Archivio mensile:gennaio 2009

Phoenix si addormenta in mezzo alla polvere.

Quella che vediamo è una turbolenza dovuta a nuvole di polvere e ghiaccio che passano velocemente sulla  superficie del pianeta rosso ripresa dalla fotocamera Stereo Imager (SSI) del  Phoenix Mars Lander in una serie di immagini scattate il 132°giorno marziano  della missione (7 Ottobre, 2008). Le immagini mostrano l’aumento dell’ attività della  tempesta e l’alta probabilità di caduta di neve marziana.
Il Phoenix si è disattivato per mancanza di energia solare dovuta proprio ad una riduzione della luce causata dalle pesanti tempeste di polvere verificatesi nella zona . L’ultima comunicazione  dal lander è avvenuta il 2 Novembre, 2008.
La missione di Phoenix è condotta dalla University of Arizona, Tucson, per conto della NASA. Il progetto di gestione della missione è guidata dalla NASA’s Jet Propulsion Laboratory, Pasadena, California, e lo sviluppo spaziale è curato dal Lockheed Martin Space Systems, Denver.

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Petra,città rosata nella sabbia

Secondo Léon de Laborde le prime tracce di insediamenti stabili  nel sito di Petra sono collocabili tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C.Le vestigia si trovano sulle colline vicine al sito di Petra, tra cui Umm al-Beira (cioè «la Madre delle Cisterne», così chiamata perché sulla sommità ve ne sono effettivamente molte). La nascita storica di Petra avviene però verso al 6 ° secolo aC, ad opera degli Arabi  Nabatei.  , una tribù di nomadi che si insediarono nella zona e  gettarono le basi di un impero che si estendeva con linee commerciali fino in Siria. Nonostante i  tentativi da parte del re dei Seleucidi Antigonus, dell’imperatore romano Pompeo e di  Erode il Grande nessuno riuscì a mettere Petra  sotto il controllo dei rispettivi imperi, Petra è rimasta  nelle mani dei  Nabatei.  sino a circa il 100 dC, quando i Romani la sottomisero.  Era ancora abitata durante il periodo bizantino, quando l’ex impero romano spostò la sua attenzione  ad est  verso Costantinopoli, ma piano piano perse di importanza .

I Crociati vi costruirono una fortezza nel 12 ° secolo, ma ben presto si ritirarono, lasciando Petra  alla popolazione locale fino agli inizi del 19° secolo,quasi dimenticata fino a quando fu visitata per la prima volta da un esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt,che,  in abiti arabi, si faceva chiamare Cheikh Ibrahim. Egli aveva sentito dire che nei pressi del villaggio di Wadi Musa si trovavano, in una sorta di fortezza naturale, delle vestigia straordinarie. La regione apparteneva allora all’Impero ottomano e gli stranieri curiosi di antichità – che erano ritenute “opera degli Infedeli” – erano considerati con grande diffidenza, anche per le tensioni politiche e religiose dell’epoca.
Burckhardt si presentò allora come un pellegrino che desiderava sacrificare una capra al profeta Aronne, la cui tomba, costruita nel XIII secolo, si riteneva collocata al di là delle rovine, in cima al gebel Haroun. Accompagnato dalla sua guida, l’esploratore attraversò la città antica senza poter fermarsi un attimo a prendere una nota o a fare uno schizzo, e tuttavia consapevole dell’importanza di quelle vestigia, e che le rovine presso Wadi Musa erano quelle di Petra. Entusiasta, diffuse la notizia tra gli occidentali residenti in Medio Oriente e in Egitto, e la ripeté nel suo libro Travels in Syria and the Holy Land, che fu pubblicato solo cinque anni dopo la sua morte, nel 1823.

Petra trova a circa 3 ore e mezzo a sud di Amman ed a circa 2 ore a nord di Aqaba, sui bordi del deserto montagnoso di Wadi . La città è circondata da alte colline di arenaria color ruggine che hanno dato alla città una protezione naturale contro gli invasori.
Il sito è semi-arido, la friabile arenaria che ha permesso di scolpire con relativa facilità ai  Nabatei.  i loro templi e le tombe nella roccia per contro si sgretolano altrettanto facilmente tornando ad essere sabbia. Il colore della roccia varia dal giallo pallido o bianco con ricchi rossi al marrone scuro di rocce più resistenti. Il sovrapporsi di diversi strati di colore della roccia forma vortici e onde di colore , che i  Nabatei. sfruttarono nella loro architettura.Per raggiungere il sito, un polveroso sentiero conduce dolcemente verso il basso lungo il Wadi Musa (La Valle di Mosè)e durante il percorso a sinistra e a destra ci sono alcune piccole  tombe scavate nella roccia,è il siq,la via di ingressso a Petra.
I  Nabatei erano esperti ingegneri idraulici. Nelle pareti del Siq sono inseriti  canali di ceramica per il trasporto di acqua potabile per la città, mentre una diga a destra devia un torrente attraverso un tunnel per evitare  le inondazioni del Siq .
Una volta all’interno, il Siq si restringe a a poco più di cinque metri di larghezza, mentre le pareti salgono fino a centinaia di metri su entrambi i lati. Il piano, in origine lastricato, è ormai in gran parte coperto di sabbia.
Nel Siq si vedono solo le alte pareti, che nacondono anche la luce del sole del mattino, fino a quando improvvisamente, attraverso un crepaccio nella roccia,compare come un miraggio il primo assaggio della città di Petra .

Scavato nella pietra arenaria di colore rossastro, ornato di pilastri a sostegno di un portico sormontato da un urna centrale e due blocchi di accompagnamento, sporge dalla roccia. Questo è il Khazneh …Il più noto dei monumenti a Petra; il Khazneh è  il primo capolavoro a salutare il visitatore che arriva attraverso il Siq. La facciata, scolpita dalla  parete di pietra arenaria, è alta 40 m, ed è molto ben conservato, probabilmente perché il limitato spazio in cui è stato costruito lo ha protetto dagli effetti dell’ erosione. Il nome Khazneh, che significa ‘tesoro’ deriva dalla leggenda che vuole che sia stato utilizzato come nascondiglio per un tesoro. In realtà, sembra che sia stato una via di mezzo tra un tempio e una tomba.

Dietro l’imponente facciata, una grande sala quadrata è stata scavata nella roccia . Gli angoli e le pareti sono stati meticolosamente squadrati, ma nessun tentativo è stato fatto per estendere ulteriormente gli scavi o per riprodurre il tipo di  intaglio presente all’esterno. Questo è tipico delle tombe di Petra; gli interni sono semplici come gli esterni sono intricati. Nei dintorni dello spazio aperto  dominato dalla Khazneh ci sono altre tombe e sale in gran parte poco più che grotte scavate dalla roccia. A destra, il sentiero prosegue tra  pareti di roccia più distanziate ed è costellato di piccole tombe, che sono visibili come buchi neri nella roccia. Un po’ più avanti, sulla sinistra, si trova una costruzione a semicerchio, l’anfiteatro, che aveva  posti per migliaia di persone.

