L’uranio non basterà!

Sperando,inutilmente,di essere ascoltato,voglio fare due considerazioni sulla disponibilità di uranio utile al funzionamento delle centrali nucleari.
I dati più affidabili da prendere in considerazione sono quelli della International Atomic Energy Agency(IAEA) e dicono che i giacimenti di uranio sono circa 10 milioni di tonnellate.Considerando che nel mondo sono in funzione 430 reattori (pochini vero?) e ognuno di questi brucia in media circa 60 mila tonnellate all’anno abbiamo un’autonomia di poco più di 160 anni,in pratica due generazioni.Se 60 mila tonnellate vi sembrano troppe,dovete valutare che le centrali nucleari funzionano con l’uranio-235, un isotopo abbastanza raro dell’uranio, che si trova in concentrazione dell’1% sul totale del minerale.Va detto inoltre che si estraggono 40 mila tonnellate all’anno,cioè molto meno di quello che si consuma.Poichè gli Stati Uniti sono spesso presi come modello,era giusto farlo anche per ciò che riguarda il nucleare:l’ultima centrale è stata costruita negli USA più di 10 anni fa,nel 1996.Che dite,forse un motivo,che certamente NON conosce Scaiola,ci sarà!
A seguire l’Intervista a Isabelle Chevalley, presidente e fondatrice di Ecologie libérale’, partito
svizzero di centro destra.

 “Manca l’uranio per l’energia nucleare”

 
“Fin dal 1991 non si estrae abbastanza uranio per soddisfare l’esigenza di tutte le centrali nucleari del mondo, l’estrazione è talmente diminuita che nel 2003 metà del fabbisogno del metallo grigio è stato fornito dalle scorte militari.”
Lo sostiene la dottoressa Isabelle Chevalley, chimica, nonchè presidente e fondatrice del partito svizzero ‘Ecologie libérale’. Analisi che arriva in un momento piuttosto delicato, soprattutto nel nostro paese, dove si è deciso un ritorno al nucleare.Come noto, l’uranio è il metallo che viene utilizzato nelle centrali nucleari per produrre energia elettrica. In natura si trova pressoché ovunque, compresa l’acqua, ma la parte dell’uranio che interessa alle centrali nucleari è una elaborazione (arricchimento) dello stesso per aumentare la concentrazione di 235U rispetto al 238U, due isotopi dell’uranio. Ed è su questo che si concentra l’analisi della dottoressa Chevalley.“Dal 2001 il prezzo dell’uranio è decuplicato, da 7 dollari la libbra a più di 75 nel 2007(in sette anni si è registrato un aumento del 1.000% e la libbra ha raggiunto alla fine del 2007 il prezzo record di 106 dollari). Questo massiccio aumento di prezzo riflette l’incertezza che circonda la sua produzione. L’altro picco storico risale alla fine degli anni ’70 quando la richiesta di questo metallo è aumentata sia a livello militare che civile raggiungendo i 43 dollari per una libbra.”


Sappiamo, però, che il mercato è estremamente volatile e bisogna passare ai fatti per capire davvero quanto uranio sia ancora disponibile.
“Attualmente, non solo non vengono più scoperti grossi giacimenti di uranio, ma i
giacimenti già scoperti non vengono pienamente sfruttati perché non conviene
economicamente. I costi sarebbero troppo elevati. Di conseguenza, la progressiva mancanza di uranio comincerà a farsi sentire tra il 2015 ed il 2025, quando le centrali nucleari produrranno meno energia fino a fermarsi del tutto.”Come accennato all’inizio, le centrali nucleari di oggi, che sono circa 450 nel mondo, funzionano grazie all’uranio estratto, ma anche in buona parte dalle riserve militari. E a sentir parlare la dott. Chevalley non ci sono molte speranze di trovare nuovi giacimenti, ma essendo un metallo presente pressoché ovunque, l’uranio è virtualmente estraibile anche da altre fonti, compresa l’acqua.
Nel mare, per esempio, sono disciolti ben 4 miliardi di tonnellate di uranio naturale, ovvero quanto basterebbe per rifornire le centrali nucleari attuali per 60.000 anni. Ma questo, purtroppo pare non risolvere il problema.(Oggi il consumo dell’Uranio ha superato la produzione (che raggiunge i 78.000 tonnellate di Ossido di Uranio – fonte: WNA), e i giacimenti esistenti si stanno esaurendo. Inoltre il 33% della produzione proviene dalle scorte militari e civili che dovrebbero diminuire del 70% entro il 2030, mentre l’estrazione crescerà solo del 20%. Le attuali riserve naturali sono di 4,75 MtU, sufficienti a coprire le esigenze per parco nucleare esistente per 70 anni, ma la World Nuclear Association (WNA) stima che la capacità nucleare installata potrebbe anche raddoppiare entro il 2030 e generare una domanda totale di uranio di 6 MtU). Questa situazione strutturale ha portato ad un aumento eccezionale delle riserve dal 2003, (salvo un’improvvisa riduzione delle transazioni spot nel primo quadrimestre del 2008) e prefigura nei prossimi anni ad una ripresa dell’attività di ricerca di nuovi giacimenti di Uranio.


“La centrale nucleare di Leibstadt in Svizzera utilizza ogni anno 155 tonnellate di uranio, il volume d’acqua di mare che servirebbe per estrarlo corrisponde a 52 miliardi di metri cubi, ovvero due terzi del lago di Ginevra. Per pompare una tale mole di acqua consumerebbe tutta l’energia ipoteticamente prodotta”.
Un altro esperimento è stato tentato dall’Agenzia Nucleare Giapponese: “In Giappone hanno immerso nel mare degli oggetti simili ad alghe lunghe cento metri prodotte con un materiale capace di attrarre l’uranio. Per rifornire la stessa centrale di Leibstadt di cui sopra, bisognerebbe sommergere seicento mila oggetti simili (in un’area pari a quella della Valle d’Aosta). Ogni due mesi li si dovrebbero raccogliere per passarli in un acido capace di recuperare l’uranio e quindi riportare questi oggetti in mare. Sarebbe un’opera ciclopica senza contare gli inconvenienti per la pesca e per la navigazione. Bisogna
quindi porre fine all’utopia che l’uranio ‘marino’ possa risolvere tutti i problemi di approvvigionamento”.Per la dottoressa Chevalley, aprire nuove centrali sarebbe un errore sia politico che economico.
“Uno studio francese ha dimostrato che investendo nelle energie rinnovabili e in
politiche di risparmio energetico, lo stesso importo necessario per la costruzione di una nuova centrale nucleare, circa 3 miliardi di euro, si arriverebbe a produrre il doppio di energia elettrica”.
I difensori delle centrali nucleari sostengono, però, che attraverso le fonti rinnovabili non si potrà mai ottenere la stessa quantità di energia prodotta, più facilmente, con il nucleare. Ma Isabelle Chevalley  non è d’accordo.
“Prendo l’esempio di un’azienda tedesca che produce pannelli solari termici ad alta temperatura Quest’azienda sostiene che coprendo con centrali ‘eliotermodinamiche’ solo l’uno per cento del deserto del Sahara l’energia prodotta basterebbe all’intero fabbisogno mondiale. Con questo non voglio che ci si debba concentrare su una sola fonte, ma il potenziale di tutte le fonti rinnovabili è davvero enorme e soprattutto bisogna smettere di dire che costa troppo Quante guerre sono state fatte al fine di garantire l’approvvigionamento energetico? Quante sono state le sovvenzioni al nucleare, al carbone
ed al petrolio? Le energie rinnovabili non sono solo ecologiche ma anche economiche”.
   

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