Archivio mensile:marzo 2009

Ciolkovskij pioniere della ricerca sul volo spaziale.

Ancora una personaggio fuori dal comune,ma sconosciuto ai più.Quando si parla di primordi del volo si pensa ai fratelli Wright non certo a Konstantin Eduardovich Ciolkovskij  (  Iževskoe, 17 settembre 1857 – Kaluga, 19 settembre 1935)   scienziato russo e  pioniere dell’astronautica.
Ciolkovskij (o Tsiolkovsky, secondo la traslitterazione anglosassone, da pronunciare come Tziolkovski) nacque a Iževskoe (adesso nel Distretto Spassky, nell’Oblast’ di Rjazan’), in Russia, in una famiglia della classe media. Da bambino era malato e aveva difficoltà uditive e non venne accettato alle scuole elementari, così studiò in casa fino ai 16 anni.
Teorizzò molti aspetti del volo spaziale e della propulsione missilistica.

Viene considerato il padre del volo spaziale umano e il primo uomo a concepire l’ascensore spaziale. Il suo lavoro più famoso fu  “Issledovanie mirovych prostranstv reaktivnymi priborami”, “L’esplorazione dello Spazio cosmico per mezzo di motori a reazione”, che pubblicò nel 1903 era sicuramente il primo trattato accademico sulla missilistica. Sfortunatamente le sue idee non fecero mai presa in Unione Sovietica, e il campo rimase arretrato fino a che gli scienziati sia tedeschi che di altri Paesi arrivarono alle stesse conclusioni indipendentemente, nei decenni seguenti.
Il suo lavoro influenzò più tardi gli scienziati missilistici di tutta Europa, e fu anche studiato dagli americani nei decenni dal 1950 al 1960 mentre tentavano di comprendere i primi successi dell’Unione Sovietica nel volo spaziale.
Ciolkovskij sviluppò anche teorie sul volo di macchine volanti più pesanti dell’aria, elaborando indipendentemente molti degli stessi calcoli che i fratelli Wright stavano compiendo nello stesso periodo. Comunque, egli non costruì mai un qualsiasi modello pratico, e il suo interesse si spostò verso concetti più ambiziosi.

Friedrich Zander divenne un entusiasta del lavoro di Ciolkovskij e fu attivo nel promuoverlo e svilupparlo. Nel 1924 stabilì la prima Società Cosmonautica nell’Unione Sovietica, e più tardi ricercò e costruì razzi a propellente liquido chiamati OR-1 (1930) e OR-2 (1933). Il 23 agosto, 1924 Ciolkovskij fu eletto primo professore dell’Accademia Militare dell’Aria N. E. Žukovskij.
Nel 1929 Ciolkovskij propose la costruzione di razzi a più stadi nel suo libro Kosmiceskie poezda, “Treni cosmici”.
L’equazione di base per la propulsione a razzo, l’equazione del razzo di Tsiolkovsky, fu dedicata a lui.
Era anche un seguace del Cosmismo del filosofo Nikolaj Fëdorov e credeva che colonizzare lo spazio avrebbe guidato al perfezionamento della razza umana, con l’immortalità ed una esistenza senza preoccupazioni.
Ciolkovskij morì a Kaluga, Unione Sovietica (oggi Russia), dove esiste un museo dell’astronautica a lui dedicato.

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Alla ricerca dei Soli perduti.

Chiamiamola riunione di famiglia per stelle.Adesso è possibile ritrovare i simili del nostro Sole persi nell’universo.Una relativamente alta percentuale di stelle è nata in grappoli o assiemi e quasi mai da soli.Il Sole non sembra differire da questa regola ,le meteoriti presenti nel nostro sistema ci mostrano, con una certa evidenza, che una supernova potrebbe essere eplosa vicino al neonato Sole,inoltre le orbite dei corpi ghiacciati alla periferia del sistema solare,sembrano proprio influenzate dal passaggio di un fratello del Sole.Ma ,nei pochi ultimi bilioni di anni,questi astri hanno preso strade diverse e si sono confusi in mezzo alle miriadi di stelle delle galassie.Simon Portegies Zwart dell’Università Olandese di Amsterdam ha suggerito un modo per trovarli.Lo studioso ha stimato la dimensione e la massa dei grappoli di stelle simili al Sole fuggite 4,6 bilioni di anni.Tenendo conto di vari fattori, come il fatto che alcuni scontri  stellari  non ha impedito la formazione del nostro sistema solare, ha calcolato che il grappolo formativo misurava da 5 a 20 anni luce , ed era tra le 500 e le 3000  masse solari. Utilizzando tali informazioni ha calcolato la possibile velocità di fuga del Sole, la stessa che dovrebbero aver avuto i fratelli e le sorelle . Ha scoperto che una piccola percentuale dei simili dovrebbe essere ancora nelle nostre vicinanze cosmiche, nel Cigno e nelle costellazioni della Vela, ossia all’interno dei 300 anni luce . “E ‘molto semplice”, afferma. “Per qualche ragione, nessuno ha pensato di fare questa analisi in precedenza”. Portegies Zwart dice che basta cercare nei cataloghi esistenti  le  stelle con le stesse caratteristiche orbitali attraverso la galassia e la stessa composizione chimica del Sole per poter scoprire i suoi parenti stretti.Tuttavia, Charles Lada dell’ Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics pensa che Portegies Zwart potrebbe essere stato troppo ottimista. Nell’attraversare le nubi molecolari  gli astri simili al Sole sono stati espulsi molto più rapidamente e più lontano di quanto i calcoli abbiano previsto.Non sarà così semplice scovarli.

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Noi non possiamo essere soli nell’universo!