Petra è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO il 6 dicembre 1985. Anche la zona circostante è stata costituita dal 1993 parco nazionale archeologico. Nel 2007, inoltre, Petra è stata dichiarata una delle cosiddette sette meraviglie del mondo moderno.Riesce difficile immaginare queste città, oggi morte e quasi coperte di sabbia, nel loro periodo di massimo fulgore, quando erano piene di vita,colori,voci e rumori ed erano un punto di riferimento per le popolazioni delle zone limitrofe.

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Chachapoyas “I Guerrieri delle Nuvole”

 

Una città perduta scoperta nella profonda  foresta amazzonica potrebbe svelare i segreti di una leggendaria tribù. Poco si conosce di un antico popolo peruviano, dalla pelle bianca, con un avanzato stato di civiltà spazzato via dalla guerra e della malattia nel 16 ° secolo.Gli archeologi hanno scoperto uno cittadella fortificata in una remota zona montuosa del Perù, nota per la sua bellezza e naturalmente isolata.  La città perduta è stata trovata vicino a un antico borgo:Chachapoyas.
Questo ritrovamento può finalmente aiutare gli storici a rivelare i segreti dei “bianchi guerrieri delle nuvole”. La tribù aveva infatti la pelle bianca e i capelli biondi – caratteristiche che intrigano gli storici, in quanto non  è nota nessuna influenza europea nella regione, dove la maggior parte degli abitanti hanno la pelle scura .

La cittadella è nascosta in una delle  zone più remote del Rio delle Amazzoni e si trova sul bordo di una parete scoscesa che la tribù probabilmente usava come postazione per spiare i nemici.
La zona in cui si trova la città perduta è stata scoperta da un team di archeologi.
I Chachapoyas, chiamati anche Guerrieri delle nuvole, sono stati una popolazione andina  che viveva nei boschi della regione amazzonica del Perù , l’accampamento principale del sito è costituito da case di pietra circolari, la maggior parte delle quali sono coperte dalla giungla e quindi sono ancora da scoprire , secondo l’archeologo Benedetto Goicochea Perez.
Rocce dipinte rivestono una parte delle fortificazioni e, vicino alle abitazioni, ci sono delle piattaforme che si ritiene siano state utilizzate per macinare i semi e le piante per il cibo e le medicine.

Questo popolo una volta comandava un vasto regno si estendeva per tutta la Cordigliera delle Ande a margine della giungla amazzonica del Perù settentrionale , prima che fosse conquistato dagli Incas. La città in questione è stata trovata nella foresta  amazzonica nel nord del Perù.Il nome “Guerrieri delle nuvole” deriva dal fatto che, vivendo nelle foreste pluviali, sbucavano dalle nebbie dovute all’umidità estrema presente in queste zone.La tribù scelse di allearsi con i colonialisti spagnoli per cercare di sconfiggere gli Incas,ma furono decimati dalle epidemie europee come il morbillo e il vaiolo,in seguito le loro città furono saccheggiate ,e non fu lasciato quasi nulla da esaminare agli archeologi.

Gli scenziati hanno  riposto tutte le loro speranza di trovare qualcosa su questa civiltà organizzando una spedizione a Jamalca, nella provincia peruviana di Utcubamba,circa 500 miglia a nord-est della capitale,Lima.Fino a poco tempo fa ,tutto quello che si sapeva era riportato da leggende Inca e non era noto neanche come essi stessi si chiamassero,infatti Chachapoyas era stato dato loro dagli Inca.Un esempio della loro civiltà è la fortezza Kuellap sulla cima del monte Utcubamba,che può essere paragonata solo al Machu Picchu,rifugio Inca costruito centinaia di anni dopo.

Due anni fa, alcuni archeologi hanno trovato in un sotterraneo, all’interno di una grotta,  cinque mummie, due ancora intatte con  pelle e capelli.Una civiltà remota di un popolo di pelle chiara e capelli biondi nell’America del sud che non ha praticamente lasciato traccia…nella storia dell’umanità sono di gran lunga più numerose le cose che ignoriamo di quelle che (forse)sappiamo.

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Chaco Canyon ,ancora un grande popolo scomparso.


Il mistero del Chaco Canyon riguarda i profondi enigmi proposti dal  ritrovamento di moltissimi resti preistorici  nel sito del New Mexico. Chaco Canyon è stato un importante centro culturale degli Anasazi (antichi nativi americani) da circa il 900 al 1130. Una trentina di antichi edifici in muratura, con centinaia di camere ciascuno, attestano l’importanza del centro di Chaco. Alcune strutture sono pensate per servire come osservatori astronomici o calendari. Gli archeologi hanno scoperto gioielli e antichi cumuli di materiali di scarto. Ampie e ben costruite strade sembrano essere state progettate per i pellegrini, gli abitanti e gli operai.
I reperti archeologici sono ora conservati nel Chaco Culture National Historical Park, gestito dalla National Park Service. Il sito archeologico si trova nel quadrante nord-ovest del New Mexico, circondata dalle riserve  Zuni ,Navajo e Hopi .
Mentre si apprezza la maggior parte dei  Parchi Nazionali degli Stati Uniti per la loro bellezza,  Chaco viene apprezzato per il suo passato. Si tratta di un ambiente metereologicamente duro: caldo e secco in estate, freddo e asciutto in inverno, quasi un deserto. Anche se non vi è prova che il sostentamento degli Anasazi fosse l’allevamento, si pensa che sia stata questa la forma di alimentazione, unita ad una integrazione arrivata da zone limitrofe .

Non vi è alcuna traccia di scrittura nella zona Chaco. La maggior parte di ciò che sappiamo su di loro si basa su ipotesi e prove circostanziali. Quasi tutto ciò che riguarda Chaco è avvolta nel mistero: le sue strutture sono enormi e la sua importanza nel passato è chiara, ma si sa poco o nulla . Archeologia e speculazioni sono la regola qui. Questo è un parco per la mente.
Il Chaco Canyon Research Center realizzò una fotografia aerea del terreno. Questo è stato l’inizio della creazione di una banca dati archeologici, a cui sono stati aggiunti dati multispettrali a termica infrarossa. Poichè i sensori possono localizzare  caratteristiche specifiche di zone preistoriche, ciò dimostra che l’utilizzo di tecnologie di telerilevamento potrebbe aiutare l’archeologia. Il Thermal Infrared Multispectral Scanner (TIMS) volò dalla NASA al Chaco Canyon, per la prima volta, nella primavera del 1982. TIMS misura  differenze di temperatura in prossimità del terreno ed ha cinque metri di risoluzione. Con questo sistema  sono stati scoperte strade preistoriche che non potevano essere individuate da occhio nudo al livello del suolo ed è stato difficile anche così . Dopo altri tre  voli su Chaco,però, sono state rilevati oltre 200 miglia di un sistema stradale preistorico, oltre a mura , edifici e campi agricoli.

È possibile che Chaco Canyon sia stato un centro religioso e sociale. La gente veniva qui per lo scambio di idee, per praticare  attività rituali.
.Gli Anasazi residenti nel Chaco Canyon erano molto attenti ai movimenti nel  cielo. Nel centro di Chaco Canyon c’è un calendario solare che segna il solstizio d’inverno, quando un raggio  di sole passa attraverso due lastre e interseca  il centro di una spirale. Quando un quadrato di luce colpisce una tacca nella parete della Casa del Grande Rinconada Kiva c’è il solstizio d’estate, e le località segnate nel Grande Kiva fanno pensare ad alcuni semplici punti di riferimento per creare un osservatorio stellare.
Ci sono molti fenomeni simili in tutta Chaco Canyon e nel bacino di San Juan  a nord-ovest.

