Reincarnazione

Vite

La reicarnazione è un argomento molto delicato,che non è affrontato nè con frequenza nè con leggerezza dai media in quasi tutti i paesi del mondo.I casi più numerosi riguardano bambini,soprattutto in India ,Pakistan ed Asia sud/orientale in generale.Le spiegazioni non sono mai convincenti e i tentativi per dimostrare la falsità del fenomeno mal si adattano all’età dei soggetti.Molti studiosi hanno analizzato questi avvenimenti : Joel L. Whitton, Edouard Bertholet,Edgar Cayce, Raymond A. Moody , Edoardo Bratina, Annie Besant ,H.N. Banerji,sono solo alcuni di coloro che hanno dedicato la vita a questa ricerca.Caso a parte è il professor Ian Stevenson. Direttore del Dipartimento di Psichiatria e Parapsicologia della Facoltà di Medicina nell’Università della Virginia, a partire dal 1961, ha esaminato circa 1300 casi di presunta reincarnazione. I risultati, vedevano per lo più bambini al di sotto dei cinque anni, ricordare cose che non potevano aver imparato. Ha così potuto affermare che i ricordi presunti di vite precedenti, riemergono tra i due e i quattro anni e non dopo i dieci, se non in casi eccezionali. Questi bambini, appaiono più maturi dell’età che hanno, normali in tutti gli aspetti sociali e personali e non presentano doti particolari di medianità o sensitività. Prove più o meno convincenti, sembrano essere i casi in cui i soggetti parlano lingue straniere (riconducibili magari alla nazionalità che possedevano nella vita precedente) e i casi in cui possiedono segni sul corpo che sarebbero stati impressi, appunto, nella vita precedente: cicatrici (morsi di serpenti, coltellate), macchie ed in casi eccezionali anche tatuaggi. Ci sarebbero ancora ulteriori prove, come il déjà vu.Caso famoso, studiato dal succitato professore, è quello di un bambino turco, il quale all’età di due anni, diede prove di essere stato Naif Çiçek, morto all’età di 54 anni (nel 1979) investito da un camion. Il bambino in maniera fortuita incontrò la figlia di Çiçek, che rimase sbalordita dalle informazioni familiari, che il bambino provò di conoscere. Ad un successivo incontro tra il bambino e la vedova Çiçek, la signora spiegò che il bambino sembrava gesticolare come era modo di fare del defunto marito ed in effetti, questa dimostrazione (il modo di fare e di parlare) sembra sia importante prova.
Il dottor Stevenson, ha pubblicato una relazione su questo tema, dal titolo:La reincarnazione: venti casi a sostegno (Twenty cases Suggestive of Reincarnation, 1966).