Tratto dalla relazione dello Staff del SETI Italia.
La probabilità che esistano altre forme di vita nell’Universo si incrementa ogni giorno di più. Sono stati già scoperti un centinaio di pianeti orbitanti intorno ad altre stelle, ed il cosmo abbonda degli stessi elementi chimici che costituiscono le nostre cellule, proprio adesso il telescopio Kepler sta viaggiando nello spazio per osservare se i pianeti “vicini” al sistema solare sono abitabili.
La probabilità di incontrarci o ricevere i loro eventuali segnali radio è,però, molto più bassa, a causa delle enormi distanze tra i corpi celesti nello spazio e delle probabili differenze di cultura, tecnologia e quant’altro che ci separano.
La nostra via lattea è una dei 100 miliardi di galassie presenti nell’universo osservabile. Il nostro sole è solo una delle 200 miliardi di stelle che appartengono alla nostra galassia Astronomi e fisici hanno confermato che il nostro sole e la nostra galassia non sono corpi particolarmente rari o differenti dalle altre galassie e stelle.
Nelle ultime decine di anni, l’evoluzione in questi studi hanno anche dimostrato che i pianeti non sono una rara eccezione, ma sono una parte naturale del processo di formazione delle stelle. Tanto è vero che si è stimato che i pianeti potrebbero essere un miliardo solo nella nostra galassia.

Esperimenti biologici, effettuati applicando sorgenti di energia naturale quali elettricità e calore a composti che costituivano l’atmosfera primitiva della terra, hanno generato involontariamente i componenti organici fondamentali che costituiscono la chimica della vita. In aggiunta a ciò, i radioastronomi hanno scoperto che le molecole e atomi base alla vita quali idrogeno, azoto, ossigeno, carbonio, silicio e fosforo, esistono in gran quantità anche nelle profondità dello spazio interstellare. I geologi hanno dimostrato che la terra è rimasta senza vita solo per una piccola parte dei suoi anni, e che i primi organismi unicellulari si siano sviluppati immediatamente dopo la formazione del pianeta. Come risultante di questi studi ci si può sbilanciare dicendo che, passati milioni di anni in condizioni di relativa stabilità, la vita semplice potrebbe tramutarsi in vita intelligente e che, in qualche caso, potrebbe evolvere in una civiltà tecnologicamente avanzata.
Un modo diretto per scoprire se esiste vita intelligente nei dintorni del nostro sistema solare, è cercare qualche segnale radio artificiale che provenga dallo spazio interstellare e che, come si sa, risulta il mezzo di comunicazione più efficace e veloce di fino ad ora conosciuto.Per questo è nato il SETI che è ricerca pura volta esclusivamente al fine di avere la certezza di non essere soli! Nulla a che vedere sulla possibilità di instaurare dialoghi interstellari che, al momento, a nostro avviso rimane solo un affascinante tema per la fiction cinematografica.

Calcolando che le trasmissioni sono cominciate circa 50 anni fa, queste emissioni radio, radar e televisive riempiono una sfera intorno al nostro pianeta di circa 100 anni luce di diametro. Ciò significa che una civiltà extraterrestre che utilizza la nostra medesima tecnica di comunicazione, che desideri comunicare con altre civiltà e che si trovi ad una distanza inferiore a 100 anni luce, puntando una antenna verso il nostro pianeta e sintonizzando il proprio ricevitore ad una frequenza giusta, potrebbe ricevere le nostre trasmissioni. Tutto questo rimane vero se il rumore di fondo dell’universo non supera la potenza del segnale che si propaga.

Tratto dal libro

– Nel cosmo alla ricerca della vita –
di Piero Angela

Quanto stelle esistono nella nostra galassia? Circa trecento miliardi, si ritiene. Per un calcolo p essimistico diciamo solo 100 miliardi. Scriviamo quindi le nostre prime due cifre.

NUMERO DELLE STELLE NELLA NOSTRA GALASSIA
Ottimista: 300 miliardi.
Pessimista: 100 miliardi.
Quante di queste stelle possono avere un sistema è solare simile al nostro? Se si scartano stelle doppie, quelle troppo grandi, quelle più piccole eccetera si arriva alla seguente valutazione (che tengono conto del fatto che la vita media di una stella deve essere abbastanza lunga per dare il tempo alla vita di evolversi su un pianeta).
NUMERO DEI SISTEMI SOLARI SIMILI AL NOSTRO
Ottimista: 1.7% di 300 miliardi=5 miliardi
Pessimista: 0.1% di 100 miliardi=100 milioni.
Ma se esistano sistemi solare simile al nostro, quante probabilità vi sono che esista un pianeta nella posizioni giusta, cioè non troppo caldo e non troppo freddo? Alcuni studiosi, come Micheal Hart, ritengono che non sia estremamente raro che un pianeta possa trovarsi a distanza giusta, e che forse non siamo gli unici. Tuttavia la maggior parte degli esperti e piuttosto incline a credere che un pianeta in orbita giusta non dovrebbe costituire un eccezione. La stima ottimistica è del 20%, la pessimistica può scendere al 10%.
NUMERO DEI SISTEMI SOLARI SIMILI AL NOSTRO CHE POTREBBERO AVERE UN PIANETA IN POSIZIONE GIUSTA
Ottimista: 20% di 5 miliardi=1 miliardo
Pessimista 10% di 100 milioni=10 milioniCome si vede, in due passaggi, il pessimista si trova a una valutazione cento volte inferiore, rispetto all’ottimista (13 milioni rispetto a un miliardo).
A questo punto nasce una domanda importante: ammesso che esista un pianeta adatto, quale è la probabilità che la vita sia poi veramente cominciata? Questo è il punto più controverso.
Tutti sono d’accordo che si possono formare ovunque molto facilmente delle molecole organiche, le quali sono già in pratica i mattoni della vita: quanto però alla probabilità che si uniscano insieme per creare delle grandi molecole capaci di replicarsi, e poi dare origine a delle forme di vita di tipo batterico, questo dipende da valutazioni veramente soggettiva, perché oggi non disponiamo di parametri validi.
Alcuni ritengono che ciò sia assai poco probabile, altri invece ritengono che se il tempo a disposizioni per un evoluzione biochimica è sufficiente, ci sono buone probabilità che questo processo si verifichi. Altri ritengono addirittura che si tratti di un fenomeno quasi spontaneo, così come avviene per la formazione di amminoacidi. Asimov è fra questi, e nel suo libro da queste evento al 100%, considerandolo praticamente una conseguenza spontanea, quando il pianeta è adatto alla vita.
A questo punto ci sembra ragionevole sdoppiare le ipotesi pessimistiche. Un moderato (cioè che accoglie le precedenti valutazioni pessimistiche, ma in questo caso si dimostra assai più possibilista) potrebbe valutare queste evento al 50%.
L’ipotesi estrema potrebbe, in teoria, scendere a zero: ma in realtà nessuno di coloro che studiano questi problemi esclude che ciò sia avvenuto.. Una probabilità su 10 mila (lo 0,01%) sembra poter rappresentare una valutazione abbastanza pessimistiche. Si hanno quindi a questo punto tre cifre.