Se nei tempi odierni si guarda attraverso un telescopio , verso la costellazione del Toro, si vedrà una formazione che chiamiamo “Nebulosa del granchio”. Questo magmatica, incandescente massa comprende circa il 90% dei resti di una supernova che apparve per la prima volta verso 4 luglio 1054.
Una supernova è l’esplosione di una grande stella. Il nostro sole è troppo piccolo per creare una supernova, la stella che ha creato la  Nebula del granchio era infatti molto più grande. Quando si verifica una supernova, la maggior parte della materia della stella è espulsa a quasi la velocità della luce. . Se siete lontani,  avrà l’aspetto simile ad una stella molto luminosa,se siete troppo vicini farete purtroppo parte dello spettacolo.
La stella che ha causato la supernova nel 1054 è a circa 4000 anni luce di distanza, e gran parte della sua energia era scemata attraverso lo spazio  prima di raggiugere la terra. Tuttavia, il 4 luglio, 1054, 4000 anni dopo che  la  Nebulosa del granchio era effettivamente diventata un supernova, una stella  sei volte più luminosa di Venere apparve nel cielo. Divenne visibile sulla Terra, alta a mezzogiorno, e rimase visibile per 23 giorni. La supernova fu così forte che se fosse stata entro 50 anni luce dalla Terra, tutti gli esseri viventi del nostro pianeta sarebbero stati vaporizzati.

In cina e in giappone fu registrato l’aspetto  molto luminoso di una “nuova stella” intorno a questo periodo. E ,molto probabilmente,fu osservata anche nello Chaco Canyon.
In realtà, sulla parte inferiore di una roccia sotto l’ West Mesa a Chaco Canyon, appena al di fuori della grande casa chiamata Peñasco Blanco, c’è un pannello che contiene tre simboli: una grande stella, una falce di luna, e una mano.
La cometa di Halley ha fatto la sua comparsa  pochi anni dopo la supernova del 1054 . Se veramente il  Chaco era abitato in quel periodo , gli indigeni  avrebbero visto la cometa di Halley: la sua comparsa gettò molti popoli civilizzati in paura. E poiché osservare il cielo era un aspetto importante della cultura Chacoan, questa sarebbe stato probabilmente registrata.
Nello stesso punto dove ci sono la mano,la stella e la luna c’è ,infatti,anche un disegno composto da tre cerchi concentrici circondati da fiamme ormai scolorite e forse vuole rappresentare proprio la cometa.

Il declino dei Chaco apparentemente è coinciso con una prolungata siccità nel bacino di San Juan tra 1130 e 1180. La mancanza di precipitazioni  hanno portato a carenze di cibo. Anche i metodi di irrigazione intelligenti del Chacoans non potevano superare una prolungata siccità. Sotto queste pressioni Chaco registrò una lenta disintegrazione sociale. La gente  cominciò ad allontanarsi e forse cercando acqua ,si trasferirono in altri luoghi,  lasciando però dietro di loro l’impressionante  prova della loro  influenza su un vasto territorio.Comunque sia, un altro grande popolo era scomparso nelle nebbie del passato.

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Pitture rupestri del Tassili.Dal gigantesco dio dei marziani ad Antinea.


Nel cuore del Sahara, intorno al massiccio montuoso centrale dell’Hoggar, si elevano grandi altopiani detti “Tassili”, una parola tamascek (la lingua dei Tuareg) che significa “fiumi”. In un passato immemorabile, il Sahara era umido e traversato da numerosi fiumi che scendevano dagli altopiani. Oggi, il viaggiatore che si avventura sui Tassili vede ancora i canyon tracciati dalla forza delle acque, gli antichi letti dei fiumi, può immaginare le cascate che si abbattevano lungo i salti di roccia: ma tutto è ormai silenzioso, asciutto, immobile. L’antica erosione delle acque ha foggiato le rocce tenere degli altopiani, scisti e arenarie, in forme fantastiche: pinnacoli, grotte,  tetti,  cavità, scalinate,  canali, ciclopiche  canne  d’organo  in pietra.  Quando  un acquazzone  si   rovescia sul  Sahara, le acque  tornano a incanalarsi nei vecchi alvei, ruscellano lungo le pareti scolpite dall’erosione, e i Tassili diventano, per breve tempo, un mondo d’acqua in movimento. Il Tassili che prende nome dalla tribù Tuareg degli Adjer si eleva nelle vicinanze dell’oasi di Djanet. È uno degli altopiani più vasti e suggestivi. Nell’ombrosa gola di Tamrit, uno “uadi” (antico alveo di fiume) raccoglie e conserva preziosa acqua piovana nelle sue pozze rocciose, permettendo la sopravvivenza di un gruppo di solenni e verdi cipressi dai tronchi enormi e dai rami contorti, d’età più che millenaria. I cipressi di Tamrit sono ormai soltanto una quindicina. 

  Donne ornate

La vera meraviglia che impreziosisce il Tassili sono gli affreschi preistorici, dipinti tra i diecimila e i quattromila anni fa, raffigurano animali ormai scomparsi nel Sahara, scene di caccia e d’amore, dèi dalla testa d’uccello come quelli egizi, carri come quelli dei romani, persino enigmatiche figure dalle teste tonde simili a caschi spaziali che hanno fatto parlare di Atlantidei ed extraterrestri: la più ampia, suggestiva e misteriosa galleria d’arte a cielo aperto del mondo

Le tensioni etniche che hanno fatto sospendere la Parigi/Dakar  hanno fermato anche  la maggior parte, se non  tutti ,i turisti che viaggiavano verso il magico mondo delle pitture rupestri del Tassili, anche perchè le assicurazioni non sono disposte a coprire questo tipo di mete . Così nel momento in cui il mondo cominciava a svegliarsi rispetto alla magica realtà di questi dipinti, la  politica internazionale ha posto le pitture rupestri preistoriche quasi off-limits. Nonostante tutto ciò, è vero che le pitture rupestri del Tassili possono essere visitate, ma le poche persone che hanno scritto su queste stupende opere preistoriche hanno attinto dal pionieristico lavoro di Henri Lhote(1903-1991) e il suo team.

 Pitture rupestri

Lhote dichiarò che la zona del Tassilli è il più ricco serbatoio di arte preistorica di tutto il mondo. Ha scritto una serie di libri, il più noto dei quali è “La ricerca degli affreschi del Tassili. Le pitture rupestri del Sahara” che è un reconto delle difficoltà incontrate nel tentativo di scoprire e catalogare tutti i disegni e le  pitture rupestri che erano sparse sulle roccie  dei vari angoli del Tassili.
Lhote stesso si è basato sul lavoro del tenente Brenans  dei “meharisti” (truppe cammellate), che è stato uno dei primi ad avventurarsi in profondità nel canyon del Tassili nel 1933, quando  s’inoltrò in esplorazione nella zona  degli Adjer, .Primo europeo a entrare in quel territorio, notò strane figure che risaltavano sulle pareti rocciose. Vide elefanti camminare insieme con le loro probosciti che sollevavano tronchi , un minaccioso rinoceronte  guardare con il corno rivolto verso di loro , giraffe con il collo teso, come se stassero mangiando cime di alberi. Oggi, l’area è un desolato deserto. Questi dipinti  rappresentano un’epoca ormai remota, quando il Sahara era una savana fertile, ricca di fauna selvatica e l’uomo viveva qui.

