MALAWI, STRAGE DI RAGAZZINI NEI CAMPI DI TABACCO

 

Da “La Stampa” del 28-08-2009 di QUIRICO DOMENICO

“I primi ad alzarsi nei villaggi del Malawi sono le bambine. Vanno al fiume ad attingere l’acqua, riempiono catinelle metalliche e secchi di plastica che poi a vicenda si posano sulle testa, chiacchierando e ridendo; in fondo e’ questo il momento piu’ dolce della loro giornata. Il sole che in Africa non sorge ma irrompe, illumina e scalda l’acqua nei recipienti; che oscilla e luccica come argento vivo. Il tintinnare dei catini posati per terra sveglia il villaggio come da noi le campane delle chiese di paese: dalle capanne spuntano adesso i bambini, sono caterve come se i villaggi fossero grandi asili infantili. Filano a bere l’acqua nei secchi e nei catini: chi ha qualcosa, un pezzo di pane, una banana, lo mangia e lo divide con gli altri. Nessuno mangia mai da solo, ognuno deve ricevere una parte, fosse anche una briciola. Si, perche’ il resto della giornata per loro sara’ una lunga estenuante ricerca del cibo. Poi i bambini si raggruppano, i piu’ piccoli hanno non piu’ di cinque anni, gli occhi ancora ingombri di sonno, i piu’ grandi dodici o tredici, al massimo, le facce gia’ modellate da chi sa di dover lottare con la vita. Non si riuniscono per andare a scuola: qui la scuola non c’e’. Arrivano i caporali, facce da estorsori, non hanno nemmeno bisogno di gridare, il loro gregge infantile e’ umile e obbediente. Ai bambini africani si insegna subito a non guardare negli occhi gli adulti, e’ considerato un segno di mancanza di rispetto. I campi di tabacco sono lontani, neanche si vedono dai villaggi. La terra piu’ vicina, sfruttata da tempo, e’ una distesa di polvere e di sabbia, sterile e improduttiva. Il paradosso e’ che hai tutta la terra che vuoi, solo che riesci a coltivarne poca. L’unico strumento e’ la zappa, non ci sono aratri o bestiame. I bambini si arrampicano sui vecchi camion e si parte. I genitori li guardano andar via senza dire nulla, in silenzio. Le parole infanzia giochi studio non ci sono nel vocabolario, la parola gioia e’ un lusso in questo mondo di cenciosi, di umiliati. Anche concetti come affetto, dolore, suonano diversamente per quelli che sono caduti cosi’ profondamente nella miseria che non ne usciranno mai, vi si disfano come se avessero la lebbra. La meta’ dei tredici milioni di abitanti del Malawi vive con meno di un dollaro al giorno. E quel mezzo dollaro spesso lo portano a casa questi bambini che lavorano il tabacco. A fianco delle piste polverose, metafisiche nel nulla della savana, innalzano immagini del cow boy simbolo di una marca americana di sigarette, grandi come statue. Giusto: sono i veri padroni del paese, dei e diavoli insieme. Chissa’ se a Madonna quando e’ venuta qui a scegliere un figlio da salvare hanno raccontato questa storia dei bambini uccisi dalla nicotina senza aver mai fumato una sigaretta, lavorando. In fondo il Malawi e’ solo un piccolo posto sperduto nell’Africa dei poveri. Chissa’ se hanno raccontato alla cantante che una volta qui c’era un dittatore un po’ buffo che si chiamava Hastings Hamuzu Banda, anzi il dottor Banda perche’ era medico e laureato, prima di diventare la sciagura del suo Paese. Vestiva sempre in bombetta e tight come se fosse nella City: non amava che le ragazze mostrassero i seni, lo trovava sconveniente, hanno calcolato che deteneva il 35% del PIL. Ebbene: sono sopravvissuti al dottor Banda, all’Aids, alle carestie, alla siccita’ grazie al tabacco, l’85 per cento delle esportazioni, e’ il loro petrolio, verde, profumato, preziosissimo. E maledetto. I bambini arrivati nella piantagione sciamano nei campi. E’ come entrare in un altro mondo: qui ci sono i trattori, l’acqua, tutto e’ nuovo rigoglioso lucente. Ci sono mille lavori: ripulire i solchi dalle erbacce, raccogliere le foglie piu’ grandi, caricare il raccolto sulle spalle e portarlo sotto grandi capanne dove viene ammucchiato e fatto seccare, pulirlo e selezionarlo con le piccole mani. Dal cielo incandescente scendono una luce e un calore accecanti. Ci sono 80 mila bambini che ogni giorno piegano la schiena in questo inferno lussureggiante e smaltato di verde: dodici ore al giorno fino a quando il buio e la fatica non costringono i padroni a mandare a casa i piccoli schiavi. Dodici ore per due centesimi di dollaro. Se vi indignate tenete in serbo un po’ di rabbia: c’e’ altro. Perche’ questi bambini, ogni giorno, vengono anche avvelenati. Passano dodici ore a maneggiare tabacco senza alcuna protezione, hanno calcolato che respirano, a cinque, dieci anni, l’equivalente ogni giorno di 50 sigarette, 54 milligrammi di nicotina. E’ la malattia verde del tabacco che si impadronisce di loro: emicranie terribili, dolori addominali, i muscoli sembrano sfasciarsi alla fine del giorno, non riescono a respirare, raccontano i responsabili della ONG Plan che ha redatto un infiammato rapporto dal titolo «Lavoro difficile, salario ridicolo, lunghe ore di fatica». Sulle scatole di sigarette non dovrebbero scrivere solo fumare uccide. Dovrebbero aggiungere una foto di un bambino del Malawi con in mano una foglia di tabacco.”

L’ONG Plan, per la difesa dei diritti dei bambini, ha denunciato in una recente relazione l’avvelenamento a causa della nicotina di migliaia di bambini, per la maggior parte di età compresa tra i 5 e i 14 anni, che lavorano nelle piantagioni di tabacco in Malawi. I bambini operai, alcuni di cinque anni, presentano gravi sintomi dovuti a l’ assorbimento tramite la pelle di nicotina (fino a 54 milligrammi al giorno) pari a una media di 50 sigarette a giorno. Il tabacco causa in questi bambini dolori addominali, debolezze muscolari, tosse e difficoltà respiratorie.
La relazione di questa ONG (Plan) intitolata “Lavoro difficile, salario ridicolo, lunghe ore di lavoro” rivela che quasi 80.000 bambini del Malawi anziché andare a scuola devono lavorare e la maggior parte di loro è vittima di abusi fisici, sessuali e psicologici. Alcuni di questi piccoli operai lavorerebbero fino a 12 al giorno per guadagnare meno di 0,2 dollari al giorno.
Il Malawi è il paese dell’ Africa meridionale in cui i bambini lavorano più, con l’ 88,9% dei bimbi di 5-14 anni assunti nel settore dell’ agricoltura.

Submitted by IN DIES on Thu, 27/08/2009

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