NUMERO DEI PIANETI ADATTI ALLA VITA SU CUI PUO’ ESSERSI SVILUPPATA UNA FORMA DI VITA DI TIPO BATTERICO
Ottimista: 100% di 1 miliardo=1 miliardo
Moderato: 50% di 10 milioni=5 milioni
Pessimista: 0.01% di 10 milioni=1000Il passo successivo è l’evoluzione della vita. Qui c’è abbastanza accordo sul fatto che la vita, una volta partita, possa in qualche modo evolvere. Per gli ottimisti la apparizione di essere pluricellulari e solo questione di tempo:70% di probabilità. Il moderata potrebbe dire: venti probabilità sul cento. Il pessimista potrebbe scendere a 5 probabilità su cento.
NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI DA FORME DI VITA DI TIPO BATTERICO AVREBBE POTUTO SVILUPPARSI FORME DI VITA DI TIPO PLUCELLULARE
Ottimista: 70% di 1 miliardo=700 milioni
Moderato: 20% di 5 milioni=1 milione
Pessimista: 5% di 1000=50Vediamo ora il gradino successivo: lo sviluppo dell’intelligenza. Per l’ottimista il passaggio dall’essere pluricellulari a forme intelligenti e quasi certo (90%). Il moderato potrebbe valutare questa probabilità al 25%; il pessimista il 2%.
NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI PARTENDO DA FORME DI VITA DI TIPO PLUCELLULARE AVREBBERO POTUTO SVILUPPARSI FORME INTELLIGENTI
Ottimista: 90% di 700 milioni=600 milioni
Moderato: 25% di 1 milione=250000
Pessimista: 2% di 50=1
Una volta che si arriva agli esseri intelligenti, gli ottimisti ritengono che il passaggio a forme di vita sociale, con sviluppo di forme di tecnologia, sia ovvio (100%). Anche moderato si sbilancia e accetta l’idea che partendo da forme di vita intelligenti (dato un tempo sufficiente) si possa raggiungere a una società tecnologica (100%). Il pessimista, invece, ritiene che ciò possa avvenire solo molto raramente (5%).
NUMERO DEI PIANETI SUI QUALI, PARTENDO DA FORME INTELLIGENTI, AVREBBE POTUTO SVILUPPARSI UNA CIVILTA’ TECNOLOGICA
Ottimista: 100% di 600=600 milioni
Moderato: 100% di 250000=250000
Pessimista: 5% di 1=0.05Ma subentra a questo punto un altro notevole passaggio restrittivo.
Se vogliamo comunicare con altra civiltà extra terrestri, infatti, noi non siamo ovviamente interessati alle eventuali civiltà già scomparse o quelle non ancora nate: noi siamo interessati solo a quelle contemporanee, cioè che esistano in questo momento. Per fare questo calcolo occorrerebbe sapere quanto dura una civiltà tecnologica. Perché si duro un tempo molto lungo, allora ci sono più probabilità che la nostra esistenza si incrociano; se la durata è molto breve, allora le probabilità diminuiscono notevolmente.
Mediamente sulla terra un mammifero, come specie, dura cinque o dieci milioni di anni; l’uomo con la sua civiltà tecnologica, durerà più o di meno? Asimov dice di meno: solo un milione di anni. Se si applica un criterio analogo per gli altri pianeti, facendo un po’ di conti che solo una probabilità su mille (cioè lo 0,1%) che un altra civiltà tecnologica sia nostro contemporanea. Questa è l’ipotesi più ottimistica.
Il pessimista moderato potrebbe dire che la durata di una civiltà tecnologica è molto inferiore al milione di anni: solo 20 mila anni. Tuttavia, poiché un sistema solare del nostro tipo (e quindi un pianeta come alla terra) e solo a metà strada della sua esistenza (e quindi ancora qualche miliardo di anni di vita), potrebbero riemergere in seguito, sullo stesso pianeta, varie volte, altre civiltà. Diciamo 10 altre volte, per complessivi duecentomila anni. Quindi lo 0,02%. Il pessimista, invece, potrebbe dire che una civiltà tecnologica dura solo duemila anni, poi si autodistrugge e in seguito non appare mai più. Ecco quindi le nostre ultime cifre.
NUMERO DEI PIANETI DELLA GALASSIA SUI QUALI ESISTE OGGI UNA CIVILTA’ TECNOLOGICA
Ottimista: 0.1% di 600 milioni=600000
Moderato: 0.02% di 250000= 50
Pessimista: 0.0002% di 0.05=0.0000001
La cifra ottimista è molto elevata: secondo Asimov uno esisterebbero oggi nella nostra galassia 600000 civiltà extraterrestri. Ci sembrano decisamente troppe, anche se non abbiamo prove per dimostrare il contrario.
Il pessimista moderato arriva alla cifra conclusiva di 50. Cioè noi saremmo una delle poche civiltà tecnologiche oggi esistenti nella galassia.
Tra queste due cifre, 50 e 600000, esiste dunque un ventaglio di probabilità ,in cui si possono situare coloro che ritengono possibile o probabili l’esistenza di altre civiltà e nella galassia. Quanto al pessimista egli è sceso molto al di sotto dello zero, e secondo i suoi calcoli noi non dovremmo praticamente esistere se non per puro caso. C’è infatti solo una probabilità su dieci milioni che esistano oggi una civiltà tecnologica nella nostra galassia. Siamo stati eccezionalmente fortunati ad apparire. E’ come se avessimo azzeccato cinque volte di seguito un en plein alla roluette. Una sorprendente moltiplicazione.
Non so quale di queste varie opzioni è più vicina al vostro modo di vedere. Si tratta, naturalmente, di un esercizio teorico e ognuno può scegliere delle strade intermedie o zigzaganti o diverse. E rifare i conti per le sue ipotesi. Se però sostanzialmente le vostre conclusioni rimangano nell’arco di queste valutazioni, c’è un fatto molto sorprendente che succede.
Infatti, queste cifre si riferiscono soltanto alla nostra galassia.
E nell’universo esiste un numero immenso di galassie: si calcola vi siano almeno dieci miliardi osservabili. A questo punto le cifre cambiano completamente, perché bisogna moltiplicare il tutto per almeno dieci miliardi, e allora si sale a cifre sbalorditivo.
Il pessimista, in tal caso, salirebbe da 0,0000001 a mille. Vale dire e che, in base alle sue percentuali di valutazione e restrittive, vi sarebbero oggi nell’universo almeno mille civiltà extraterrestri. Il moderato salirebbe a 500 miliardi. L’ottimista a sei milioni di miliardi di civiltà extra terrestri contemporanea alla nostra! Ecco quindi i dati conclusivi per l’universo:
NUMERO DI CIVILTA’ TECNOLOGICHE OGGI NELL’UNIVERSO
Ottimista: 6 milioni di miliardi
Moderato: 500 miliardi
Pessimista: 1000
Sono cifre che ci appaiono strabilianti ed anche eccessive: d’altra parte si deve pur ammettere che per escludere l’esistenza di altre civiltà nell’universo bisognerebbe ricorre a percentuale ancora più basse di quelle adottate nell’ipotesi pessimistica. Cioè bisognerebbe a essere più pessimisti del pessimista. In altre parole, questo esercizio probabilistico ci mostra che il numero di stelle è talmente elevato che, pur mantenendosi bassi, si ottengono in definitiva cifre sorprendenti, anche se non riusciamo a valutare quali sono queste probabilità, perché ognuno può rendersi conto che le variabili sono troppe, e nessuna cifra attendibile può uscirne fuori. Questi calcoli, insomma, pur non potendo dimostrare alcunché, sembrano indicare che valga la pena di tentare una ricerca seria, e di passare dalla teoria alla pratica: cioè di arrivare alla fase sperimentale.

