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Clementina Forleo

Clementina Forleo (Tanto per sapere chi è l’incapace di cui si sta parlando).

Non fa parte di alcuna corrente della magistratura, dice di non essere né di destra né di sinistra, è stata attaccata sia dal centrodestra che dal centrosinistra, prima di diventare magistrato è stata in polizia, ama i gatti, ma in casa la sua Eva nera deve spartirsi il territorio con il labrador Pippo: Clementina Forleo, gip dell’inchiesta sulle scalate bancarie, è sicuramente fuori da ogni schema che non sia quello suo personalissimo. Da qualche anno è al centro dell’attenzione per le sue decisioni in alcuni processi: dalla bomba del dicembre ’69 in piazza Fontana a Milano alle vicende legate al terrorismo islamico, per finire, in questi giorni, ai tentativi di scalata all’Antonveneta, alla Bnl e alla Rcs.
Nata a Francavilla Fontana (Brindisi) 44 anni fa, sposata con un conterraneo ingegnere, Clementina Forleo al tempo della licenza liceale fu premiata come uno dei
migliori 25 studenti in Italia. Dopo la laurea con lode in giurisprudenza, vinse contemporaneamente i concorsi per entrare nella polizia e nella magistratura. Indossando la divisa (che lasciò presto) fu impiegata anche nell’ordine pubblico ricevendo un encomio per il lavoro svolto durante gli sbarchi dei clandestini in Puglia.
È come giudice, però, che assurge alle cronache, a partire da quando scagionò dall’accusa di terrorismo internazionale il marocchino Mohammed Daki e due tunisini, distinguendo tra guerriglieri che si immolano in attentati contro militari che ritengono invasori e il terrorismo che miete vittime tra i civili. Era fine gennaio 2005 e su di lei piovvero le critiche e le accuse più feroci, con gli allora ministri Calderoli (parlò di «voltastomaco»), Gasparri (le consigliò di «fare la calza»), l’ex presidente della Repubblica Cossiga (la invitò a darsi al tennis), mentre il guardasigilli Castelli inviò gli ispettori a verificare cosa mai fosse successo. Contro queste e altre affermazioni Clementina Forleo decise di tutelarsi a colpi di querele affidandosi all’avvocato Giulia Bongiorno, deputato di An e difensore con il professor Coppi di Giulio Andreotti. Passata la buriana, sei mesi dopo un’altra bufera con accuse di «ingerenza in salsa buonista» (Borghezio, Lega) si abbatté sul giudice Forleo, ma non per la sua professione. Mentre passeggiava in centro a Milano assistette all’arresto di un clandestino che fuggiva dopo essere stato sorpreso in autobus senza biglietto. Arresto che, secondo lei, due suoi ex colleghi avevano eseguito con metodi troppo brutali.
A condividere le sue opinioni in materia di giustizia, a gennaio trovò i penalisti riuniti in un convegno. Gli avvocati l’applaudirono a lungo quando, intervenendo fuori programma, disse di condividere la necessità della separazione delle carriere nella magistratura. Alle sue spalle in ufficio campeggiava un feroce articolo che ironicamente aveva appeso alla parete: «Clementina Go home », era intitolato. «Sono un magistrato senza padroni e senza guinzaglio», era la sua risposta.

di Giuseppe Guastella
fonte: il Corriere della Sera
Forse non ostante le sue innegabili capacità deve aver fatto qualche errore… o può essere che ha pestato piedi che non doveva pestare.
Sarebbe stato onesto e politicamente corretto che i vari D’Alema,Fassino e Mastella
si fossero schierati in sua difesa,per farle portare avanti le indagini per poi attaccarla solo dopo l’eventuale non luogo a procedere.
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