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Noi non possiamo essere soli nell’universo!

Tratto dalla relazione dello Staff del SETI Italia.
La probabilità che esistano altre forme di vita nell’Universo si incrementa ogni giorno di più. Sono stati già scoperti un centinaio di pianeti orbitanti intorno ad altre stelle, ed il cosmo abbonda degli stessi elementi chimici che costituiscono le nostre cellule, proprio adesso il telescopio Kepler sta viaggiando nello spazio per osservare se i pianeti “vicini” al sistema solare sono abitabili.
La probabilità di incontrarci o ricevere i loro eventuali segnali radio è,però, molto più bassa, a causa delle enormi distanze tra i corpi celesti nello spazio e delle probabili differenze di cultura, tecnologia e quant’altro che ci separano.
La nostra via lattea è una dei 100 miliardi di galassie presenti nell’universo osservabile. Il nostro sole è solo una delle 200 miliardi di stelle che appartengono alla nostra galassia Astronomi e fisici hanno confermato che il nostro sole e la nostra galassia non sono corpi particolarmente rari o differenti dalle altre galassie e stelle.
Nelle ultime decine di anni, l’evoluzione in questi studi hanno anche dimostrato che i pianeti non sono una rara eccezione, ma sono una parte naturale del processo di formazione delle stelle. Tanto è vero che si è stimato che i pianeti potrebbero essere un miliardo solo nella nostra galassia.

Esperimenti biologici, effettuati applicando sorgenti di energia naturale quali elettricità e calore a composti che costituivano l’atmosfera primitiva della terra, hanno generato involontariamente i componenti organici fondamentali che costituiscono la chimica della vita. In aggiunta a ciò, i radioastronomi hanno scoperto che le molecole e atomi base alla vita quali idrogeno, azoto, ossigeno, carbonio, silicio e fosforo, esistono in gran quantità anche nelle profondità dello spazio interstellare. I geologi hanno dimostrato che la terra è rimasta senza vita solo per una piccola parte dei suoi anni, e che i primi organismi unicellulari si siano sviluppati immediatamente dopo la formazione del pianeta. Come risultante di questi studi ci si può sbilanciare dicendo che, passati milioni di anni in condizioni di relativa stabilità, la vita semplice potrebbe tramutarsi in vita intelligente e che, in qualche caso, potrebbe evolvere in una civiltà tecnologicamente avanzata.
Un modo diretto per scoprire se esiste vita intelligente nei dintorni del nostro sistema solare, è cercare qualche segnale radio artificiale che provenga dallo spazio interstellare e che, come si sa, risulta il mezzo di comunicazione più efficace e veloce di fino ad ora conosciuto.Per questo è nato il SETI che è ricerca pura volta esclusivamente al fine di avere la certezza di non essere soli! Nulla a che vedere sulla possibilità di instaurare dialoghi interstellari che, al momento, a nostro avviso rimane solo un affascinante tema per la fiction cinematografica.

Calcolando che le trasmissioni sono cominciate circa 50 anni fa, queste emissioni radio, radar e televisive riempiono una sfera intorno al nostro pianeta di circa 100 anni luce di diametro. Ciò significa che una civiltà extraterrestre che utilizza la nostra medesima tecnica di comunicazione, che desideri comunicare con altre civiltà e che si trovi ad una distanza inferiore a 100 anni luce, puntando una antenna verso il nostro pianeta e sintonizzando il proprio ricevitore ad una frequenza giusta, potrebbe ricevere le nostre trasmissioni. Tutto questo rimane vero se il rumore di fondo dell’universo non supera la potenza del segnale che si propaga.

Tratto dal libro

– Nel cosmo alla ricerca della vita –
di Piero Angela

Quanto stelle esistono nella nostra galassia? Circa trecento miliardi, si ritiene. Per un calcolo p essimistico diciamo solo 100 miliardi. Scriviamo quindi le nostre prime due cifre.