Esempi in questo campo sono numerosi,anche in Europa.Cameron Macaulay viveva con la madre Norma, separata, e un fratello maggiore a Clydebank, città industriale vicino a Glasgow, in Scozia.  A tre anni ha iniziato ad avere un comportamento strano: parlava sempre di persone che non aveva mai conosciuto e descriveva nei dettagli alcuni luoghi nei quali sosteneva di aver vissuto,ma tutto ciò non era possibile perchè il bambino non era mai uscito da Clydebank.
Sosteneva di essere cresciuto a Barra, un’isola sperduta a nord della Cornovaglia, a 300 chilometri dalia sua città, dove,naturalmente, non era mai stato prima. Ma soprattutto una cosa preoccupava  Norma: suo figlio nominava di continuo la sua «vecchia» famiglia, la «mamma e i fratelli di prima» e parlava anche di suo padre,  non di quello attuale, vivo e vegeto, bensì di quello «vecchio», di nome Shane Robertson, morto, secondo il piccolo, in un incidente d’auto. E descriveva sempre la casa «di prima»: grande, bianca e affacciata su una baia di Barra, dalla quale diceva di sentire il rumore degli aerei che atterravano sulla spiaggia.
Per tre anni la mamma di Cameron e le maestre hanno assecondato i suoi discorsi, ritenendoli frutto di fantasia.
Quando Cameron ha compiuto sei anni la situazione è precipitata: piangeva tutti i giorni perché voleva tornare dalla famiglia e dagli amici «di allora». Per risolvere la questione una volta per tutte, a Norma rimaneva solo una cosa da fare: accompagnare suo figlio a Barra. Era certa che il bambino, giunto sull’isola, avrebbe ammesso di essersi inventato tutto. Intanto Norma aveva saputo che una casa di produzione tv era alla ricerca di storie legate alla reincarnazione. Così ha contattato la troupe, ha proposto il caso di suo figlio e insieme con loro ha deciso di girare un filmato sul viaggio a Barra. Al gruppo si è aggiunto Jim Tucker, americano, direttore della clinica di Psichiatria infantile della Virginia University, incuriosito dalla vicenda.
Cameron era felicissimo. Arrivati sull’isola, però, la delusione: dopo aver visitato quasi tutte le case del posto, Cameron si è accorto che nessuna corrispondeva a quella che descriveva. Ed è stato a quel punto che nel tragitto verso l’albergo, Norma ha avuto un’intuizione: Cameron aveva detto di vedere, da casa, la spiaggia sulla quale atterravano gli aerei.
Avrebbero fatto tappa lì. Pochi chilometri ed ecco la sorpresa: in lontananza è apparsa la casa bianca, isolata e affacciata su una splendida baia…
E appena arrivato, Cameron non ha avuto dubbi: si è fiondato a colpo sicuro verso un pertugio ben nascosto da cespugli: un’entrata segreta che non si sa come potesse conoscere, poiché dall’esterno era totalmente invisibile. E mentre erano lì, stupiti e un po’ sconvolti, è arrivata una telefonata: sì, una famiglia Robertson era esistita veramente su quell’isola e aveva abitato in quella casa bianca, affacciata sulla baia di Cockleshell. Proprio come descritto da Cameron.
La casa era disabitata: gli ultimi discendenti del clan se n’erano andati da tempo. E figuratevi lo stupore quando, la sera, sono arrivate in hotel alcune foto di quella ormai famosa famiglia Robertson mandate dall’anagrafe: il bambino, infatti, ha riconosciuto il cane maculato e l’auto nera di cui parlava spesso.
Dunque quel bambino è davvero un «reincarnato» ? Nessuno scienziato ce lo potrà dire. Di certo quando il gruppo è ripartito Cameron era tornato sereno: aveva condiviso con altri il peso di quella «doppia vita».
Altro caso interessante è stato quello presentato sul canale di Sky TV.In sintesi si trattava di questo: una bambina asseriva sin da piccola che sua madre non era la sua vera madre. i luoghi ove viveva non erano i “suoi”, si ricordava inoltre come era morta (annegata in un fiume) e tutto il resto che accompagnava simili dichiarazioni. Più in la con gli anni decisero lei e la famiglia di incontrare la famiglia “originale” ancora vivente.
La ragazza “riconobbe” subito la madre e le si buttò ai piedi in ginocchio.
La “madre” riconobbe,a sua volta, nella ragazza la bambina morta annegata nel fiume anni prima.Quest’ ultima, capace di nuotare , non aveva fobie riguardanti l’ acqua,ma provava un terrore inspiegabile quando passa sul punto del fiume dove “era” annegata.I fatti si sono svolti nello Sry Lanka, Paese dove la reincarnazione è in genere accettata.
Questa è invece la storia di Cerunne.La ragazza con questo strano nome aveva 7 anni quando fu intervistata. Quando era in attesa, Christine, la madre, pur non avendo eseguito un’ecografia, aveva la certezza che si trattasse di una bambina poiché, in uno strano sogno premonitore, gliel’aveva annunziato una Sciamana vestita di pelli d’animali ed a piedi nudi ,che le aveva rivelato che la bimba che portava in grembo si sarebbe dovuta chiamare “Deer” (daino, cervo). Le disse pure che la nascitura aveva avuto una vita passata molto difficile e fu così che quando la bimba nacque le fu imposto il nome Cerunne, una divinità dell’olimpo Celtico associata ai cervi ed alla rinascita.
Cerunne era una bambina taciturna ma molto precoce dal punto di vista delle capacità motorie ed appariva un pò mascolina nel carattere.
A due o tre anni d’età,Cerunne disse ai suoi genitori di ricordare una vita precedente vissuta come marinaio.
Un giorno, indicando le piccole onde che si formavano sulla superficie di una piscina, commentò:
“Le onde che io vedevo erano molto più alte di una casa”. Aggiunse che il mare era molto strano perché da infuriato diventava improvvisamente calmo nell’arco di poche ore. Spesso disegnava una nave dal nome “VURK” su cui avrebbe viaggiato svolgendo numerosi compiti, fra cui stare di vedetta, accudire le vele, ma anche prendersi cura dei passeggeri.
A tal proposito descrisse accuratamente le pessime condizioni igieniche dell’imbarcazione ed il fatto che a bordo non esistessero letti o amache, per cui tutti dormivano a terra coperti da rozzi canovacci. Si mangiava carne cruda ed i servizi igienici, inesistenti, costringeavano i passeggeri ad urinare sul pavimento; le liti e le lotte fra i membri dell’equipaggio  erano molto comuni, ma Cerunne ricorda di aver sempre odiato queste manifestazioni violente. A conferma dei racconti legati alla vita da marinaio su un veliero, Cerunne mostrò un’incredibile, innata, capacità di arrampicarsi sugli alberi e la mancanza di paura del vuoto. Anche il ricordo di un’incidente in cui un suo compagno perse l’uso degli arti per una caduta dalla tolda, era molto vivido nella memoria della bambina, come quello del grande timone e del “moekille”, un lungo bastone appuntito, usato anche come arma di difesa. Il suo nome, in quella vita era “Peer”, un uomo smilzo con una lunga barba nera:  viaggiava verso un’isola piena di palme trasportando povera gente che andava colà per lavorare, ma non si trattava di schiavi. A sette anni i ricordi di Cerunne non si erano affatto sbiaditi e, durante l’ intervista, fu in grado di aggiungere altri dettagli sulla sua vita precedente, che si sarebbe conclusa alla veneranda età di 95 anni:”Eravamo uomini pieni di salute, anche se mangiavamo poco e male”, é stato il suo commento.
Nel racconto, esaminato da uno storico, vi sono molte affermazioni che collimano con luoghi e fatti appartenenti alla storia delle prime emigrazioni di massa fra Spagna ed isole Caraibiche, avvenute fra la fine del’800 e l’inizio del 900. La Corugna, che suona foneticamente simile al fonema inglese “Karoonya”, era proprio uno di questi porti Spagnoli e l’isola ricca di palme potrebbe essere stata Cuba che,a quei tempi insieme alle altre isole vicine, veniva chiamata “Las Indias” , mentre il “moekille” sarebbe simile alla parola “makhila”, un bastone-arma della Galizia. Il nome “Peer” potrebbe essere “Pedro” e “Voork” corrispondere a “Barco”, ovvero barca in Spagnolo. Tutte queste “coincidenze” sono altamente indicative  sull’ origine celtica dei ricordi inspiegabili della bambina olandese.