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Asteroidi

A seguire alcune immagini di asteroidi incontrati dalla sonda che fu parte integrante del progetto Galileo , la cui principale missione è stata l’esplorazione del sistema di Giove dal 1995 al 1997.Questi relativamente piccoli ammassi rocciosi vagano nell’universo seguendo orbite talvolta non regolari viaggiando solitari nel nero assoluto dello spazio.I loro nomi (di donna) suonano strani ed affascinanti addosso a rocce che ruotano senza una meta.

Ida

Ida ed il suo microsatellite Dactil

Gaspra

Mathilde

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Colonna Stratigrafica con ritrovamenti non convenzionali.

Questa è la classica scala temporale relativa alla comparsa di forme di vita:

Questa invece è una colonna stratigrafica particolare ed atipica:

-In regola con la consuetudine generale, artefatti moderni come la pentola di creta, si trovano nella parte superiore della colonna stratigrafica.

-L’Homo sapiens (uomo moderno), si pensa che abbia avuto origine in Africa circa 100.000 anni fa.

-L’uomo di Neandertal invece circa 150.000 anni fa.

-L’Homo Erectus avrebbe auto origine circa 1,5 milioni di anni fa.

-L’Australopithicus, il primo a camminare in posizione eretta, circa 5 milioni di anni fa.

-Il Pliopithicus, un essere molto simile ad una scimmia,tra i nostri parenti più remoti, intorno ai 25 milioni di anni fa.

-Uno strumento primitivo,che è il più avanzato che ci si aspetterebbe di trovare in strati di 2 milioni di anni.

-Siamo ora nella zona vietata all’archeologia classica e razionale. Questo mortaio e pestello, è stato trovato in strati di roccia di 55 milioni di anni. In questo primo periodo della storia della terra gli esseri umani non esistono.(Inoltre la Scientific American nel numero di giugno 1851 riporta un articolo relativo al ritrovamento di un vaso metallico in un masso di roccia compatta, vecchio di qualche milione di anni, fatto saltare con la Dinamite. ” …mettendo insieme le due parti queste formano un recipiente ben sagomato alto 11-12 cm, base di 16-17 cm, a punta larga di 5-6 cm e spesso circa 3-4 mm.
La materia base del vaso ha un colore simile allo zinco o a quello di un composto metallico con notevoli percentuali d’argento… (segue la descrizione delle incisioni).., il lavoro di incisione cesellatura e incorniciatura è stato eseguito con arte molto raffinata da abili vasai. Questo vaso, interessante perché sconosciuto, è uscito da uno strato roccioso piuttosto compatto, a una profondità di quattro metri e mezzo.”)

Il vaso di Dorchester


-Il tubo metallico nella colonna è impossibile che esista secondo le opinioni accettate dagli archeologi.Trovato in un letto di gesso di 65 milioni di anni, è evidentemente un manufatto intelligente, ma le date coincidono con un tempo dove l’uomo decisamente non c’era.

