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Il Meccanismo di Antikithera


La prima testimonianza ci giunge da Cicerone che narra che il console Marcello, di ritorno dall’assedio di Siracusa, portò con sé un macchinario che riproduceva la sfera celeste e i pianeti. L’equivalente dei nostri planetari! Per diverso tempo si pensò che anche questo facesse parte della leggenda, fino a che non fu scoperto, nel 1902, il “Meccanismo di Antikithera”, così chiamato perché ritrovato nel relitto di una nave vicino all’isola omonima da un gruppo di pescatori di spugne.
In seguito, spedizioni archeologiche sottomarine recuperano l’imbarcazione ed il suo carico: vasellame, statue e diversi oggetti corrosi dal tempo, come una serie di ruote metalliche dentate la cui funzione risulta totalmente ignota. Passano settantadue anni ed un archeologo dell’università di Yale, Derek J. De Solla Price, esaminandole, ebbe un colpo di genio: si trattava di un meccanismo ad ingranaggi, rappresentava il più antico calcolatore meccanico fino allora conosciuto ed è attualmente custodito presso il Museo Nazionale di Atene. Vediamo uno schema degli ingranaggi della macchina:

Disegno del meccanismo ricostruito da Price

Price riuscì a ricostruire il contenitore di legno: c’erano dei misuratori all’esterno, che rappresentavano lo zodiaco; una manovella e, all’interno, le ruote dentate. Queste ultime erano di per sé una scoperta eccezionale: sino ad allora si riteneva che gli antichi greci non le conoscessero.
Quando Price ebbe ricostruito l’intero oggetto, capì che si trattava di una macchina per calcoli astronomici. Ruotando la manopola, le ruote dentate azionavano alcune lancette che segnavano il moto del Sole, nonché il sorgere ed il tramontare di astri e costellazioni. Altri quadranti riguardavano i pianeti ed i fenomeni lunari e servivano anche a fissare con precisione la data dei Giochi Olimpici dell’epoca.
Michael Wright, ex curatore della sezione di Ingegneria Meccanica del Museo delle Scienze di Londra, ha ricostruito una copia perfetta della  macchina di Antikithera e ne ha spiegato alcuni meccanismi. Solo alcuni, perché altre funzioni rimangono ancora ignote e continuano ad essere oggetto di studio da parte di esperti ed appassionati. Wright ha confermato le intuizioni di Price mostrando come, girando una manopola posta sul lato dell’elaboratore, si possano scorrere i quadranti sovrapposti, la cui combinazione fornisce indicazioni su alcuni eventi astronomici.
È possibile anche raffigurare le posizioni dei diversi corpi celesti. Lo studioso ha anche riprodotto le iscrizioni originali, tra le quali il calendario greco ed egizio, così come le lancette che indicavano la posizione della Luna e dei pianeti. Infine, sul retro, Wright ha inserito una copia perfetta dei due indicatori originali: il primo mostrava un calendario e la data delle Olimpiadi, il secondo indicava le date delle eclissi.

Ricostruzione di Wright

In effetti qualcuno ritiene che la Macchina, risalente all’87 a.C. ma che una recente ricerca pubblicata su Nature fa risalire ancora più indietro al 100-150 a.C.,  confermerebbe che l’antica Grecia aveva una conoscenza tecnologica maggiore di quanto finora creduto, ritenendo quindi il calcolatore un falso Oopart e  portando come esempio  la Macchina di Erone.Basta guardare la ricostruzione del dispositivo descritto da Erone di Alessandria nel suo trattato sulla pneumatica per capire la profonda differenza che c’è tra una splendida intuizione di una mente superiore alla media del tempo e una cosa fuori dal proprio periodo storico.

Macchina a vapore di Erone per l’apertura di una porta

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