Woody Guthrie (1913-1967)

Questa terra è la mia terra
Vedevo uomini di tutte le razze sballottati nel vagone merci. Stavamo in piedi, o sdraiati, buttati qui e là, uno accanto all’altro, uno sopra l’altro. Sentivo l’odore acre e salato del sudore che inzuppava i miei calzoni e la mia camicia cachi, e i vestiti da lavoro, le tute, gli abiti sgualciti e sporchi degli altri. Avevo la bocca impastata da una specie di polvere grigiastra, quella stessa che copriva il pavimento, spessa un centimetro. Sembravamo una processione di cadaveri. Eravamo sfiniti dal caldo di settembre, stanchi, sudati, abbrutiti e imbestialiti: chi blaterava, chi bestemmiava, chi dava i numeri. Una parte stavamo in piedi gesticolando e urlando avvolti da una nuvola di polvere. Gli altri erano troppo deboli, malati, affamati o sbronzi per riuscire a reggersi in piedi.
(Traduzione: Cristina Bertea)

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