Bianca signora
Dopo la guerra, Brenans, in collaborazione con il mentore Lhote Abbé Breuil,  uno studioso di pitture rupestri del Paleolitico nella Francia meridionale, organizzarono una missione di studio e la mappatura delle pitture rupestri del Tassili .
Le condizioni del Tassili sono molto “dell’altro mondo”,ma si potrebbe obiettare che è  “dell’altro mondo” il paesaggio, che alcuni hanno effettivamente descritto come un “paesaggio lunare”.

 Il grande dio

Alieno sembra anche  un primo impatto con alcuni dei  dipinti. Lhote stesso ne descrive qualcuno come “volto marziano”. Lhote usa un termine che aveva sentito in televisione in un documentario di fantascienza, in cui un extraterrestre era simile alla figura sulla roccia. E’ il termine che più tardi sarà utilizzato da Erich von Däniken con la sua voglia di speculare sul fatto che alcuni disegni  sembravano  effettivamente raffigurazioni di visitatori extraterrestri.
I “marziani” sono quelli che più scientificamente Lhote etichettò come ” popolo delle teste rotonde”,. Ciò che Terence McKenna ritiene è che siano stati “dell’altro mondo”, non nel senso di extraterrestri, ma proprio nel senso di un’altra dimensione. La sua opinione è che  un certo numero di opere di arte rupestre  evidenzia la prove dell’esistenza di una la religione ormai perduta che si basava sull’uso di funghi allucinogeni. Ha notato disegni dove sembrano crescere  funghi in tutto il corpo dei personaggi, come a Matalen-Amazar e a Ti-n-Tazarift. In altri compaiono nelle loro mani, e  altri ancora  sono addirittura  ibridi di uomo e di funghi.

 

Egli ha osservato che nella rappresentazione dello  sciamano c’è sempre una maschera  sul volto e questi stringe funghi con le mani . Il fatto che questi erano sciamani è provato dalla presenza di maschere, uno strumento spesso indossato da quest’ultimi  durante le cerimonie religiose. Se qualcuno ancora non era convinto che queste persone erano “fuori delle loro menti” per dipingere le scene, McKenna ha messo in risalto  la struttura geometrica che circondava lo sciamano, che per lui e gli altri esperti è stata la prova definitiva dello stato di trance in cui erano entrati gli esecutori  della pittura .

 Il grande dio “marziano”

Sebbene McKenna fu quello che divulgò i dipinti, ciò che ha scritto era, in gran parte, in linea con ciò che aveva pensato Lhote stesso. Egli era convinto che l’arte era stata ispirata dalla magia e che tutto derivava da credenze religiose.Confrontò L’arte rupestre del Tassili con gli artisti che dipinsero all’interno delle grotte francesi e ,decenni dopo la morte di Lhote, furono  pubblicati studi , come quelli di David Lewis-Williams, che mettevano in evidenza ,anche per questi,il loro contesto sciamanico.
Altri ricercatori, in particolare Wim Zitman, hanno individuato una  connotazione astronomica ai diversi disegni.

 Personaggi volanti (con “astronave”)

  Sciamano

Zitman concentra la sua attenzione in particolare sul cosiddetto “nuotatore”, dipinto a Ti-n-Tazarift, e sostiene che questo è in realtà la rappresentazione di una costellazione, sostiene inoltre che ci sia  una connessione tra le pitture rupestri del Tassili e l’origine della civiltà egiziana, domandandosi se lo sciamano del Tassili non potesse essere stato il “Seguace di Horus”  oggetto di tante speculazioni  di Robert Bauval e Graham Hancock. Piuttosto che dalla mitica Atlantide la civiltà Egizia non potrebbe provenire più semplicemente da una regione a sud-est delle montagne, vale a dire il Tassili?

 “Uomo” volante
Ancora una volta la dimostrazione che poco o nulla conosciamo del nostro passato remoto.Possiamo fare solo congetture più o meno dimostrabili o credibili,ma nulla può essere certo e inconfutabile.
 Antinea

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Il pozzo di Oak Island


Ci possiamo solo chiedere che cosa sarebbe accaduto se il giovane Daniel McGinnis avesse scelto di andare ad esplorare qualche altra zona in quel fatidico giorno, nell’estate del 1795. Se lo avesse fatto, forse, nessun altro avrebbe camminato nei boschi all’estremità orientale di Oak Island per i  214 anni a venire. Nella foresta,  una depressione nel terreno di 4 metri forse non sarebbe mai stata notata, molto probabilmente rami frondosi avrebbero  oscurato il vecchio blocco che faceva da tappo al di sopra della buca. Senza queste indicazioni, non ci sarebbe stato nulla ad evidenziare che quello era un lavoro dell’uomo e, di conseguenza,non sarebba iniziata quella caccia al tesoro che,in più di 200 anni, è costata diverse fortune e molte vite.
Ma McGinnis vide la strana composizione , la depressione ed aggredì il blocco. Visioni del tesoro del pirata  riempirono la sua testa; tornò con due amici, John Smith, 19 anni, e Anthony Vaughan, 16 anni  e insieme, con pale e picconi,  iniziarono forse la più famosa caccia al tesoro dei tempi moderni.
Indubbiamente, i tre  pensarono che erano sul punto di scoprire il tesoro del capitano William Kidd. Storie riguardanti il fatto che il capitano avesse sepolto il suo tesoro  su un’isola  “ad est di Boston”  circolavano già nel 1600. La leggenda narra che un marinaio morente nelle Colonie della Nuova Inghilterra  confessò di aver fatto  parte del famoso  equipaggio di Kidd, ma non   nominò mai  una posizione esatta del bottino nascosto.