Ricostruzione del” tubo”

-Questa figura non è mai stata registrata in un libro di testo. Moderna ossa umane sono state trovate in un deposito di carbone nell’Illinois di 320 milioni di anni. Ciò significa che l’uomo è vissuto al tempo dei dinosauri?(Altra stranezza geostorica : Rocky Point Mine di Gulman (Colorado), a 120 metri di profondità furono trovate ossa umane incastrate in una vena argentifera. Si stimò che le ossa erano vecchie di parecchi milioni di anni.
Insieme ad esse fu trovata una freccia di Rame ben temprata lunga una decina di centimetri.)

-Forse il più antico artefatto mai scoperto sono queste sfere metalliche nel Klerksdorp,in Africa. Oltre 150 delle misteriose sfere sono stati trovate nelle profondità degli strati pre-Cambriani  datate con un incredibile 2,8 miliardi di anni. In questo momento della storia della terra,erano solo semplici forme di alghe che popolavano il pianeta.

Sfera del Klerksdorp

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Il magico mondo di Yerka

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Voi siete qui…Noi siamo qui!

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L’uranio non basterà!

Sperando,inutilmente,di essere ascoltato,voglio fare due considerazioni sulla disponibilità di uranio utile al funzionamento delle centrali nucleari.
I dati più affidabili da prendere in considerazione sono quelli della International Atomic Energy Agency(IAEA) e dicono che i giacimenti di uranio sono circa 10 milioni di tonnellate.Considerando che nel mondo sono in funzione 430 reattori (pochini vero?) e ognuno di questi brucia in media circa 60 mila tonnellate all’anno abbiamo un’autonomia di poco più di 160 anni,in pratica due generazioni.Se 60 mila tonnellate vi sembrano troppe,dovete valutare che le centrali nucleari funzionano con l’uranio-235, un isotopo abbastanza raro dell’uranio, che si trova in concentrazione dell’1% sul totale del minerale.Va detto inoltre che si estraggono 40 mila tonnellate all’anno,cioè molto meno di quello che si consuma.Poichè gli Stati Uniti sono spesso presi come modello,era giusto farlo anche per ciò che riguarda il nucleare:l’ultima centrale è stata costruita negli USA più di 10 anni fa,nel 1996.Che dite,forse un motivo,che certamente NON conosce Scaiola,ci sarà!
A seguire l’Intervista a Isabelle Chevalley, presidente e fondatrice di Ecologie libérale’, partito
svizzero di centro destra.

 “Manca l’uranio per l’energia nucleare”

 
“Fin dal 1991 non si estrae abbastanza uranio per soddisfare l’esigenza di tutte le centrali nucleari del mondo, l’estrazione è talmente diminuita che nel 2003 metà del fabbisogno del metallo grigio è stato fornito dalle scorte militari.”
Lo sostiene la dottoressa Isabelle Chevalley, chimica, nonchè presidente e fondatrice del partito svizzero ‘Ecologie libérale’. Analisi che arriva in un momento piuttosto delicato, soprattutto nel nostro paese, dove si è deciso un ritorno al nucleare.Come noto, l’uranio è il metallo che viene utilizzato nelle centrali nucleari per produrre energia elettrica. In natura si trova pressoché ovunque, compresa l’acqua, ma la parte dell’uranio che interessa alle centrali nucleari è una elaborazione (arricchimento) dello stesso per aumentare la concentrazione di 235U rispetto al 238U, due isotopi dell’uranio. Ed è su questo che si concentra l’analisi della dottoressa Chevalley.“Dal 2001 il prezzo dell’uranio è decuplicato, da 7 dollari la libbra a più di 75 nel 2007(in sette anni si è registrato un aumento del 1.000% e la libbra ha raggiunto alla fine del 2007 il prezzo record di 106 dollari). Questo massiccio aumento di prezzo riflette l’incertezza che circonda la sua produzione. L’altro picco storico risale alla fine degli anni ’70 quando la richiesta di questo metallo è aumentata sia a livello militare che civile raggiungendo i 43 dollari per una libbra.”


Sappiamo, però, che il mercato è estremamente volatile e bisogna passare ai fatti per capire davvero quanto uranio sia ancora disponibile.
“Attualmente, non solo non vengono più scoperti grossi giacimenti di uranio, ma i
giacimenti già scoperti non vengono pienamente sfruttati perché non conviene
economicamente. I costi sarebbero troppo elevati. Di conseguenza, la progressiva mancanza di uranio comincerà a farsi sentire tra il 2015 ed il 2025, quando le centrali nucleari produrranno meno energia fino a fermarsi del tutto.”Come accennato all’inizio, le centrali nucleari di oggi, che sono circa 450 nel mondo, funzionano grazie all’uranio estratto, ma anche in buona parte dalle riserve militari. E a sentir parlare la dott. Chevalley non ci sono molte speranze di trovare nuovi giacimenti, ma essendo un metallo presente pressoché ovunque, l’uranio è virtualmente estraibile anche da altre fonti, compresa l’acqua.
Nel mare, per esempio, sono disciolti ben 4 miliardi di tonnellate di uranio naturale, ovvero quanto basterebbe per rifornire le centrali nucleari attuali per 60.000 anni. Ma questo, purtroppo pare non risolvere il problema.(Oggi il consumo dell’Uranio ha superato la produzione (che raggiunge i 78.000 tonnellate di Ossido di Uranio – fonte: WNA), e i giacimenti esistenti si stanno esaurendo. Inoltre il 33% della produzione proviene dalle scorte militari e civili che dovrebbero diminuire del 70% entro il 2030, mentre l’estrazione crescerà solo del 20%. Le attuali riserve naturali sono di 4,75 MtU, sufficienti a coprire le esigenze per parco nucleare esistente per 70 anni, ma la World Nuclear Association (WNA) stima che la capacità nucleare installata potrebbe anche raddoppiare entro il 2030 e generare una domanda totale di uranio di 6 MtU). Questa situazione strutturale ha portato ad un aumento eccezionale delle riserve dal 2003, (salvo un’improvvisa riduzione delle transazioni spot nel primo quadrimestre del 2008) e prefigura nei prossimi anni ad una ripresa dell’attività di ricerca di nuovi giacimenti di Uranio.