NUMERO DELLE STELLE NELLA NOSTRA GALASSIA
Ottimista: 300 miliardi.
Pessimista: 100 miliardi.
Quante di queste stelle possono avere un sistema è solare simile al nostro? Se si scartano stelle doppie, quelle troppo grandi, quelle più piccole eccetera si arriva alla seguente valutazione (che tengono conto del fatto che la vita media di una stella deve essere abbastanza lunga per dare il tempo alla vita di evolversi su un pianeta).
NUMERO DEI SISTEMI SOLARI SIMILI AL NOSTRO
Ottimista: 1.7% di 300 miliardi=5 miliardi
Pessimista: 0.1% di 100 miliardi=100 milioni.
Ma se esistano sistemi solare simile al nostro, quante probabilità vi sono che esista un pianeta nella posizioni giusta, cioè non troppo caldo e non troppo freddo? Alcuni studiosi, come Micheal Hart, ritengono che non sia estremamente raro che un pianeta possa trovarsi a distanza giusta, e che forse non siamo gli unici. Tuttavia la maggior parte degli esperti e piuttosto incline a credere che un pianeta in orbita giusta non dovrebbe costituire un eccezione. La stima ottimistica è del 20%, la pessimistica può scendere al 10%.
NUMERO DEI SISTEMI SOLARI SIMILI AL NOSTRO CHE POTREBBERO AVERE UN PIANETA IN POSIZIONE GIUSTA
Ottimista: 20% di 5 miliardi=1 miliardo
Pessimista 10% di 100 milioni=10 milioniCome si vede, in due passaggi, il pessimista si trova a una valutazione cento volte inferiore, rispetto all’ottimista (13 milioni rispetto a un miliardo).
A questo punto nasce una domanda importante: ammesso che esista un pianeta adatto, quale è la probabilità che la vita sia poi veramente cominciata? Questo è il punto più controverso.
Tutti sono d’accordo che si possono formare ovunque molto facilmente delle molecole organiche, le quali sono già in pratica i mattoni della vita: quanto però alla probabilità che si uniscano insieme per creare delle grandi molecole capaci di replicarsi, e poi dare origine a delle forme di vita di tipo batterico, questo dipende da valutazioni veramente soggettiva, perché oggi non disponiamo di parametri validi.
Alcuni ritengono che ciò sia assai poco probabile, altri invece ritengono che se il tempo a disposizioni per un evoluzione biochimica è sufficiente, ci sono buone probabilità che questo processo si verifichi. Altri ritengono addirittura che si tratti di un fenomeno quasi spontaneo, così come avviene per la formazione di amminoacidi. Asimov è fra questi, e nel suo libro da queste evento al 100%, considerandolo praticamente una conseguenza spontanea, quando il pianeta è adatto alla vita.
A questo punto ci sembra ragionevole sdoppiare le ipotesi pessimistiche. Un moderato (cioè che accoglie le precedenti valutazioni pessimistiche, ma in questo caso si dimostra assai più possibilista) potrebbe valutare queste evento al 50%.
L’ipotesi estrema potrebbe, in teoria, scendere a zero: ma in realtà nessuno di coloro che studiano questi problemi esclude che ciò sia avvenuto.. Una probabilità su 10 mila (lo 0,01%) sembra poter rappresentare una valutazione abbastanza pessimistiche. Si hanno quindi a questo punto tre cifre.

