica e definitiva. È stato anche ipotizzato che i simboli, come quelli di Bayan-Kara-Ula, narrerebbe dell’arrivo sul nostro pianeta di una popolazione extraterrestre, in questo caso proveniente dalle Pleiadi. Questa teoria verrebbe supportata dalla presenza, sul disco, di un ideogramma, ripetuto per ben 17 volte, dall’aspetto di scudo circolare con sette protuberanze, raffiguranti le sette stelle delle Pleiadi, e da un altro simbolo che, presente una volta sola, ricorda un disco volante. Questo è quello che “sappiamo” ,ma dei dischi non c’è più nessuna traccia,quindi non è possibile nè analizzare i manufatti,nè tentare nuove traduzioni dei glifi ,magari meno fantasiose ma più esaustive.

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Cucuteni-Trypilla un popolo apparso dal nulla.

Al momento è considerata una delle più antiche civilta’ d’Europa: si sviluppo’ nelle regioni che oggi fanno parte di Romania, Ucraina e Moldavia tra il 5000 e il 3000 avanti Cristo e lascio’ reperti che si caratterizzano per una forte originalita’ e per un livello di progresso sorprendente per l’epoca. Il nome di questa civiltà è stato stabilito in modo convenzionale dagli archeologi in base ai nomi dei villaggi Cucuteni in Romania, vicino a Iasi, e Trypillya in Ucraina, vicino a Kiev, dove, alla fine del XIX secolo sono state rinvenute per la prima volta ceramiche dipinte e statuette di terracotta. Siamo di fronte ad una civiltà estesa su circa 350.000 km quadrati con insediamenti di varie dimensioni, antenati delle nostre città che si sviluppavano su centinaia di ettari, elaborate fortificazioni, abitazioni che variavano da capanne interrate a costruzioni fino a due piani, oggetti in ceramica la cui utilità si abbina in modo armonioso all’aspetto estetico, una religione affascinante le cui tracce sono marcate fra idoli e oggetti culturali dall’incredibile simbolismo, oggetti rituali la cui funzionalità è ancora in fase di interpretazione. Ma piu’ si conosce su questa cultura, piu’ essa appare misteriosa, soprattutto per ciò che riguarda i luoghi e il suo ruolo ricoperto nella storia universale; vi è anche l’ipotesi che questi luoghi potrebbero essere il punto di partenza della civiltà dei Sumeri se non, addirittura, che a questi luoghi sia riferibile il mito di Atlantide.

Gli scavi archeologici provano l’eccellente grado raggiunto dalla popolazione nell’agricoltura e confermano come non solo vi erano solo villaggi comuni, ma anche centri abitati di dimensioni impressionanti, con superfici che variavano dai 150 fino ai 450 ettari, vere e proprie “città preistoriche”. In particolare l’insediamento del bacino del  Bugo Meridionale mostrava strutture urbane con abitazioni poste in cerchi concentrici oppure disposte in linee parallele o gruppi, tese a formare piazze e luoghi destinati ad attività pubbliche o comunitarie. Alcune abitazioni erano molto grandi, da 300 a 600 metri di lunghezza, composte da molte stanze. I muri ed il soffitto erano decorati con disegni neri e rossi. I letti e altri arredamenti d’interni erano decorati con disegni complicati realizzati con colori brillanti. Alcune delle statuette ritrovate negli scavi archeologici rappresentavano personaggi importanti che vivevano nelle costruzioni appartenenti a queste città preistoriche. I volti maschili sono allungati, con nasi pronunciati. La maggior parte delle statuette femminili sono aggraziate, con lunghe gambe, alcune nude e altre avvolte in quello che sembra un abito da festa. I corpi delle donne sono tatuati in diversi punti, soprattutto sullo stomaco e sulla schiena.

I disegni ornamentali più diffusi erano spirali, rombi e serpentine (l’Albero della Vita). Alcune statuette recano ancora tracce di colore rosso e nero che riprendono i dettagli degli abiti. Tra i culti più sviluppati vi e’ quello della Madre Terra (che assicurava fecondità e fertilità), del Toro Celeste e del Fuoco (come attributo celeste). Le occupazioni di base della popolazione di Cucuteni-Trypillya erano l’agricoltura e l’allevamento di suini, ovini e bovini; verosimilmente addomesticavano i cavalli.
Gli specialisti di paleo-botanica hanno dimostrato l’esistenza di alcuni tipi di grano, orzo, cereali, legumi, viti, ciliegi e pruni. Usavano aratri a trazione animale e sofisticati forni per cuocere la ceramica. I vasi erano di diversi tipi e stili, decorati in almeno 20 modi diversi. Nell’insediamento di Nebelivka, vicino a Maydanetsky in Ucraina, gli archeologi portarono alla luce quello che puo’ essere considerato il più antico set di ceramiche dell’Est Europa, con piatti, ciotole e coppe riportanti lo stesso decoro. I metallurgici della civiltà Cucuteni-Trypillya conoscevano diversi metodi di lavorazione del rame, e perfino i metodi per ottenere le leghe metalliche, compresi rame e argento. In proporzione inferiore lavoravano anche l’oro con cui realizzavano gioielli.

