Archivio mensile:novembre 2012

Gli Etruschi

Le Origini di un popolo : Il mistero degli Etruschi

In Italia si continua a misconoscere l’enorme contributo che la civiltà etrusca ha dato alla nostra civiltà Occidentale. Si continua a credere ed ad insegnare che solo i Greci e soprattutto i Romani sono i popoli a cui l’Occidente deve le sue origini. Tutto ciò è quanto meno esagerato e basato su falsità storiche. E’ appurato invece che sono gli Etruschi, forse provenienti da Oriente, i veri fondatori della nostra cultura Europea, nel bene e nel male. Questa verità continua ad essere sotto stimata e a volte ostacolata da diversi storici italiani mentre è riconosciuta da decenni dalla maggioranza degli storici di tutto il mondo. Nei secoli passati prima la potente e incolta Roma ha falsificato le proprie origini e ha misconosciuto l’eredità della vinta civiltà Etrusca, poi i primi Imperatori cristiani hanno completato l’opera a colpi di editti. Con il potere e non certo con la forza delle loro idee hanno fatto tacere cultura e religione Etrusca. Successivamente sulle rovine dell’impero i Pontifices della nuova religione si sono impadroniti delle antiche insegne dell’Oriente più arcaico tramandate ai romani da Principi e Sacerdoti Etruschi. Per esempio la porpora dei lucumoni diventa il colore dei cardinali, il bastone ricurvo dei Sacerdoti Etruschi diventa il Pastorale dei Vescovi. Le cerimonie solenni della nuova religione sono riproduzione delle cerimonie religiose Etrusche.

Le antiche città stato Etrusche divennero le prime sedi episcopali (Volterra, Vulci, Orvieto, ecc). Il testo Etrusco più lungo finora ritrovato è un calendario di 12 mesi con le istruzioni religiose per ogni giorno. Anche il patrimonio figurativo cristiano ricalca le immagini ritrovate nelle tombe etrusche. Le figure alate degli etruschi ritornano nelle figure cristiane degli Angeli e di Satana. Su gli antichi templi etruschi sono state costruiti le nuove chiese e molto probabilmente tuttora si celano nei loro muri resti etruschi che stranamente gli etruscologi non hanno ancora preso in considerazione. Quindi prima Roma, poi soprattutto la gerarchia sacerdotale della nuova religione romana hanno carpito alla civiltà Etrusca i suoi simboli ma negandone la provenienza cosiddetta “pagana”. Anzi, come sempre succede nella storia e nella vita, calunniando il legittimo proprietario e accusandolo, a secondo del periodo storico, di varie iniquità. Sfortunatamente per la nostra cultura il peggio della religione Etrusca, come per esempio, il concetto dell’infallibilità, fu trasferito nella religione cristiana. Ma come spesso succede, la verità risorge. Dal paravento dell’esteriorità si riesce a cogliere che la sostanza è ben diversa. La grande eredità civilizzatrice degli Etruschi fu per secoli abbandonata, terre un tempo ricche di prodotti diventarono incolte, botteghe di artigiani ed artisti diventarono vuote, le loro avanzate conoscenze di metallurgia e di idraulica dimenticate e l’individualità creatrice Etrusca fu oppressa. Ma fortunatamente non del tutto spenta. Dopo secoli di regressione culturale, presumo molto probabilmente voluta dal nuovo Imperio religioso, di occultamento e di distruzione delle fonti della civiltà Etrusca, ci fu la rinascita. Negli antichi borghi dell’Appennino erano rimasti i discendenti degli Etruschi, e le meraviglie racchiuse nelle tombe dei loro antenati risvegliò il loro originario genoma: la parte centrale dell’antica terra degli Etruschi, la Toscana, diventò la culla dell’Umanesimo e del Rinascimento.

Nelle sue città, per lunghe generazioni etrusche, nacquero personaggi come Dante, Leonardo, Brunelleschi, Giotto, Bernini, Michelangelo ecc e soprattutto tanti sconosciuti artigiani ed artisti a cui si deve la crescita della nostra civiltà Occidentale.

Tratto da :G. Baccolini Università di Bologna Aprile 2001

Il DNA degli Etruschi e dei popoli orientali.

A cominciare dal 1987 è stato condotto un prolungato studio sull’Eneide di Virgilio ed i suoi antecedenti mitostorici. In modo particolare, è stata esaminata la tradizione della consanguineità degli Etruschi di Corito Tarquinia con i Troiani.