L’isola di McGinnis è a forma di arachide ed è circa 1200metri di lunghezza per 1000 metri di larghezza.  Smith e Vaughan  abitavano in una delle 300 piccole isole nella  Mahone Bay, Nova Scozia, Canada.
Dopo aver tagliato  i piccoli alberi per lavorare meglio, i tre giovani iniziarono a scavare la depressione. Dopo 60 cm colpirono un piano di pietre. Tolte queste scorsero il pozzo vero e proprio,le cui  pareti  erano state segnate dai colpi di piccone, una ulteriore prova che questa struttura era realizzata dall’uomo.
A 3 metri di livello sentirono rumore di legno e furono sicuri di aver urtato  lo scrigno del tesoro, ma si resero rapidamente conto che avevano trovato una piattaforma di tronchi di quercia affondati verticalmente. . Continuando a scavare, raggiunsero la profondità di 8 metri. A tale profondità decisero che non potevano continuare senza  aiuto e senza migliorare l’organizzazione del lavoro. Di una cosa  i tre erano certi… qualcosa ci doveva essere in fondo a quella maledetta buca, nessuno si sarebbe preso  la briga di scavare un pozzo profondo oltre 8 metri a meno che non avesse avuto qualcosa di molto prezioso da nascondere.
Non molto  fu  fatto per risolvere il mistero della buca fino al 1802 circa. Molte storie riguardano i tre amici in quegli anni, sembra probabile,però, che abbiano trascorso il tempo alla ricerca di un finanziatore che  fornisse assistenza per una ricerca più professionale. Simeone Lynds visitò il luogo e ,colpito dalla storia, formò una società per sostenere lo scavo.
Il lavoro fu avviato nell’estate del 1803. Dopo la pulizia del vecchio pozzo, la squadra iniziò a scavare verso il basso. La storia dice che colpirono un altra  piattaforma di quercia a 30 metri sotto la superficie.Continuando a scavare continuarono a trovare qualcosa ogni 3 metri: carbone, stucco, pietre e più piattaforme . Infine, a 25 o 28 metri di livello,  seconda una delle tante storie riportate ,fu rinvenuta  una tavola do pietra, di tre metri di lunghezza per 50 cm di larghezza, con strane lettere e cifre intagliate. A 30 metri di profondità, il pavimento della buca cominciò a trasformarsi in fango morbido. Prima della fine della giornata  gli scavatori sondarono  il fondo del vano con pali con la  speranza di trovare qualcosa e in effetti colpirono una barriera alla distanza della pertica. Il gruppo immaginò di aver finalmente raggiunto il tesoro e se ne andò a letto con la convinzione che l’indomani sarebbe stata una giornata fortunata.
Ritornando il giorno dopo, la squadra restò allibita…:  durante la notte l’acqua aveva riempito la buca con 20 metri di acqua. Tentare lo svuotamento fu  inutile. Non appena l’acqua era tolta dalla buca, scorreva veloce a riprendere il suo posto. Si tentò di scavare un pozzo vicino per raggiungere il tesoro attraverso  un tunnel parallelo che arrivasse sotto la buca allagata, ma anche quello fu invaso dall’acqua appena il tunnel si avvicinò al suo obiettivo.

Non fu fatto nessun altro tentativo di trovare il tesoro fino al 1849. Una nuova società fu costituita per finanziare lo scavo. Questo gruppo non ebbe molto successo,  si verificarono gli stessi problemi del 1802.Furono però avvantaggiati dall’utilizzo  di un trapano per sondare ciò che c’era al di sotto del piano della buca . Una piattaforma fu  costruita  appena al di sopra del livello di acqua e il trapano fu gestito da lì. Il trapano praticò un foro attraverso livelli che parevano di quercia, abete rosso e creta. Fu recuperato un campione di ciò che sembrava essere un pezzetto di un catenina d’oro.
Mentre si stava effettuando la  perforazione , qualcuno notò che l’acqua nella buca era salata e calava con la marea. Ciò portò all’ipotesi che i costruttori del pozzo avessero concepito un abile trappola, progettata per alluvionare la buca con l’acqua, se qualcuno si fosse avvicinato  troppo al tesoro.
L’esistenza della trappola  è stata confermata dalla scoperta che la spiaggia di Smith’s Cove, situata a circa 500 metri di distanza dalla buca, è artificiale. L’esame ha dimostrato che l’originale  creta della baia era stata scavata via e al suo posto sono state messe pietre rotonde di spiaggia, coperte da quattro o cinque pollici di  erba secca, coperta poi con  fibra di cocco per lo spessore di due pollici e, infine, la sabbia della spiaggia. In fondo a tutto questo sono state trovati cinque scarichi di fognature che, da qualche parte della costa,si fondevano in un unico tunnel che copriva la distanza tra la spiaggia e la buca. Il sistema è stato progettato in modo tale che la fibra di cocco e l’ erba secca garantissero un operazione di filtraggio cosicchè gli scarichi non  sarebbero stati  intasati dalla sabbia o dalla ghiaia della spiaggia. Aveva funzionato bene.Si tentò allora di costruire una paratoia che bloccasse lo scorrimento sotterraneo dell’acqua ,ma, dopo infruttuosi tentativi ,anche questa volta, il pozzo del tesoro fu abbandonato.

Il  tentativo seguente è datato 1861  ed è costato la prima vita umana prima. I ricercatori  cercarono di togliere l’acqua dal pozzo  usando pompe azionate da un motore a vapore .  Lo scoppio di una caldaia fu fatale ad un lavoratore ustionato a morte, mentre molti altri furono feriti. Altre vittime sono state evitate, quando una parete,probabilmente per una cattiva armatura della  fossa, indebolita anche dai tentativi di arrivare al tesoro scavando fino sotto di altri alberi, è crollata. Se vi fossero stati scrigni del tesoro, inevitabilmente sono stati trasportati molto più in  profondità dopo questo incidente. In questo periodo degli  scavi si riuscì a scoprire dove le inondazioni del tunnel  entravano , ma non fu trovato  alcun modo per far cessare l’ingresso dell’acqua. Nel 1864 le ricerche furono sospese per mancanza di fondi.
Nel 1866, 1893, 1909, 1931 e 1936 sono stati avviati ulteriori scavi. Sono stati utilizzati anche metodi estremi, compreso l’utilizzo della dinamite  per bloccare l’inondazione della galleria, la costruzione di una diga per arginare l’acqua di Smith’s Cove, e il ricorso a una gru con un secchio di scavo.Con nessuno di questi approcci è stata recuperata una sola moneta, mentre ai finanziatori questi sforzi sono costati una piccola fortuna  e a un lavoratore la sua vita. Uno di questi tentativi ha prodotto il risultato di bloccare l’inondazione della galleria da Smith’s Cove, solo per scoprire che entrava  acqua anche dalla  direzione opposta, attraverso un canale sotterraneo naturale o fabbricato dall’uomo arrivando anche dalla sponda meridionale.. Nel 1959 Robert Restall, ex motociclista , ha raccolto la sfida del pozzo con l’aiuto di suo  figlio diciottenne e 2 aiutanti.In quel periodo la buca era relativamente asciutta ,ma quando si sono calati sono rimasti intossicati dal monossido di carbonio. Quel giorno il mistero di Oak Islannd ha preteso il tributo di 4 vite

Nel 1965 Robert Dunfield ha cercato di applicare i moderni metodi di estrazione a cielo aperto per la caccia al tesoro. Utilizzando  una gru da  70-tonnellate ha scavato  vicino al sito originale una buca profonda 140 metri con 100 metri di diametro. Il terreno rimosso  è stato attentamente vagliato per trovare qualsiasi traccia del tesoro, ma sono stati trovati solo pochi frammenti di stoviglie in porcellana . Le forti piogge hanno fatto trascinare  il lavoro per mesi fino a che anche Dunfield ha finito i soldi. Il pozzo, e il suo misterioso costruttore, avevano vinto di nuovo.
Nel 1970  è stata costituita la Triton Alliance per proseguire la ricerca per il tesoro. Battaglie legali tra i proprietari delle diverse porzioni di isola ha portato a scarsi progressi. Un certo numero di fori sono stati fatti nel tentativo di trovare il tesoro e capire meglio la natura geologica di tutta l’isola, ma non  è stato recuperato il fantomatico oro. Molte caverne, ritenute  naturali, sono state trovate sotto l’isola. Una videocamera è stata calata  attraverso un foro in uno   spazio vicino al pozzo ed ha registrato un immagine che sembrava un petto e una mano umana a livello del polso. La qualità delle immagini era così scarsa, però, che era impossibile l’identificazione certa.