NUMERO DEI PIANETI ADATTI ALLA VITA SU CUI PUO’ ESSERSI SVILUPPATA UNA FORMA DI VITA DI TIPO BATTERICO
Ottimista: 100% di 1 miliardo=1 miliardo
Moderato: 50% di 10 milioni=5 milioni
Pessimista: 0.01% di 10 milioni=1000Il passo successivo è l’evoluzione della vita. Qui c’è abbastanza accordo sul fatto che la vita, una volta partita, possa in qualche modo evolvere. Per gli ottimisti la apparizione di essere pluricellulari e solo questione di tempo:70% di probabilità. Il moderata potrebbe dire: venti probabilità sul cento. Il pessimista potrebbe scendere a 5 probabilità su cento.
NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI DA FORME DI VITA DI TIPO BATTERICO AVREBBE POTUTO SVILUPPARSI FORME DI VITA DI TIPO PLUCELLULARE
Ottimista: 70% di 1 miliardo=700 milioni
Moderato: 20% di 5 milioni=1 milione
Pessimista: 5% di 1000=50Vediamo ora il gradino successivo: lo sviluppo dell’intelligenza. Per l’ottimista il passaggio dall’essere pluricellulari a forme intelligenti e quasi certo (90%). Il moderato potrebbe valutare questa probabilità al 25%; il pessimista il 2%.
NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI PARTENDO DA FORME DI VITA DI TIPO PLUCELLULARE AVREBBERO POTUTO SVILUPPARSI FORME INTELLIGENTI
Ottimista: 90% di 700 milioni=600 milioni
Moderato: 25% di 1 milione=250000
Pessimista: 2% di 50=1
Una volta che si arriva agli esseri intelligenti, gli ottimisti ritengono che il passaggio a forme di vita sociale, con sviluppo di forme di tecnologia, sia ovvio (100%). Anche moderato si sbilancia e accetta l’idea che partendo da forme di vita intelligenti (dato un tempo sufficiente) si possa raggiungere a una società tecnologica (100%). Il pessimista, invece, ritiene che ciò possa avvenire solo molto raramente (5%).
NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI, PARTENDO DA FORME INTELLIGENTI, AVREBBE POTUTO SVILUPPARSI UNA CIVILTA’ TECNOLOGICA
Ottimista: 100% di 600=600 milioni
Moderato: 100% di 250000=250000
Pessimista: 5% di 1=0.05Ma subentra a questo punto un altro notevole passaggio restrittivo.
Se vogliamo comunicare con altra civiltà extra terrestri, infatti, noi non siamo ovviamente interessati alle eventuali civiltà già scomparse o quelle non ancora nate: noi siamo interessati solo a quelle contemporanee, cioè che esistano in questo momento. Per fare questo calcolo occorrerebbe sapere quanto dura una civiltà tecnologica. Perché si duro un tempo molto lungo, allora ci sono più probabilità che la nostra esistenza si incrociano; se la durata è molto breve, allora le probabilità diminuiscono notevolmente.
Mediamente sulla terra un mammifero, come specie, dura cinque o dieci milioni di anni; l’uomo con la sua civiltà tecnologica, durerà più o di meno? Asimov dice di meno: solo un milione di anni. Se si applica un criterio analogo per gli altri pianeti, facendo un po’ di conti che solo una probabilità su mille (cioè lo 0,1%) che un altra civiltà tecnologica sia nostro contemporanea. Questa è l’ipotesi più ottimistica.
Il pessimista moderato potrebbe dire che la durata di una civiltà tecnologica è molto inferiore al milione di anni: solo 20 mila anni. Tuttavia, poiché un sistema solare del nostro tipo (e quindi un pianeta come alla terra) e solo a metà strada della sua esistenza (e quindi ancora qualche miliardo di anni di vita), potrebbero riemergere in seguito, sullo stesso pianeta, varie volte, altre civiltà. Diciamo 10 altre volte, per complessivi duecentomila anni. Quindi lo 0,02%. Il pessimista, invece, potrebbe dire che una civiltà tecnologica dura solo duemila anni, poi si autodistrugge e in seguito non appare mai più. Ecco quindi le nostre ultime cifre.
NUMERO DEI PIANETI DELLA GALASSIA SUI QUALI ESISTE OGGI UNA CIVILTA’ TECNOLOGICA
Ottimista: 0.1% di 600 milioni=600000
Moderato: 0.02% di 250000= 50
Pessimista: 0.0002% di 0.05=0.0000001
La cifra ottimista è molto elevata: secondo Asimov uno esisterebbero oggi nella nostra galassia 600000 civiltà extraterrestri. Ci sembrano decisamente troppe, anche se non abbiamo prove per dimostrare il contrario.
Il pessimista moderato arriva alla cifra conclusiva di 50. Cioè noi saremmo una delle poche civiltà tecnologiche oggi esistenti nella galassia.
Tra queste due cifre, 50 e 600000, esiste dunque un ventaglio di probabilità ,in cui si possono situare coloro che ritengono possibile o probabili l’esistenza di altre civiltà e nella galassia. Quanto al pessimista egli è sceso molto al di sotto dello zero, e secondo i suoi calcoli noi non dovremmo praticamente esistere se non per puro caso. C’è infatti solo una probabilità su dieci milioni che esistano oggi una civiltà tecnologica nella nostra galassia. Siamo stati eccezionalmente fortunati ad apparire. E’ come se avessimo azzeccato cinque volte di seguito un en plein alla roluette. Una sorprendente moltiplicazione.
Non so quale di queste varie opzioni è più vicina al vostro modo di vedere. Si tratta, naturalmente, di un esercizio teorico e ognuno può scegliere delle strade intermedie o zigzaganti o diverse. E rifare i conti per le sue ipotesi. Se però sostanzialmente le vostre conclusioni rimangano nell’arco di queste valutazioni, c’è un fatto molto sorprendente che succede.
Infatti, queste cifre si riferiscono soltanto alla nostra galassia.
E nell’universo esiste un numero immenso di galassie: si calcola vi siano almeno dieci miliardi osservabili. A questo punto le cifre cambiano completamente, perché bisogna moltiplicare il tutto per almeno dieci miliardi, e allora si sale a cifre sbalorditivo.
Il pessimista, in tal caso, salirebbe da 0,0000001 a mille. Vale dire e che, in base alle sue percentuali di valutazione e restrittive, vi sarebbero oggi nell’universo almeno mille civiltà extraterrestri. Il moderato salirebbe a 500 miliardi. L’ottimista a sei milioni di miliardi di civiltà extra terrestri contemporanea alla nostra! Ecco quindi i dati conclusivi per l’universo:
NUMERO DI CIVILTA’ TECNOLOGICHE OGGI NELL’UNIVERSO
Ottimista: 6 milioni di miliardi
Moderato: 500 miliardi
Pessimista: 1000
Sono cifre che ci appaiono strabilianti ed anche eccessive: d’altra parte si deve pur ammettere che per escludere l’esistenza di altre civiltà nell’universo bisognerebbe ricorre a percentuale ancora più basse di quelle adottate nell’ipotesi pessimistica. Cioè bisognerebbe a essere più pessimisti del pessimista. In altre parole, questo esercizio probabilistico ci mostra che il numero di stelle è talmente elevato che, pur mantenendosi bassi, si ottengono in definitiva cifre sorprendenti, anche se non riusciamo a valutare quali sono queste probabilità, perché ognuno può rendersi conto che le variabili sono troppe, e nessuna cifra attendibile può uscirne fuori. Questi calcoli, insomma, pur non potendo dimostrare alcunché, sembrano indicare che valga la pena di tentare una ricerca seria, e di passare dalla teoria alla pratica: cioè di arrivare alla fase sperimentale.

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