“La centrale nucleare di Leibstadt in Svizzera utilizza ogni anno 155 tonnellate di uranio, il volume d’acqua di mare che servirebbe per estrarlo corrisponde a 52 miliardi di metri cubi, ovvero due terzi del lago di Ginevra. Per pompare una tale mole di acqua consumerebbe tutta l’energia ipoteticamente prodotta”.
Un altro esperimento è stato tentato dall’Agenzia Nucleare Giapponese: “In Giappone hanno immerso nel mare degli oggetti simili ad alghe lunghe cento metri prodotte con un materiale capace di attrarre l’uranio. Per rifornire la stessa centrale di Leibstadt di cui sopra, bisognerebbe sommergere seicento mila oggetti simili (in un’area pari a quella della Valle d’Aosta). Ogni due mesi li si dovrebbero raccogliere per passarli in un acido capace di recuperare l’uranio e quindi riportare questi oggetti in mare. Sarebbe un’opera ciclopica senza contare gli inconvenienti per la pesca e per la navigazione. Bisogna
quindi porre fine all’utopia che l’uranio ‘marino’ possa risolvere tutti i problemi di approvvigionamento”.Per la dottoressa Chevalley, aprire nuove centrali sarebbe un errore sia politico che economico.
“Uno studio francese ha dimostrato che investendo nelle energie rinnovabili e in
politiche di risparmio energetico, lo stesso importo necessario per la costruzione di una nuova centrale nucleare, circa 3 miliardi di euro, si arriverebbe a produrre il doppio di energia elettrica”.
I difensori delle centrali nucleari sostengono, però, che attraverso le fonti rinnovabili non si potrà mai ottenere la stessa quantità di energia prodotta, più facilmente, con il nucleare. Ma Isabelle Chevalley  non è d’accordo.
“Prendo l’esempio di un’azienda tedesca che produce pannelli solari termici ad alta temperatura Quest’azienda sostiene che coprendo con centrali ‘eliotermodinamiche’ solo l’uno per cento del deserto del Sahara l’energia prodotta basterebbe all’intero fabbisogno mondiale. Con questo non voglio che ci si debba concentrare su una sola fonte, ma il potenziale di tutte le fonti rinnovabili è davvero enorme e soprattutto bisogna smettere di dire che costa troppo Quante guerre sono state fatte al fine di garantire l’approvvigionamento energetico? Quante sono state le sovvenzioni al nucleare, al carbone
ed al petrolio? Le energie rinnovabili non sono solo ecologiche ma anche economiche”.
   

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Reincarnazione

Vite

La reicarnazione è un argomento molto delicato,che non è affrontato nè con frequenza nè con leggerezza dai media in quasi tutti i paesi del mondo.I casi più numerosi riguardano bambini,soprattutto in India ,Pakistan ed Asia sud/orientale in generale.Le spiegazioni non sono mai convincenti e i tentativi per dimostrare la falsità del fenomeno mal si adattano all’età dei soggetti.Molti studiosi hanno analizzato questi avvenimenti : Joel L. Whitton, Edouard Bertholet,Edgar Cayce, Raymond A. Moody , Edoardo Bratina, Annie Besant ,H.N. Banerji,sono solo alcuni di coloro che hanno dedicato la vita a questa ricerca.Caso a parte è il professor Ian Stevenson. Direttore del Dipartimento di Psichiatria e Parapsicologia della Facoltà di Medicina nell’Università della Virginia, a partire dal 1961, ha esaminato circa 1300 casi di presunta reincarnazione. I risultati, vedevano per lo più bambini al di sotto dei cinque anni, ricordare cose che non potevano aver imparato. Ha così potuto affermare che i ricordi presunti di vite precedenti, riemergono tra i due e i quattro anni e non dopo i dieci, se non in casi eccezionali. Questi bambini, appaiono più maturi dell’età che hanno, normali in tutti gli aspetti sociali e personali e non presentano doti particolari di medianità o sensitività. Prove più o meno convincenti, sembrano essere i casi in cui i soggetti parlano lingue straniere (riconducibili magari alla nazionalità che possedevano nella vita precedente) e i casi in cui possiedono segni sul corpo che sarebbero stati impressi, appunto, nella vita precedente: cicatrici (morsi di serpenti, coltellate), macchie ed in casi eccezionali anche tatuaggi. Ci sarebbero ancora ulteriori prove, come il déjà vu.Caso famoso, studiato dal succitato professore, è quello di un bambino turco, il quale all’età di due anni, diede prove di essere stato Naif Çiçek, morto all’età di 54 anni (nel 1979) investito da un camion. Il bambino in maniera fortuita incontrò la figlia di Çiçek, che rimase sbalordita dalle informazioni familiari, che il bambino provò di conoscere. Ad un successivo incontro tra il bambino e la vedova Çiçek, la signora spiegò che il bambino sembrava gesticolare come era modo di fare del defunto marito ed in effetti, questa dimostrazione (il modo di fare e di parlare) sembra sia importante prova.
Il dottor Stevenson, ha pubblicato una relazione su questo tema, dal titolo:La reincarnazione: venti casi a sostegno (Twenty cases Suggestive of Reincarnation, 1966).