Nel 1995 la Triton ha proposto  al Woods Hole Oceanographic Institute di indagare sull’isola  e rendere,così, un parere in merito alla possibilità che vi sia qualcosa di prezioso in fondo alla buca.  La loro relazione in risposta è riservata,ma le persone che l’hanno vista possono solo dire che le sue conclusioni sono “non scoraggianti”. Attualmente un po ‘di lavoro è stato fatto per risistemare l’isola, e le controversie tra i proprietari della Triton sono stati risolti.Il mistero del pozzo di Oak Island resta però lontano da ogni soluzione.

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Alieni e vasi di fiori

Mastaba di Ptah-hotep (circa 2400 a.C.)
Saqqara, Egitto
Quasi a metà strada tra il complesso di Djoser e il Serapeo si trova la duplice mastaba di Akhet-hotep e Ptah-hotep, ispettori dei sacerdoti delle piramidi di Abusir durante tre regni della IV e V dinastia.

La parte riservata a Ptah-hotep è più modesta di quella del padre, ma rivaleggia con questa per le decorazioni dei vani a lui riservati dove si trovano scene di portatori d’offerta, di presentazioni di animali, di mietitura, di caccia con la rete, di costruzione di barche di papiro e scene di vita del defunto.
Nella cappella di Ptah-hotep si ammirano rilievi che raccontano la sua vita nella raffinatezza della sua abitazione ( mentre fa toeletta assiste ad un concerto ), durante banchetti o sacrifici, durante l’esercizio della caccia.
Egli è raffigurato seduto davanti alla tavola delle offerte mentre tende la mano destra verso la mensa a prendere possesso dell’offerta concessagli per privilegio reale e con la sinistra porta alla labbra un bicchiere.


Le offerte sono rappresentante in file sovrapposte sulle tavola secondo la proiezione ortogonale tipica della prospettiva egizia.

Nel complesso quelli di questa mastaba sono fra i più bei rilievi dell’ Antico Egitto conservati a Saqqara.
Inoltre, in un angolo della parete est della cappella appaiono, per la prima volta nell’iconografia egizia, la figura e il nome dell’artista che probabilmente ha diretto i lavori di decorazione.Ma c’è un mistero che aleggia in questa mastaba e in questo caso non abbiamo a che fare con presunti UFO come quelli nei quadri e negli affreschi del rinascimento, ma abbiamo presenze ben più ambigue che si trovano pubblicate in molti siti web:

 

Qui infatti non si parla  di dischi volanti, ma di un vero e proprio alieno, che sarebbe raffigurato in bassorilievo. Ecco cosa si legge in alcune pagine web: “Extraterrestrial Images on the Step Pyramid Saqqara”
“We were flabbergasted to say the least when we took a closer look at this image and could make out an ‘alien grey’ in the bottom of the picture! Does this prove that the building and placement of the Pyramids were aided by alien intelligence? (…) The implications of the discovery of this ancient stone picture that includes the alien are absolutely huge! and could be one of the most important clues to alien intervention into our ancient history ever made! We have included an enlargement of ‘The Grey’. This picture could explain why the Egyptians appeared to be so technically advanced, and how they were able to build the Pyramids with such precision.”
Purtroppo, per chi si entusiasma tanto per la scoperta del ritratto di un “Grigio”? in una tomba egizia, la brutta notizia è che quello non è un alieno. Infatti in un libro illustrato intitolato “All of Egypt” (Bonechi ed.) troviamo un particolare molto più chiaro e dettagliato dello stesso rilievo dipinto:

 

Si tratta di un vaso che contiene una pianta particolare che veniva offerta agli dei assieme a frutta e animali. Anche in altri punti della mastaba di Ptah-hotep troviamo raffigurata la stessa pianta. Un portatore ha addirittura in mano un piccolo vaso della stessa forma dell’ “alieno”:

Altri vasi, simili a quello scambiato per un alieno, si possono vedere nei dipinti che raffigurano il banchetto rituale offerto agli dei in molte altre tombe egizie.


Quindi nessun mistero nell’affresco dipinto nella mastaba di Ptah-hotep, a Saqqara non ci sono alieni “grigi” con minacciosi occhi a mandorla. La foto pubblicata in tante pagine web raffigura,come si è visto, l’offerta di doni per il banchetto degli dei. In particolare gli occhi del presunto “alieno” non sono altro che le foglie di una pianta che escono da un vaso.Ci sono già molti misteri irrisolti,molte cose fuori posto nella storia dell’uomo,senza bisogno di creare falsi ooparts alimentando così lo scetticismo acritico, che ha lo stesso valore della credulità assoluta.Prima di bere guardiamo cosa c’à nel bicchiere e, comunque, è meglio non buttare giù tutto di un fiato, ma assaporare lentamente per capire cosa ci stanno offrendo.L’antico Egitto è di per se un “mistero” che deve essere completamente svelato e che ,probabilmente,resterà nascosto nelle nebbie di un passato ormai troppo remoto.

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La Sfinge


La sfinge si può considerare,secondo alcuni studiosi, un gigantesco oopart. La più grande scultura monumentale nel mondo antico,  è scolpita su un unico crinale di pietra di 73 metri di lunghezza e 20 metri di altezza. La testa, che ha una struttura nettamente diversa dal corpo  è  interessata da  fenomeni di erosione meno gravi ed è ricavata in uno sperone di pietra dura. Per formare il corpo inferiore della Sfinge, enormi blocchi di pietra sono stati estratti dalla base della roccia ( questi blocchi sono stati poi utilizzati nel nucleo della muratura dei templi  a sud della Sfinge). Mentre qualche testardo egittologo ancora sostiene che la Sfinge è stata costruita durante la 4° Dinastia dal Faraone Chephren (Khafre), un cumulo di prove, sia archeologiche e geologiche, indicano che la Sfinge è di gran lunga più antica della 4 ° dinastia, ed è stata solo restaurata da Chephren durante il suo regno. Non vi sono indicazioni sulla Sfinge, o su uno dei templi  ad essa collegati, in grado di offrire la prova della costruzione ad opera di Chepren, ma la cosiddetta  “Stele dell’inventario” (scoperta sul pianoro di Giza nel 19 ° secolo), dice che il faraone Cheope ,  predecessore di Chepren ,  ordinò di costruire un tempio  accanto alla Sfinge, il che significa ovviamente che  era già lì, e quindi non avrebbe potuto essere costruita da Chephren in un secondo tempo.

