Popoli Italici.

Breve storia delle “Stirpi Italiche”.
 Il territorio occupato attualmente dall’Italia sembra che sia stato sempre abitato, sin dal paleolitico. Per trovare delle tracce più o meno certe dei suoi abitanti, dobbiamo però aspettare il neolitico superiore.Quello che è certo è che mentre nel Vicino Oriente fiorivano, nel IV millennio a.C., le prime grandi civiltà della storia, il territorio, che molto più tardi doveva chiamarsi Italia, era ancora immerso nella più profonda preistoria ed i suoi abitanti erano ancora allo stato selvaggio.
Le prime popolazioni indigene pare siano state i Liguri*, a nord-ovest, ed i Sicani e i Sardi nelle isole. Due popolazioni non indoeuropee, che vivevano ancora di raccolta e caccia ,abitavano nelle caverne o in capanne di forma rotonda fatte di sterco e di fango. Seppellivano i loro morti e non conoscevano l’agricoltura, nè i metalli. Dai ritrovamenti si evince che solo i Sicani conoscevano il rame.
Verso la metà del secondo millennio a.C., in Italia si riversa una popolazione indoeuropea proveniente dal centro Europa. Questa popolazione non è  più progredita di quelle indigene, ma conosce l’agricoltura e l’allevamento del bestiame ed è in grado di lavorare il bronzo.
I nuovi venuti costruiscono le loro dimore su lunghi pali conficcati nell’acqua:le palafitte. Questa pratica fu importata dalle loro terre d’origine ed aveva un duplice scopo:rappresentare una difesa contro le bestie feroci e contro gli attacchi di possibili nemici.
Costruiscono i loro villaggi in prossimità dei laghi di Garda, di Como e  Maggiore. Da queste prime regioni  si spinsero, in un secondo tempo, più a sud. Per i loro nuovi insediamenti preferirono la terraferma, ma conservarono l’uso di costruire le loro abitazioni su palafitte, conosciute come terramare. Sempre per ragioni difensive, circondavano i loro villaggi con cumuli di fango e terra battuta, una pratica che più tardi troveremo anche presso i Romani.
Intorno al XII secolo a.C. una nuova popolazione indoeuropea si riversa in Italia dal bacino danubiano. I nuovi venuti avevano l’abitudine di cremare i loro morti e di deporre le ceneri in urne di terracotta (urne funerarie)ed anche questa usanza verrà assorbita dai Romani.
Verso il mille a.C.  appresero il metodo di lavorazione del ferro e costruirono, nei pressi dell’attuale Bologna, la prima città conosciuta sul suolo della penisola italiana: Villanova.
Da qui si estesero ed esportarono la loro “civiltà” in tutta Italia venendo accreditati come gli antenati delle popolazioni italiche che si insedieranno in tutta la penisola in due ondate successive tra il XII e il X secolo a.C. La loro zona di influenza, in effetti, si estese a tutta la Valle Padana, alla Toscana e al Lazio fino al golfo di Napoli.L’Italia, prima delle invasioni dei popoli indoeuropei del secondo millennio a.C., apparteneva a quel mondo mediterraneo barbaro e selvaggio non ancora toccato dalle grosse migrazioni,nè dalla civiltà. I suoi abitanti appartenevano a quelle popolazioni mediterranee di cui sappiamo poco o nulla.Intorno all’anno mille a.C., la situazione delle popolazioni italiche costituiva un variegato mondo di popolazioni indoeuropee e mediterranee. Tra il XII e XI secolo entra in Italia la prima ondata delle genti italiche, i cosidetti inceneritori perchè hanno l’abitudine di cremare i loro morti e di conservarne le ceneri. Tra di essi troviamo i Latini che si stabiliscono nella valle del Tevere, i Falerii nei pressi dell’attuale Civita Castellana, gli Euganei e i Camuni a nord di Brescia.Nella pianura padana troviamo i Galli che costituivano la continuità territoriale con il resto dell’Europa Occidentale abitata da popolazioni affini.
Tra l’XI e il X secolo troviamo la seconda ondata degli Italici, i cosidetti inumatori, perchè, a differenza dei primi, hanno l’abitudine di seppellire iloro morti .Tra questi troviamo gli Umbri, che si stabiliscono a nord-est dell’attuale Lazio, i Sabini, i Marsi, i Marrucini, gli Equi, i Volsci e gli Ernici che sistabilizzano nell’Italia centrale e i Sanniti sulla dorsale appenninica Nell’Italia meridionale troviamo gli Osci, i Campani, i Lucani  e iBruzi.Ad est della pianura padana troviamo i Veneti, un gruppo di origine italo-illirico, ed, immediatamente più a sud, sulla costa adriatica, troviamo i Piceni e ancora più a sud, sulla stessa costa, troviamo gli Japici, entrambi di origine illirica, una regione nord-occidentale degli attuali Balcani.Ad occidente della pianura padana troviamo i Liguri , una popolazione non indoeuropea, mentre nell’italia centro-settentrionale, sulla costa tirrenica, troviano i Reti*, anch’essi di stirpe non indioeuropea come i Siculi ed i Sicani.
I Greci incominciarono ad arrivare sulla coste meridionali dell’Italia nella prima metà dell’VIII secolo a.C., quando il loro problema di sempre, la sovrappopolazione, incominciò a farsi sentire più acutamente.
La loro migrazione andò avanti fino alla metà del VI secolo e fondarono città che dovevano svolgere una grande ruolo nella crescita culturale della penisola : Cuma, la più a nord, quasi alle porte del Lazio; Taranto, la più potente sul suolo italiano; Siracusa, la più brillante, in Sicilia, ecc.
Il nome Italia fu dato dai Greci, sin dal V secolo a.C., alle popolazioni che vivevano nell’estremo sud della penisola,di fronte alle loro coste e deriva da Vitalia (= terra delle mucche) e sin dal I secolo a.C. fu esteso a tutto il territorio della penisola.

*(In accezione impropria, il termine “Italici” è a volte utilizzato, specie nella letteratura non specialistica, per indicare tutti i popoli pre-romani, incluse quindi anche stirpi (suppostamente o sicuramente) non indoeuropee quali EtruschiLiguri o Reti. Gli Antichi Greci designavano questo genere di popoli, limitatamente all’area della Magna Grecia nella quale vennero a contatto con essi, con il termine “Italioti“, anch’esso ripreso successivamente.Wikipedia.)

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