Esempi in questo campo sono numerosi,anche in Europa.Cameron Macaulay viveva con la madre Norma, separata, e un fratello maggiore a Clydebank, città industriale vicino a Glasgow, in Scozia.  A tre anni ha iniziato ad avere un comportamento strano: parlava sempre di persone che non aveva mai conosciuto e descriveva nei dettagli alcuni luoghi nei quali sosteneva di aver vissuto,ma tutto ciò non era possibile perchè il bambino non era mai uscito da Clydebank.
Sosteneva di essere cresciuto a Barra, un’isola sperduta a nord della Cornovaglia, a 300 chilometri dalia sua città, dove,naturalmente, non era mai stato prima. Ma soprattutto una cosa preoccupava  Norma: suo figlio nominava di continuo la sua «vecchia» famiglia, la «mamma e i fratelli di prima» e parlava anche di suo padre,  non di quello attuale, vivo e vegeto, bensì di quello «vecchio», di nome Shane Robertson, morto, secondo il piccolo, in un incidente d’auto. E descriveva sempre la casa «di prima»: grande, bianca e affacciata su una baia di Barra, dalla quale diceva di sentire il rumore degli aerei che atterravano sulla spiaggia.
Per tre anni la mamma di Cameron e le maestre hanno assecondato i suoi discorsi, ritenendoli frutto di fantasia.
Quando Cameron ha compiuto sei anni la situazione è precipitata: piangeva tutti i giorni perché voleva tornare dalla famiglia e dagli amici «di allora». Per risolvere la questione una volta per tutte, a Norma rimaneva solo una cosa da fare: accompagnare suo figlio a Barra. Era certa che il bambino, giunto sull’isola, avrebbe ammesso di essersi inventato tutto. Intanto Norma aveva saputo che una casa di produzione tv era alla ricerca di storie legate alla reincarnazione. Così ha contattato la troupe, ha proposto il caso di suo figlio e insieme con loro ha deciso di girare un filmato sul viaggio a Barra. Al gruppo si è aggiunto Jim Tucker, americano, direttore della clinica di Psichiatria infantile della Virginia University, incuriosito dalla vicenda.
Cameron era felicissimo. Arrivati sull’isola, però, la delusione: dopo aver visitato quasi tutte le case del posto, Cameron si è accorto che nessuna corrispondeva a quella che descriveva. Ed è stato a quel punto che nel tragitto verso l’albergo, Norma ha avuto un’intuizione: Cameron aveva detto di vedere, da casa, la spiaggia sulla quale atterravano gli aerei.
Avrebbero fatto tappa lì. Pochi chilometri ed ecco la sorpresa: in lontananza è apparsa la casa bianca, isolata e affacciata su una splendida baia…
E appena arrivato, Cameron non ha avuto dubbi: si è fiondato a colpo sicuro verso un pertugio ben nascosto da cespugli: un’entrata segreta che non si sa come potesse conoscere, poiché dall’esterno era totalmente invisibile. E mentre erano lì, stupiti e un po’ sconvolti, è arrivata una telefonata: sì, una famiglia Robertson era esistita veramente su quell’isola e aveva abitato in quella casa bianca, affacciata sulla baia di Cockleshell. Proprio come descritto da Cameron.
La casa era disabitata: gli ultimi discendenti del clan se n’erano andati da tempo. E figuratevi lo stupore quando, la sera, sono arrivate in hotel alcune foto di quella ormai famosa famiglia Robertson mandate dall’anagrafe: il bambino, infatti, ha riconosciuto il cane maculato e l’auto nera di cui parlava spesso.
Dunque quel bambino è davvero un «reincarnato» ? Nessuno scienziato ce lo potrà dire. Di certo quando il gruppo è ripartito Cameron era tornato sereno: aveva condiviso con altri il peso di quella «doppia vita».
Altro caso interessante è stato quello presentato sul canale di Sky TV.In sintesi si trattava di questo: una bambina asseriva sin da piccola che sua madre non era la sua vera madre. i luoghi ove viveva non erano i “suoi”, si ricordava inoltre come era morta (annegata in un fiume) e tutto il resto che accompagnava simili dichiarazioni. Più in la con gli anni decisero lei e la famiglia di incontrare la famiglia “originale” ancora vivente.
La ragazza “riconobbe” subito la madre e le si buttò ai piedi in ginocchio.
La “madre” riconobbe,a sua volta, nella ragazza la bambina morta annegata nel fiume anni prima.Quest’ ultima, capace di nuotare , non aveva fobie riguardanti l’ acqua,ma provava un terrore inspiegabile quando passa sul punto del fiume dove “era” annegata.I fatti si sono svolti nello Sry Lanka, Paese dove la reincarnazione è in genere accettata.
Questa è invece la storia di Cerunne.La ragazza con questo strano nome aveva 7 anni quando fu intervistata. Quando era in attesa, Christine, la madre, pur non avendo eseguito un’ecografia, aveva la certezza che si trattasse di una bambina poiché, in uno strano sogno premonitore, gliel’aveva annunziato una Sciamana vestita di pelli d’animali ed a piedi nudi ,che le aveva rivelato che la bimba che portava in grembo si sarebbe dovuta chiamare “Deer” (daino, cervo). Le disse pure che la nascitura aveva avuto una vita passata molto difficile e fu così che quando la bimba nacque le fu imposto il nome Cerunne, una divinità dell’olimpo Celtico associata ai cervi ed alla rinascita.
Cerunne era una bambina taciturna ma molto precoce dal punto di vista delle capacità motorie ed appariva un pò mascolina nel carattere.
A due o tre anni d’età,Cerunne disse ai suoi genitori di ricordare una vita precedente vissuta come marinaio.
Un giorno, indicando le piccole onde che si formavano sulla superficie di una piscina, commentò:
“Le onde che io vedevo erano molto più alte di una casa”. Aggiunse che il mare era molto strano perché da infuriato diventava improvvisamente calmo nell’arco di poche ore. Spesso disegnava una nave dal nome “VURK” su cui avrebbe viaggiato svolgendo numerosi compiti, fra cui stare di vedetta, accudire le vele, ma anche prendersi cura dei passeggeri.
A tal proposito descrisse accuratamente le pessime condizioni igieniche dell’imbarcazione ed il fatto che a bordo non esistessero letti o amache, per cui tutti dormivano a terra coperti da rozzi canovacci. Si mangiava carne cruda ed i servizi igienici, inesistenti, costringeavano i passeggeri ad urinare sul pavimento; le liti e le lotte fra i membri dell’equipaggio  erano molto comuni, ma Cerunne ricorda di aver sempre odiato queste manifestazioni violente. A conferma dei racconti legati alla vita da marinaio su un veliero, Cerunne mostrò un’incredibile, innata, capacità di arrampicarsi sugli alberi e la mancanza di paura del vuoto. Anche il ricordo di un’incidente in cui un suo compagno perse l’uso degli arti per una caduta dalla tolda, era molto vivido nella memoria della bambina, come quello del grande timone e del “moekille”, un lungo bastone appuntito, usato anche come arma di difesa. Il suo nome, in quella vita era “Peer”, un uomo smilzo con una lunga barba nera:  viaggiava verso un’isola piena di palme trasportando povera gente che andava colà per lavorare, ma non si trattava di schiavi. A sette anni i ricordi di Cerunne non si erano affatto sbiaditi e, durante l’ intervista, fu in grado di aggiungere altri dettagli sulla sua vita precedente, che si sarebbe conclusa alla veneranda età di 95 anni:”Eravamo uomini pieni di salute, anche se mangiavamo poco e male”, é stato il suo commento.
Nel racconto, esaminato da uno storico, vi sono molte affermazioni che collimano con luoghi e fatti appartenenti alla storia delle prime emigrazioni di massa fra Spagna ed isole Caraibiche, avvenute fra la fine del’800 e l’inizio del 900. La Corugna, che suona foneticamente simile al fonema inglese “Karoonya”, era proprio uno di questi porti Spagnoli e l’isola ricca di palme potrebbe essere stata Cuba che,a quei tempi insieme alle altre isole vicine, veniva chiamata “Las Indias” , mentre il “moekille” sarebbe simile alla parola “makhila”, un bastone-arma della Galizia. Il nome “Peer” potrebbe essere “Pedro” e “Voork” corrispondere a “Barco”, ovvero barca in Spagnolo. Tutte queste “coincidenze” sono altamente indicative  sull’ origine celtica dei ricordi inspiegabili della bambina olandese.