Una età più antica della Sfinge è stata suggerita da René Adolphe  Schwaller de Lubicz , basata su considerazioni geologiche. Schwaller de Lubicz ha osservato, e geologi come Robert Schoch, professore di Geologia presso la Boston University lo hanno confermato, che l’estrema erosione sul corpo della Sfinge non poteva essere il risultato di vento e sabbia, come è stato universalmente ipotizzato, ma piuttosto è il risultato dello scorrimento dell’acqua. Geologi concordano sul fatto che in un lontano passato, l’Egitto è stato sottoposto a gravi inondazioni.

L’erosione del vento, poi ,non può aver avuto  luogo quando il corpo della Sfinge era  coperto dalla sabbia, e  questa è la condizione in cui si è trovata per la quasi totalità degli ultimi cinquemila anni – dal momento che la presunta data della sua costruzione sarebbe quella della 4a Dinastia. Inoltre, se le tempeste di sabbia avessero causato una profonda erosione della Sfinge, sarebbe logico  trovare la prova di tale erosione anche su altri monumenti egiziani costruiti con materiali simili ed esposti al vento per un analogo periodo di tempo. Ma il fatto è che, anche sulle strutture che hanno avuto più di esposizione alle tempeste di sabbia, vi sono effetti minimi di erosione,  sono state poco più che lucidate .

Ulteriori elementi di prova della grande età della Sfinge potrebbe essere indicato dal significato astronomico della sua forma che è quella di un leone. Circa ogni duemila anni (2160 per essere precisi),  a causa della precessione degli equinozi(il movimento della Terra che fa cambiare in modo lento ma continuo l’orientamento del suo asse di rotazione rispetto alla sfera ideale delle stelle fisse), il sole sorge su una diversa costellazione. Negli ultimi duemila anni,  è stato nella costellazione dei Pesci, simbolo dell’ età cristiana. Prima  dei Pesci, è stato nell’ Ariete , e prima ancora nel Toro. È interessante notare che, durante il primo e il secondo millennio aC, circa nell’età dell’ Ariete,  questa immagine era ben presente nell’iconografia Dinastica, mentre durante l’Età del Toro il  suo culto salì nella Creta di Minosse.

Forse i costruttori della Sfinge hanno  utilizzato nella progettazione anche un simbolismo astrologico per la loro scultura monumentale. Le conclusioni geologiche di cui sopra  indicano che la Sfinge sembra essere stata scolpito  prima del 10.000 aC, e questo periodo coincide infatti con l’Età del Leone, che durò dal 10970 al 8810 aC.


Ulteriore sostegno a favore di questa grande antichità della sfinge proviene da una  sorprendente correlazione cielo/terra dimostrata da sofisticati programmi per computer come Skyglobe 3.6. Questi programmi per computer sono in grado di generare immagini precise di qualsiasi parte del cielo notturno visto da diversi luoghi della terra, in qualsiasi momento, in un lontano passato o futuro. Graham Hancock spiega in Heaven’s Mirror che “le simulazioni al computer mostrano che nel 10500 aC la costellazione del Leone avrebbe ospitato il sole nell’equinozio di primavera – vale a dire un ora prima dell’alba;  Ciò significa che la  Sfinge,quella mattina, avrebbe guardato direttamente  verso  una costellazione nel cielo che si può ragionevolmente  considerare  la propria controparte celeste “.

La discussione che anima la scultura monumentale della Sfinge riguarda il fatto che questa  non può essere stata presente in un momento in cui (secondo la teoria  archeologica prevalente) non c’erano  civiltà sulla terra e l’uomo non  era ancora sviluppato al di là della condizione di  cacciatore-raccoglitore . La questione è talmente radicale che sono comprensibili le reticenze accademiche  nel riconoscere questa ipotesi.

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Stupende sintesi chiamate fotografie.

Membri della gloriosa Magnum Photo.Francia,Parigi di Werner Bichof

Giappone, Hiroshima. Ancora Bichof :bambini attendono l’arrivo dell’imperatore Hiro Hito

Nicaragua, Managua. Dissidenti politici dopo l’omicidio di Somoza opera di Cornell Capa

Di nuovo Cornell Capa per dimostrarci che i tempi cambiano ,ma la gente no..stesso entusiasmo!Stati Uniti, California. Le presidenziale di John F. Kennedy.

Per finire il magico Cartier-Bresson con una fotografia del 1959 scattata a Parigi,senza titolo, che coglie, però, l’attimo:

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UFO sul passato

Non è una prerogativa dei tempi odierni dilettarsi sull’esistenza o meno di esseri alieni alla Terra che ,saltuariamente,vengono a vedere come ce la caviamo.Già nel passato pittori medioevali,giapponesi,cinesi,indiani hanno rappresentato oggetti volanti non identificati nelle loro opere,talvolta come testimonianze di avvenimenti portentosi,altre volte sottointendendo alla provenienza celeste delle divinità.Vi propongo una carrellata di opere prese qua e là dove troviamo “dischi volanti” “palle di fuoco” “Sfere luminose” ecc.Buon divertimento! 

 Una vecchia illustrazione cinese  evidenzia un’antica conoscenza della macchine volanti. Il testo Mandarino si può tradurre in ” Queste due persone vogliono fare un viaggio, con un carro verso verso il “vento dell’ovest”. Dopo 1000 miglia incontrano il “vento dell’est” e poi decidono di ritornare.

Illustrazione dal libro “Ume No Chiri (Dust of Apricot)” pubblicato nel 1803. Una nave straniera ed il suo equipaggio testimoni a Haratonohama in Hitachi no Kuni (Ibaragi Prefecture), Giappone .

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L’illustrazione è un avvistamento di una“palla di fuoco” vicino a Nankino in China il 28 settembre 1890.Fu disegnato da Wu You-run, un pittore anche lui  testimone di questo avvistamento. C’erano più di cento testimoni. Era descritto come somigliante ad un uovo ma non brillante. Si muoveva lentamente da est. L’immagine descrive i testimoni che osservano l’oggetto sul ponte di Shu Que. Ed un vecchio disse “ quando la palla apparve io udii un suono molto basso come un uomo che correva” .

Questa è un’illustrazione che rappresenta l’avvistamento di una “ruota di fuoco” nell’anno 900 sul Giappone

 

Questa immagine di due crociati è tratta da un manoscritto del XII° secolo” Annales Laurissenses” ( libri di eventi storici e religiosi) e si riferisce ad un “oggetto volante” avvistato nell’anno 776, durante l’assedio del Castello di Sigiburg, in Francia. I Sassoni circondarono e assediarono i francesi. Essi stavano combattendo quando improvvisamente un gruppo di dischi (scudi fiammeggianti) volando apparvero sopra il tetto della chiesa. Ai Sassoni ciò apparve, come se i francesi fossero protetti da questi oggetti, e quindi fuggirono ritirandosi.

Tante Ruote!, Questa immagine mostra l’avvistamento di un UFO su Amburgo, Germania il 4 Novembre 1697. Gli oggetti erano descritti come “Ruote Incandescenti”.

Questa è un’illustrazione dell’avvistamento che accadde nella città francese di Angers nell’anno 842.

 

A fianco:Questa immagine proviene dal libro francese “Le Livre Des Bonnes Moeurs” di Jacques Legrand. Questo libro si può trovare nel Chantilly Condè’s Museum rif 1338, 297 part 15 B 8. Alcuni dicono che la sfera è una Mongolfiera, ma non c’erano mongolfiere in Francia nel 1338..