Nel 1994, i genetisti Luigi Cavalli Sforza e Alberto Piazza, unitamente all’ecologista Paolo Menozzi, rendevano noto che le caratteristiche genetiche di coloro che oggi, in Italia, vivono nella regione dell’antica Etruria sono notevolmente diverse da quelle degli altri Italiani. Con ciò, essi ritenevano possibile che gli Etruschi fossero un popolo immigrato, come proposto dalla tradizione della parentela con i Troiani, e concludevano che dati più attendibili potrebbero venire dall’esame genetico degli abitanti delle presunte originarie regioni.

Al Congresso Internazionale Anatolisch und Indogermanisch (Anatolico ed indoeuropeo), tenutosi presso l’Università di Pavia nel 1998, è stato portato un contributo dal titolo Tarconte, un ponte mitostorico fra Tarquinia e Troia, dove veniva presentavata una lunga serie di documenti testimonianti che gli Etruschi, a torto o a ragione, ma forse a ragione, ritenevano d’essere imparentati con i Troiani. In quella stessa occasione si rilevava che il nome di Tarconte, fondatore eponimo di Tarquinia (etr. Tarchuna), venuto dall’Anatolia, trova riscontro in quello del dio anatolico Tarui o Tarhui o Tarhun o Tarhunt. Dai testi ittiti risulta che questo dio era il protettore di Wilusa Taruisa / *Tarhuisa (Ilio Troia). I nomi di Troia e di Tarquinia deriverebbero dunque da quello della stessa divinità.

In un susseguente lavoro su L’origine degli Etruschi nelle fonti Etrusche (“BollStas” 2002), si è anche auspicato che prima o poi i genetisti dessero una conferma significativa. E i genetisti l’hanno poi data, sì che in America, Christopher Wilhelm, professore alla Mayfield Senior School della California (U.S.A), ha potuto far presente che il lavoro dei genetisti ha sostanziato la documentazione archeologica e letteraria che io stesso avevo presentato (C. Wilhelm, The Aeneid and Italian Prehistory).

Nel 2004, infatti, una prestigiosa rivista americana di genetica, seguita nel 2006 da un’altrettanto autorevole rivista inglese, ha pubblicato i dati ottenuti dalla equipe del genetista Guido Barbujani durante un’indagine condotta sul confronto tra il DNA mitocondriale degli antichi Etruschi e quello di coloro che oggi abitano in Italia, in Europa, nel Nord Africa e nel vicino Oriente.

Al termine dell’indagine, l’equipe ha riscontrato che il DNA degli antichi Etruschi ha qualche somiglianza con quello degli attuali abitanti di quelle parti d’Italia corrispondenti alla vecchia Etruria. Entrambi i DNA, poi, l’antico e il moderno, non presentano significative somiglianze con quello delle altre regioni italiane (Sardegna compresa) ed europee.

Nell’aprile 2007, un’equipe guidata dal prof. Antonio Torroni ha pubblicato nella sopra citata rivista americana i risultati di una nuova ricerca. L’equipe ha studiato il DNA mitocondriale di 322 persone toscane abitanti da almeno tre generazioni a Murlo, Volterra e Valle del Casentino, e non imparentate fra loro. Lo ha poi confrontato con quello di altri quindicimila soggetti di cinquantacinque popolazioni dell’Italia, dell’Europa, dell’Africa settentrionale e del vicino Oriente.

La sua equipe ha riscontrato una connessione fino al 17,5% fra il DNA degli attuali Toscani e quello degli attuali abitanti del vicino Oriente (Turchia, Giordania e Siria), delle coste dell’Africa del nord e delle isole Egee (Lemno e Rodi). E’ interessante, in particolare, come dice la stessa equipe, che però la popolazione di Lemno ha due importanti particolarità. Da un lato ha somiglianze genetiche con i Toscani e dall’altro “è un’eccezione nel panorama genetico per le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente”.

Ora, Lemno è un’isola troppo piccola perché un’eventuale emigrazione in Italia possa aver determinato le caratteristiche genetiche degli Etruschi. Le somiglianze genetiche rendono invece possibile un’emigrazione dall’Etruria a Lemno ed alle altre isole egee senza escludere una migrazione di ritorno. Ciò porta a riconsiderare, come vedremo, le affermazioni di certi storici greci secondo cui gli Etruschi colonizzarono Lemno ed altre isole Egee fra cui Samotracia. Da qui, secondo Virgilio, gli Etruschi di Corito (Tarquinia) si portarono sulle coste nord occidentali dell’Anatolia, ed addirittura, fondarono Troia. Quest’ultima notizia desta meraviglia perché la civiltà troiana è di gran lunga più antica di quella etrusca. Troia, tuttavia, fu distrutta più volte e più volte ricostruita, anche dopo gli eventi omerici, e fino all’XI sec. a.C., sì che una gente venuta dall’Italia centrale tirrenica potrebbe aver partecipato ad una delle sue ricostruzioni. Tratto da :Etruschi DNA Tarquinia Origini di Alberto Palmucci