Gli oggetti di metallo erano accumulati quali tesori (come quelli scoperti a Ariusd, Habasesti, Brad, Carbuna, Horodnica). Il tesoro di Ariusd (Romania) conteneva ben 1.992 oggetti di rame, il tesoro di Carbuna (Repubblica di Moldavia) 444 oggetti di metallo, mentre i tesori di Ariusd e Brad  (Romania) contenevano anche oggetti in oro. Gli insediamenti di Cucuteni-Trypillya (oggi denominati “piccole fortezze” per via della posizione dominante) mostrano sistemi di fortificazione che consistono in fossati,  terrapieni e palizzate. Nell’ultima fase di sviluppo della civiltà Trypilliana, le città di tipo proto-urbano dell’area est (Trypillia) estendevano le fortificazioni fino a tutto il perimetro dell’abitato, innalzando, talvolta, anche muri di pietra. Queste fortificazioni avevano lo scopo di difendere gli insediamenti e le ricchezze dagli attacchi delle comunità vicine e dalle tribù nomadi infiltrate nell’area attraverso le regioni delle steppe. Gli archeologi, i fisici e i paleo-botanici, impegnati nello studio della civiltà Cucuteni-Trypillya, presumono che uno dei fattori che determinarono il declino di questa civiltà agli apici del suo sviluppo fu il progressivo peggioramento della situazione ecologica, sentita in tutta l’area dell’Eurasia. Ma le vere ragioni della scomparsa della civiltà Cucuteni-Trypillya non sono ancora chiare. Ne’ si conosce l’idioma parlato pur se, secondo varie opinioni, è fra la popolazione di Cucuteni-Trypillya che andrebbe cercata l’origine della lingua Indo-Europea.

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Chaco Canyon ,ancora un grande popolo scomparso.


Il mistero del Chaco Canyon riguarda i profondi enigmi proposti dal  ritrovamento di moltissimi resti preistorici  nel sito del New Mexico. Chaco Canyon è stato un importante centro culturale degli Anasazi (antichi nativi americani) da circa il 900 al 1130. Una trentina di antichi edifici in muratura, con centinaia di camere ciascuno, attestano l’importanza del centro di Chaco. Alcune strutture sono pensate per servire come osservatori astronomici o calendari. Gli archeologi hanno scoperto gioielli e antichi cumuli di materiali di scarto. Ampie e ben costruite strade sembrano essere state progettate per i pellegrini, gli abitanti e gli operai.
I reperti archeologici sono ora conservati nel Chaco Culture National Historical Park, gestito dalla National Park Service. Il sito archeologico si trova nel quadrante nord-ovest del New Mexico, circondata dalle riserve  Zuni ,Navajo e Hopi .
Mentre si apprezza la maggior parte dei  Parchi Nazionali degli Stati Uniti per la loro bellezza,  Chaco viene apprezzato per il suo passato. Si tratta di un ambiente metereologicamente duro: caldo e secco in estate, freddo e asciutto in inverno, quasi un deserto. Anche se non vi è prova che il sostentamento degli Anasazi fosse l’allevamento, si pensa che sia stata questa la forma di alimentazione, unita ad una integrazione arrivata da zone limitrofe .

Non vi è alcuna traccia di scrittura nella zona Chaco. La maggior parte di ciò che sappiamo su di loro si basa su ipotesi e prove circostanziali. Quasi tutto ciò che riguarda Chaco è avvolta nel mistero: le sue strutture sono enormi e la sua importanza nel passato è chiara, ma si sa poco o nulla . Archeologia e speculazioni sono la regola qui. Questo è un parco per la mente.
Il Chaco Canyon Research Center realizzò una fotografia aerea del terreno. Questo è stato l’inizio della creazione di una banca dati archeologici, a cui sono stati aggiunti dati multispettrali a termica infrarossa. Poichè i sensori possono localizzare  caratteristiche specifiche di zone preistoriche, ciò dimostra che l’utilizzo di tecnologie di telerilevamento potrebbe aiutare l’archeologia. Il Thermal Infrared Multispectral Scanner (TIMS) volò dalla NASA al Chaco Canyon, per la prima volta, nella primavera del 1982. TIMS misura  differenze di temperatura in prossimità del terreno ed ha cinque metri di risoluzione. Con questo sistema  sono stati scoperte strade preistoriche che non potevano essere individuate da occhio nudo al livello del suolo ed è stato difficile anche così . Dopo altri tre  voli su Chaco,però, sono state rilevati oltre 200 miglia di un sistema stradale preistorico, oltre a mura , edifici e campi agricoli.