Ancora un fatto senza possibilità di aggancio con la realtà.Nel Febbraio 97, la Fondazione Athanasia (istituto che si occupa di “reicarnazione” presieduto da Titus Rivas)fu contattata dalla signora Marja M-V che era stata sollecitata dal teologo Dr. Joanne Klink a parlare del caso di suo figlio Kees. Fin dall’età di due anni, il bambino ripeteva con tono cantilenante, una strana filastrocca:
“Il mio cuore si fermò, poi nel ventre ritornai a crescere e fu così che il mio cuore tornò a battere ancora!”,
accompagnandola con gridolini di gioia e battito di mani. Questo curioso comportamento si manifestava due o tre volte a settimana e per molti mesi di fila. Fu solo verso i quattro anni d’età che il piccolo si decise a confessare alla madre che aveva già vissuto in precedenza e che il suo nome  era Armand,  morto quando non era ancora troppo vecchio. Il nome fu pronunciato col tipico accento francese, cosa abbastanza strana per un bambino olandese di quell’età.
In quella vita precedente, Armand era fidanzato e prossimo alle nozze, ma fu ucciso su un campo di battaglia da soldati molto alti che avevano già trucidato tutti i suoi compagni. Il racconto dei suoi ultimi momenti di vita é angosciante: colpito una prima volta alla schiena, mentre si rendeva conto che il suo cuore stava cessando di battere, fu raggiunto da un secondo proiettile sparato a breve distanza. In quel momento vide un Angelo che lo portò da Dio che lui descrive come “Pura Bontà”, “la Grande Luce” e persino “dotato di umorismo” (sic). Gli fu molto difficile descrivere l’Aldilà e disse che era impossibile fissare i ricordi come su una foto. Vide una meravigliosa cascata e fiori e alberi dai frutti deliziosi, più dolci di qualsiasi cibo terreno. Quando gli Angeli tornarono a dirgli che era tempo di reincarnarsi, Armand/Kees mostrò una certa resistenza, ma le Creature Eteree lo rassicurarono circa la loro costante assistenza. Kees soffrì di una severa forma di fobìa della morte per molti anni, ricordando la sua agonìa e ci vollero  tempo e pazienza per fargli superare il problema.
Altro fatto eclatante fu quello di Myriam, che aveva tre o quattro anni quando, nel ’68, fece notare a sua madre che il vestito che indossava era molto simile a quello della sua precedente mamma e le chiese di toglierselo perché le ricordava la  spiacevole vita passata in una zona semidesertica. In quella esistenza si doveva prender cura dei suoi fratelli e delle sue sorelle, andando in cerca d’ acqua e cibo nel deserto. Proprio per tirar su l’acqua dal pozzo un brutto giorno era morta a causa d’una tempesta di sabbia. I suoi ricordi, purtroppo non verificabili, erano molto vividi e comprendevano l’aspetto fisico dei suoi genitori, il forte rispetto che portava verso gli anziani, la casupola di legno con un piccolo patio. Probabilmente l’ambiente da lei descritto potrebbe essere quello del deserto del New Mexico, dato che il patio in legno é tipico di quella regione. Anche a distanza di anni il racconto suo e della madre non si modificarono, anzi divennero più vividi a seguito di una NDE(Esperienza in Prossimità della Morte ) che ebbe durante un’intervento chirurgico.
Cosa commentare di fronte a questi fatti?L’unica cosa incontrovertibile è che noi crediamo di conoscere e comprendere tutto ,invece non sappiamo nulla e,se non riusciamo  a spiegare qualche caso lo bolliamo velocemente come falso o addirittura neanche avvenuto.La gente sposa volentieri queste tesi che semplificano la vita e non sconvolgono le convinzioni ormai radicate.Ammettere la possibilità anche remota della reincarnazione sarebbe come ribaltare secoli di storia e cambierebbe completamente l’ottica con la quale osserviamo il mondo.

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