Teorie sulle origini

Il fondatore della questione etrusca è Dionisio D’Alicarnasso, storico greco di età augustea, che dedica cinque capitoli (26 -30) del primo libro delle sue Antichità romane all’esame di questo argomento, confutando – con i mezzi critici a sua disposizione – le teorie che identificavano gli Etruschi con i Pelasgi o i Lidi e dichiarandosi favorevole all’ipotesi che fossero un popolo «non venuto di fuori ma autoctono», il cui nome indigeno sarebbe stato Rasenna.

Prima di lui le opinioni sulle origini etrusche non avevano avuto, a quanto sembra, carattere di meditata discussione; ma, come la maggior parte delle notizie antiche sulle origini di popoli e città del mondo greco ed italico, erano ai confini tra la storia e il mito, giovandosi al più – nel senso di una giustificazione critica – di accostamenti etimologici ed onomastici.

Come le origini di Roma e dei Latini erano riportate ai Troiani attraverso le migrazioni di Enea, così per i Tirreni, cioè per gli Etruschi, si era parlato di una provenienza orientale, dalla Lidia in Asia Minore, attraverso una migrazione transmarina, guidata da Tirreno figlio di Ati re di Lidia, nel territorio italico degli Umbri (racconto di Erodoto, l, 94) o di una loro identificazione con il misterioso popolo nomade dei Pelasgi (Ellanico di Lesbo in Dionisio, I, 28), ovvero anche di una immigrazione di Tirreno con i Pelasgi che avevano già colonizzato le isole egee di Lemno e di Imbro (Anticlide in Strabone, V, 2, 4); si aggiungano minori varianti o rielaborazioni di questi racconti su cui non vale la pena di soffermarci.

La teoria di Erodoto

Raccontano i Lidi che i giochi in voga presso di loro e presso i Greci furono una loro invenzione, avvenuta all’incirca al tempo della colonizzazione da parte loro della Tirrenia. Regnando infatti il re Atys, figlio di Manes, una grave carestia colpì tutto il paese. I Lidi per diciotto anni tollerarono il male, ricorrendo appunto ai giochi dei dadi e … della palla eccetera. Per un giorno intero giocavano per dimenticare la fame, e il giorno seguente si nutrivano. Ma non cessando la carestia, anzi divenendo sempre più insopportabile, il re divise i cittadini in due parti sorteggiando una metà perché restassero nel paese, e l’altra metà per emigrare sotto il comando di suo figlio Tirreno. Questi scesero a Smirne dove costruirono navi e dopo averle caricate delle vettovaglie necessarie al viaggio, partirono in cerca di nuove terre finché, oltrepassati molti popoli,

giunsero presso gli umbri, e là fondarono città e tuttora vi abitano, e dal loro condottiero si chiamano Tirreni.

ERODOTO (I, 94), in C. DE PALMA, Le origini degli Etruschi, Nuova S1, Bologna 2004

La teoria di Strabone

I Tirreni, dunque, sono conosciuti presso i Romani coi nomi di Etrusci e di Tusci. I Greci li chiamarono Tirreni da Tirreno, figlio di Ati, in quanto quest’ultimo aveva inviato dalla Lidia alcuni coloni in questa zona. Infatti Ati, discendente di Eracle e Onfale, in seguito a

una carestia e alla penuria di qualsiasi prodotto avendo due figli, dopo aver estratto a sorte, trattenne con sé Lido; riunendo invece con Tirreno la maggior parte della popolazione, la inviò con lui fuori del paese. Una volta giunto in questi luoghi, Tirreno chiamò ilpaese Tirrenia dal proprio nome e fondò 12 città, assegnando loro come capo Tarconte, dal quale prende ilnome la città di Tarquinia e di cui si racconta, per la sua perspicacia, che nacque canuto. A questo tempo dunque i Tirreni, governati da un solo capo, erano assai potenti; più tardi sembra che la loro confederazione si sciolse e, cedendo alla violenza dei vicini, essi si divisero in singole città. Infatti, abbandonata una terra fertile, non si sarebbero volti al mare e dati alla pirateria, rivolgendosi chi a un mare chi all’altro quando, avendo le loro forze unite, potevano non solo difendersi contro

chi li attaccava, ma anche attaccare a loro volta e fare grandi spedizioni.