È possibile che Chaco Canyon sia stato un centro religioso e sociale. La gente veniva qui per lo scambio di idee, per praticare  attività rituali.
.Gli Anasazi residenti nel Chaco Canyon erano molto attenti ai movimenti nel  cielo. Nel centro di Chaco Canyon c’è un calendario solare che segna il solstizio d’inverno, quando un raggio  di sole passa attraverso due lastre e interseca  il centro di una spirale. Quando un quadrato di luce colpisce una tacca nella parete della Casa del Grande Rinconada Kiva c’è il solstizio d’estate, e le località segnate nel Grande Kiva fanno pensare ad alcuni semplici punti di riferimento per creare un osservatorio stellare.
Ci sono molti fenomeni simili in tutta Chaco Canyon e nel bacino di San Juan  a nord-ovest.

Se nei tempi odierni si guarda attraverso un telescopio , verso la costellazione del Toro, si vedrà una formazione che chiamiamo “Nebulosa del granchio”. Questo magmatica, incandescente massa comprende circa il 90% dei resti di una supernova che apparve per la prima volta verso 4 luglio 1054.
Una supernova è l’esplosione di una grande stella. Il nostro sole è troppo piccolo per creare una supernova, la stella che ha creato la  Nebula del granchio era infatti molto più grande. Quando si verifica una supernova, la maggior parte della materia della stella è espulsa a quasi la velocità della luce. . Se siete lontani,  avrà l’aspetto simile ad una stella molto luminosa,se siete troppo vicini farete purtroppo parte dello spettacolo.
La stella che ha causato la supernova nel 1054 è a circa 4000 anni luce di distanza, e gran parte della sua energia era scemata attraverso lo spazio  prima di raggiugere la terra. Tuttavia, il 4 luglio, 1054, 4000 anni dopo che  la  Nebulosa del granchio era effettivamente diventata un supernova, una stella  sei volte più luminosa di Venere apparve nel cielo. Divenne visibile sulla Terra, alta a mezzogiorno, e rimase visibile per 23 giorni. La supernova fu così forte che se fosse stata entro 50 anni luce dalla Terra, tutti gli esseri viventi del nostro pianeta sarebbero stati vaporizzati.

In cina e in giappone fu registrato l’aspetto  molto luminoso di una “nuova stella” intorno a questo periodo. E ,molto probabilmente,fu osservata anche nello Chaco Canyon.
In realtà, sulla parte inferiore di una roccia sotto l’ West Mesa a Chaco Canyon, appena al di fuori della grande casa chiamata Peñasco Blanco, c’è un pannello che contiene tre simboli: una grande stella, una falce di luna, e una mano.
La cometa di Halley ha fatto la sua comparsa  pochi anni dopo la supernova del 1054 . Se veramente il  Chaco era abitato in quel periodo , gli indigeni  avrebbero visto la cometa di Halley: la sua comparsa gettò molti popoli civilizzati in paura. E poiché osservare il cielo era un aspetto importante della cultura Chacoan, questa sarebbe stato probabilmente registrata.
Nello stesso punto dove ci sono la mano,la stella e la luna c’è ,infatti,anche un disegno composto da tre cerchi concentrici circondati da fiamme ormai scolorite e forse vuole rappresentare proprio la cometa.

Il declino dei Chaco apparentemente è coinciso con una prolungata siccità nel bacino di San Juan tra 1130 e 1180. La mancanza di precipitazioni  hanno portato a carenze di cibo. Anche i metodi di irrigazione intelligenti del Chacoans non potevano superare una prolungata siccità. Sotto queste pressioni Chaco registrò una lenta disintegrazione sociale. La gente  cominciò ad allontanarsi e forse cercando acqua ,si trasferirono in altri luoghi,  lasciando però dietro di loro l’impressionante  prova della loro  influenza su un vasto territorio.Comunque sia, un altro grande popolo era scomparso nelle nebbie del passato.

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