Ancora un fatto senza possibilità di aggancio con la realtà.Nel Febbraio 97, la Fondazione Athanasia (istituto che si occupa di “reicarnazione” presieduto da Titus Rivas)fu contattata dalla signora Marja M-V che era stata sollecitata dal teologo Dr. Joanne Klink a parlare del caso di suo figlio Kees. Fin dall’età di due anni, il bambino ripeteva con tono cantilenante, una strana filastrocca:
“Il mio cuore si fermò, poi nel ventre ritornai a crescere e fu così che il mio cuore tornò a battere ancora!”,
accompagnandola con gridolini di gioia e battito di mani. Questo curioso comportamento si manifestava due o tre volte a settimana e per molti mesi di fila. Fu solo verso i quattro anni d’età che il piccolo si decise a confessare alla madre che aveva già vissuto in precedenza e che il suo nome  era Armand,  morto quando non era ancora troppo vecchio. Il nome fu pronunciato col tipico accento francese, cosa abbastanza strana per un bambino olandese di quell’età.
In quella vita precedente, Armand era fidanzato e prossimo alle nozze, ma fu ucciso su un campo di battaglia da soldati molto alti che avevano già trucidato tutti i suoi compagni. Il racconto dei suoi ultimi momenti di vita é angosciante: colpito una prima volta alla schiena, mentre si rendeva conto che il suo cuore stava cessando di battere, fu raggiunto da un secondo proiettile sparato a breve distanza. In quel momento vide un Angelo che lo portò da Dio che lui descrive come “Pura Bontà”, “la Grande Luce” e persino “dotato di umorismo” (sic). Gli fu molto difficile descrivere l’Aldilà e disse che era impossibile fissare i ricordi come su una foto. Vide una meravigliosa cascata e fiori e alberi dai frutti deliziosi, più dolci di qualsiasi cibo terreno. Quando gli Angeli tornarono a dirgli che era tempo di reincarnarsi, Armand/Kees mostrò una certa resistenza, ma le Creature Eteree lo rassicurarono circa la loro costante assistenza. Kees soffrì di una severa forma di fobìa della morte per molti anni, ricordando la sua agonìa e ci vollero  tempo e pazienza per fargli superare il problema.
Altro fatto eclatante fu quello di Myriam, che aveva tre o quattro anni quando, nel ’68, fece notare a sua madre che il vestito che indossava era molto simile a quello della sua precedente mamma e le chiese di toglierselo perché le ricordava la  spiacevole vita passata in una zona semidesertica. In quella esistenza si doveva prender cura dei suoi fratelli e delle sue sorelle, andando in cerca d’ acqua e cibo nel deserto. Proprio per tirar su l’acqua dal pozzo un brutto giorno era morta a causa d’una tempesta di sabbia. I suoi ricordi, purtroppo non verificabili, erano molto vividi e comprendevano l’aspetto fisico dei suoi genitori, il forte rispetto che portava verso gli anziani, la casupola di legno con un piccolo patio. Probabilmente l’ambiente da lei descritto potrebbe essere quello del deserto del New Mexico, dato che il patio in legno é tipico di quella regione. Anche a distanza di anni il racconto suo e della madre non si modificarono, anzi divennero più vividi a seguito di una NDE(Esperienza in Prossimità della Morte ) che ebbe durante un’intervento chirurgico.
Cosa commentare di fronte a questi fatti?L’unica cosa incontrovertibile è che noi crediamo di conoscere e comprendere tutto ,invece non sappiamo nulla e,se non riusciamo  a spiegare qualche caso lo bolliamo velocemente come falso o addirittura neanche avvenuto.La gente sposa volentieri queste tesi che semplificano la vita e non sconvolgono le convinzioni ormai radicate.Ammettere la possibilità anche remota della reincarnazione sarebbe come ribaltare secoli di storia e cambierebbe completamente l’ottica con la quale osserviamo il mondo.

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