 

Sulla sinistra : questa immagine del XV° secolo proviene da Kiev.In esso si vede Gesù su di un mezzo che sembra un razzo.

 

A fianco: questa immagine proviene da un libro intitolato Prodigiorum Ac Ostentorum Chronicon di Conrad Lycosthenes (1518-1561). Rappresenta l’avvistamento di un “Oggetto” in Arabia nel 1479. Il libro è conservato nell’ Australian Museum Research Library.

 

L’illustrazione descrive un avvistamento avvenuto alle 21:45 del 18 agosto 1783 quando 4 testimoni sul terrazzo del Windsor Castle, osservarono un oggetto luminoso nei cieli dell’ Home Counties of England. L’avvistamento fu ricordato l’anno seguente nel “Philosophical Transactions of the Royal Society”. Secondo questo rapporto, i testimoni osservarono, una nuvola oblunga che si muoveva più o meno parallela all’orizzonte. Sotto questa nuvola si poteva osservare un oggetto luminoso, pressappoco sferico, brillante, che si fermò; questa strana sfera sembrava essere all’inizio di un colore blu pallido, ma poi la sua luminosità si incrementò e si diresse verso est. Poi l’oggetto cambiò direzione e si mosse parallelo all’orizzonte prima di scomparire a sud-est; la luce che emanava era prodigiosa; illuminava ogni cosa sul terreno. L’immagine era registrata da Thomas Sandby ( un fondatore della Royal Academy) e suo fratello Paul, entrambi testimoni di quest’evento.

A sinistra: In questo dipinto di Masolino Da Panicale (1383-1440), intitolato “Il Miracolo della Neve”conservato nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze, sono rappresentati Gesù e Maria su qualcosa che appaiono come nubi lenticolari.

 

Questa è una illustrazione rinascimentale di un “Oggetto” avvistato a Roma e descritta in un libro “Prodigiorum liber” dello storico romano Julio Obsequens – ” Qualcosa che assomiglia ad una sorta di arma, o missile, si alzò con grande rumore dalla terra, e volò in alto nel cielo”.

 

Questa immagine è un avvistamento che avvenne a Norimberga il 14 aprile 1561. Apparve in una locale incisone scolpita da Hans Glasser. I globi, croci e tubi cominciarono a a combattere l’uno contro l’altro,e questo andò avanti per un’ora. Poi tutti cadderò a terra,estinguendosi come un fuoco, che lentamente si spegne producendo un po’ di vapore. In seguito fu visto un’ oggetto simile ad una lancia nera, e tutto l’evento fu preso come un’ avvertimento divino. Conservato alla Wickiana Collection, Zurich Central Library.

Questo è un arazzo chiamato “Il trionfo dell’estate” e fu creato a Bruges nel 1538. Ora è ospitato nel Bayerisches National Museum. Si può chiaramente vedere diversi oggetti che assomigliano a dischi nell’alto dell’arazzo. Qualcuno ha speculato che siano isole, se così fosse, queste isole starebbero fluttuando nel cielo.

Questo dipinto è intitolato “La Madonna con San Giovannino” fu dipinto nel XV° secolo, da un artista sconosciuto della scuola del Lippi, ed è conservato in Palazzo Vecchio. Un oggetto identificabile con un disco è in alto sulla destra di Maria. Nell’ingrandimento di questa sezione si vede chiaramente un uomo ed il suo cane che stanno guardando l’oggetto volante.

Questo arazzo è intitolato “The Magnificat: è il primo di due arazzi che furono fatti nel XV° secolo. Entrambi rappresentano la vita di Maria. Oggetti modellati come cappelli si possono chiaramente vedere in entrambi gli arazzi. Ambedue sono conservati nella basilica francese di Notre-Dame in Beaune, Burgandy.

L’immagine a sinistra rappresenta un affresco intitolato ” La Crocefissione” e fu dipinto nel 1350. Due oggetti con con all’interno figure, si possono vedere negli angoli in alto sia a destra che a sinistra dell’affresco, questo è situato sopra l’altare nel Visoki Decani Monestary in Kosovo.

 

Questo è un dipinto su legno che rappresenta Mosè (provvisto di piccole antenne)che riceve le tavole, ci sono vari oggetti nel cielo. l’artista e la data di esecuzione sono sconosciuti.

Il dipinto del 1600 è di Bonaventura Salimbeni, intitolato “ Glorificazione dell’Eucarestia”.Il congegno assomiglia al satellite Sputnik. Esso è contenuto enlla chiesa diSan Lorenzo in San Pietro a Montalcino. E’ considerato come la rappresentazione stilizzata della Terra , ma che strane antenne.

Questo affresco del XVII° secolo è situato nella Svetishoveli Cathedral in Mtskheta, Georgia. Ci fa vedere due oggetti che assomigliano a piatti con lingue di fuoco,ai lati del Cristo.

Questo dipinto è di Carlo Crivelli (1430-1495) è chiamato “L’Annunciazione” (1486) ed è appeso nella National Gallery, Londra. Un oggetto modellato come un disco,e un brillante raggio di luce esce dalla corona sopra la testa di Mary, raggiungendo in aria l’oggetto dipinto.

 

Questa immagine del X° secolo è tratta dal “Prajnaparamita Sutra” traduzione Tibetana di un testo Sanscrito, conservata in un museo giapponese. Nell’ingrandimento si possono vedere due oggetti che somigliano a cappelli, ma perchè stanno fluttuando a mezz’aria? ed uno di essi sembra avere porte rotonde.Avete già visto quest’immagine nel post “Vimana”

 

Questo dipinto è di Paolo Uccello (1396-1475) , si intitola ” La Tebaide” (dipinto circa tra il 1460-1465). La fotografia ingrandita, mostra sulla destra vicino a Gesù uno strano “disco rosso”.Il dipinto è in mostra all’Accademia di Firenze

 

1660. L’illustrazione descrive, l’avvistamento fatto da due navi francesi nel Mare del Nord di un oggetto che si muoveva lentamente nel cielo. Essa sembra essere fatto da due dischi di differente grandezza. Il resoconto di questo evento è fatto in un libro intitolato “Theatrum Orbis Terrarum” di Admiral Blaeu.

Questa incisione di Samuel Coccius, illustra l’avvistamento di un’oggetto simile ad un UFO sopra Basilea, Svizzera nel 1566. “Grandi globi neri” apparvero nei cieli. Questa è conservata nella Wickiana Collection, Zurich Central Library.

Questa è una medaglia francese di cui non si conosce l’autore apparentemente commemorativa, di un oggetto UFO simile ad una ruota avvistato nel 1680.

L’immagine è intitolata “L’assunzione della Vergine” di ANON. dipinto c.1490.Le nubi sono ancora lenticolari

 

“Il battesimo di Cristo “e quel disco cosa vuol significare?

Febbraio 1465. L’illustrazione estratta dal “Notabilia Temporum” di di Angelo de Tummulillis. Descrive una “trave di fuoco” vista nel cielo durante il regno di Enrico IV.

 

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