Dopo la fondazione di Roma giunse presso di loro un certo Demarato, che conduceva gente da Corinto: gli abitanti di Tarquinia lo accolsero e, da una donna indigena, egli generò Lucumone. Costui, divenuto amico del re di Roma Anco Marzio, regnò poi egli stesso e il

suo nome fu mutato in Lucio Tarquinio Prisco. Anch’egli, come già prima aveva fatto il padre, si diede dunque da fare per abbellire la Tirrenia. Il padre aveva fatto ciò

grazie ai numerosi artigiani che lo avevano accompagnato da Corinto, il figlio poté farlo grazie alle risorse provenienti da Roma. Si dice che anche le insegne dei trionfi e quelle dei consoli e in generale dei magistrati furono portate a Roma da Tarquinia e così pure i fasci,

le asce, le trombe e i riti sacrificali e la divinazione e tutta la musica di cui fanno uso in Roma nelle pubbliche manifestazioni.

STRABONE (V, II, 2), in C. DE PALMA, Le origini degli Etruschi, cit.

La teoria di Dionigi di Alicarnasso

[…] Neppure stimo che i Tirreni siano stati coloni dei Lidi; infatti nè hanno in comune con quella la lingua, nè si può dire che, quantunque non abbiano una lingua simile, conservino nonostante qulache altro indizio, qualcosa della patria originaria… Quindi coloro che dicono che questo popolo non è venuto dal di fuori, ma indigeno,sembrano avvicinarsi alla verità, dal momento che risulta essere un popolo antichissimo e a nessun altro simile nè per la lingua, nè per i costumi.

(Dionigi d’Alicarnasso, Storia antica di Roma, I, XXX)

Dionisio di Alicarnasso, storico greco del I secolo a.C., nel primo libro delle Antichità romane confuta la tesi di Erodoto.

Roma, oggi padrona dell’orbe terracqueo, ebbe come suoi primi abitanti i barbari Siculi, una stirpe indigena. In seguito a una lunga guerra la città fu presa dagli Aborigeni. Fino ai tempi della guerra di Troia essi mantennero il loro nome ma sotto il re Latino lo mutarono in quello di Latini. Gli Aborigeni, alcuni li considerano autoctoni, altri nomadi giunti da lontano. Porcio Catone, Caio Sempronio e altri storici romani sostengono che gli Aborigeni fossero Greci venuti dall’Achaia, molte generazioni prima della guerra di Troia.

Dopo che i Pelasgi ebbero lasciato la regione, le loro città furono occupate dai popoli che vivevano nelle immediate vicinanze, ma principalmente dai Tirreni, che si impadronirono della maggior parte di esse, e delle migliori… Sono convinto che i Pelasgi fossero un popolo diverso dai Tirreni. E non credo nemmeno che i Tirreni fossero coloni lidii, poiché non parlano la lingua dei primi… Perciò sono probabilmente più vicini al vero coloro che affermano che la nazione etrusca non proviene da nessun luogo, ma che è invece originaria del paese.

DIONISIO DI ALICARNASSO, Antichità romane, I, 9, traduzione di F. Cantarelli, Rusconi, Milano 1984

Livio, storico romano contemporaneo di Dionisio di Alicarnasso, individua invece delle somiglianze tra gli Etruschi e alcune popolazioni del Nord Italia. La sua tesi verrà ripresa nel II secolo d.C. dallo storico Giustino.

Prima della dominazione romana la potenza etrusca si estendeva ampiamente per terra e per mare; i nomi dei due mari superiore e inferiore da cui l’Italia è cinta a guisa di un’isola, offrono una testimonianza della loro potenza, poiché l’uno le popolazioni italiche chiamarono mare Tosco, nome comune all’intera gente, e l’altro Adriatico, dalla colonia etrusca di Adria; i Greci li chiamano pure Tirreno e Adriatico. Si stabilirono nelle terre che si stendono fra entrambi i mari, fondando dapprima 12 città nella regione fra l’Appennino e il Mar Tirreno*, e poi mandando al di là dell’Appennino altrettante colonie quante erano le città di origine;

occuparono così tutta la regione al di là del Po fino alle Alpi eccettuato l’angolo abitato dai Veneti intorno all’estremità del Mare Adriatico. Anche alcune popolazioni alpine sono senza dubbio di origine etrusca, soprattutto i Reti; la natura stessa dei luoghi poi li imbarbarì al punto che non mantennero alcune delle caratteristiche antiche se non il dialetto e anche questo corrotto.

LIVIO, V, 33 7-11, traduzione di I. Lana, UTET, Torino 1998

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